L'Europa, ha detto Matteo Collura nel presentare alla Fondazione Mandralisca in prima Nazionale il suo nuovo libro «l"isola senza ponte», senza alcuni monumenti simbolo come il Duomo di Cefalù, non sarebbe più Europa. Lo splendido monumento normanno è sempre al centro dell'attenzione generale. Questa volta per la progettata «porta dei Re», una scultura di Arnaldo Pomodoro che aveva ottenuto i consensi di Federico Zevi e che era stata finanziata dalla Provincia di Palermo. L'attuale portone in legno del XVIII secolo non presenta pregi artistici ed è frutto di un normale artigianato. E' incastonato nell'eccezionale portale a cinque ghiere concentriche marmoree scolpite con grande maestria. E' un peccato che gli agenti atmosferici abbiano eroso il marmo. A questo dovrà porsi rimedio anche per evitare che la salinità del mare possa continuare la sua opera distruttrice. Dieci anni addietro è sorta una polemica perché lo scrittore Vincenzo Consolo aveva giudicato il portone di Pomodoro incongruo mentre Vittorio Sgarbi, in visita a Cefalù voleva evitare che la Cattedrale diventasse «cornice della sua porta». Lo stesso Sgarbi aveva rivolto critiche alle vetrate delle absidi opera del Maestro Michele Canzoneri. La Soprintendenza ai monumenti ha bloccato tutto. Il sindaco di allora Simona Vicari, di fronte alla improvvisa impasse ha proposto di trasferire la preziosa porta di Pomodoro nel Palazzo del Municipio. Il problema è ritornato di attualità in occasione della riapertura del chiostro. «Non abbiamo mai chiuso la porta al progetto di Pomodoro, ci ha detto monsignor Crispino Valenziano, presidente dell'opera del Duomo, componente dell'Ufficio Celebrazioni liturgiche del Vaticano e membro della Pontificia Commissione per i beni culturali ecclesiastici e dell'archeologia sacra. Dopo i restauri del Duomo bisognerà affrontare quelli dell'ambone, degli organi e del portone». Intanto a Cefalù si ricomincia a parlarne e a sfogliare la classica margherita: «Pomodoro sì, Pomodoro no».