Stretto il rapporto tra territorio e cultura: non esiste territorio senza storia, territorio senza natura, senza pietre che lo caratterizzano, senza angoli, spazi chiusi e aperti che caratterizzano il paese e le città. Siti che spesse volte il cittadino, il turista vedono ma non apprezzano per abitudine o per mancanza d'indirizzo. Il territorio ibleo ad esempio ha naturalmente colline, montagne, mare, vegetazione mediterranea, una terra, gli ulivi saraceni di Chiaramonte Gulfi, gli ulivi, i carrubi, parlando di ricchezze naturali. Le pietre dei siti archeologici e dei muretti a secco caratterizzano il territorio ibleo che è contraddistinto da parchi archeologici, come quello di Kamarina e Kaukana, da parchi preistorici, e di epoca bizantina-e medievale come quello del Parco di Cava d'Ispica. Le civiltà si sono susseguite: greca, romana, araba, normanna, spagnola. Il barocco contraddistingue Ragusa Ibla, Modica e Scicli, il val di Noto. Quanta ricchezza ma al contempo quanta poca valorizzazione. La valorizzazione di un sito o dei siti non passa soltanto certamente attraverso uno spettacolo che può essere «buono o cattivo» ma è spettacolo come diceva sempre un intellettuale spagnolo. La fruizione del sito è altro che solo arredare il luogo per la visione di uno spettacolo: ci sono gli itinerari percorribili dal pubblico da illuminare, i reperti da far conoscere, c'è un'atmosfera da creare e comunicare, le guide che illustrano i beni e altro ancora. Inoltre, il bene culturale è dell'umanità che lo deve, però, rispettare: pensiamo al plexiglass che ha fatto ammuffire la pietra ad Eraclea Minoa, alle incivili fruizioni che non rispettano la pietra, il bene, il luogo. Fruizione e conservazione necessitano equilibrio e rispetto del bene. Purtroppo si assiste sempre di più, come ad esempio quest'anno a Donnafugata a sentieri poco illuminati che invece avrebbero permesso un approccio alla flora di quel castello, alla scalinata purtroppo non fruibile, al castello chiuso al visitatore: è solo un esempio ma ce ne potrebbero essere tantissimi altri. E' vero che, finalmente, quest'anno, l'assessore regionale ai Beni culturali ha reso fruibile di notte alcuni beni culturali della Sicilia, e comprendiamo anche le difficoltà economiche delle Soprintendenze e della Regione a renderli fruibili. La via da percorrere è dunque una forte e continua sinergia tra la Soprintendenza, gli archeologi, gli operatori culturali, le istituzioni nella realizzazione delle manifestazioni, come dimostra la felice esperienza di qualche anno fa a Kamarina con l'apertura notturna del museo e dell'area archeologica. Bisogna dire, però, che ci sono politici che operano con e per la valorizzazione del territorio, e questo non è una questione di coalizione ma di sensibilità personale al territorio e alla terra d'origine, alle radici. Una politica culturale è una politica territoriale: sono operazioni culturali che raramente possono essere solo di un politico per competenza di settore: c'è chi amministra, c'è chi ricerca, c'è chi sceglie, c'è chi propone, c'è chi progetta, c'è chi crea. I tuttologi non esistono: è una questione di qualità e la qualità è un valore, un indice europeo da considerare.