In otto mesi il complesso del valore di trenta milioni sequestrato e dissequestrato Ora infuria la polemica «Ho allertato la direzione generale tutela ambientale del mio ministero, ho chiesto ulteriori informazioni ai carabinieri del Noe: basta con la confusione, voglio sapere se quell'obbrobrio è davvero fornito di tutti i permessi. E, se sì, chi e perché abbia a suo tempo concesso le licenze e come siano veramente andate le cose. A proposito, bravo al sindaco che ha ordinato di abbattere almeno là dove era ancora possibile». Alfonso Pecoraro Scanio, ministro per l'Ambiente, interviene sul caso Green Domitia village, il mega-cantiere al chilometro 42 della strada statale, in territorio di Castelvolturno, prima sequestrato e poi (in buona parte) dissequestrato dalla magistratura. Alberghi, chiesa, piscine, centri commerciali, 170 residence per ospitare i futuri vacanzieri. Valore immobiliare: circa trenta milioni di euro. Tutto legale. Ma la polemica infuria. Quella cascata di cemento a pochi metri dalla riva del lago Patria, della strada statale e della immensa pineta già martoriata suscita dubbi, perplessità e dosi massicce di diffusa indignazione. «Legale ma ingiusto», lo ha definito il sindaco di Castelvolturno, Francesco Nuzzo, che è anche magistrato e giurista. Il sindaco ha aggiunto: «Non scherziamo: se fosse dipeso da me, in quel luogo non avrei consentito che si costruisse un bel nulla». Tutto è legale, stabiliscono i documenti. Però oggi a Castelvolturno si riunisce il comitato direttivo del Parco riserva regionale di Licola foce Volturno. Francesco Borrelli, assessore ai parchi per la provincia di Napoli, che ne fa parte, annuncia preoccupato: «Il caso Domitia village verrà posto al primo punto dell'ordine del giorno. Vogliamo accertare se a suo tempo siano stati chiesti al parco i permessi per costruire quel villaggio. Sono obbligatori, lo sancisce la legge, ma non risulta che sia giunta mai una richiesta in tal senso. Vogliamo chiedere ai proprietari tutta la documentazione necessaria per capire meglio». Anche Peppe Ruggiero, portavoce di Legambiente Campania, esprime il bisogno di maggior chiarezza: «Sembra che nel corso delle indagini siano svanite tutte le contestazioni ipotizzate dai magistrati al momento del sequestro del cantiere: se così è stato, è davvero un peccato. Ma se tutto è in regola al Domitia Village, chiediamoci se l'area aggredita abbia bisogno di quel tipo di sviluppo o di ben altro per risorgere». Legale sì. Ma la ferita brucia. «Oggi - fa sapere Gabriella Cundari, assessore regionale all'Ambiente - si riunisce la giunta allargata ai consiglieri della maggioranza: chiederò di accelerare l'approvazione in consiglio del piano territoriale regionale, già passato in giunta. Solo così sarà possibile impedire gli errori e gli orrori scaturiti in questi anni dai vari accordi di programma, norme di fabbricazione e quant'altro di inadeguato ha consentito di continuare a devastare il territorio». Nel frattempo, sul Domitia village la Regione che fa, si arrende? «Niente affatto - risponde la Cundari - il piano approvato solo in giunta fa comunque scattare le relative norme di salvaguardia: proveremo ad appellarci ad esse per chiedere al magistrato di fermare il cantiere». Tutto legale. Ma la battaglia continua. Per il ministro Pecoraro Scanio è però opportuno saper anche guardare oltre, fino al risanamento globale dell'intera area domiziana: «Penso a un impegno delle istituzioni nazionali e locali - dice - capaci di aggregare risorse, quelle per la bonifica, i fondi europei, quelli per il restauro ambientale. In tale ottica, non ci si dovrà rassegnare nemmeno di fronte al cemento legalizzato. Che potrà e dovrà essere abbattuto, se offende la vista e l'ambiente. Chi è napoletano ricorda la sopraelevata di corso Novara: non era illegale, però era orrenda. Alla fine, l'abbiamo buttata giù. Per la fascia domiziana penso a un intervento esteso, che chiami anche quegliimprenditori privati disposti a investire nel restauro e a non esaurirsi nell'eterna tentazione speculativa». Mai arrendersi, allora. «Mai. Però, il rilancio dell'area domiziana è possibile a patto che la si smetta davvero di cementificare. È diventata una delle zone meno balneabili d'Italia, eppure conserva aspetti bellissimi. Penso a un'idea che riunisca la fascia domiziana con la costra flegrea, in un unicum straordinario anche dal punto di vista archeologico ed eno-grastronomico. Utopie? No, vedrete che ce la faremo».