Raffaela Bruni, direttore dei lavori pubblici, sentita in Procura dal pm Rustico per il cantiere "abusivo". Contestata la violazione del codice dei beni culturali Il capo dei Lavori pubblici del Comune Raffaela Bruni è indagata per il caso Strada Maggiore. Ieri mattina si è presentata spontaneamente in Procura accompagnata dallavvocato Raffaele Miraglia. Al pm Antonio Rustico ha spiegato che cè stato «un disguido di comunicazione tra il Comune e la Soprintendenza». E «per una dimenticanza» i Beni architettonici non sono stati informati ad agosto dellinizio dei lavori. Il colore dellasfalto è stato scelto in autonomia perché col nuovo Civis andrà rifatto. -------------------------- I giudici contestano al Comune il colore dellasfalto Aveva ammesso: "La responsabilità è mia, sono io che ho firmato" Indagata la direttrice dei lavori pubblici che ieri si è presentata in Procura E un problema cromatico. Il cittadino qualunque forse farà fatica a capirlo fino in fondo e tenderà a semplificare con limmagine classica: una tempesta in un bicchier dacqua. Ma quando un bene artistico come Strada Maggiore, ovviamente sottoposto a vincolo, si prepara al terremoto Civis, il colore dellasfalto conta. Eccome se conta. Se poi a questo si aggiunge che la comunicazione è difficile (difficilissima quella tra Comune e Soprintendenza ai Beni architettonici) e che ad agosto Palazzo dAccursio avrebbe dovuto dare notizia dellinizio dei lavori, ma non lha fatto «per una dimenticanza», si capisce come e perché una faccenda che riguarda soprattutto la cromatura del nuovo manto stradale sia approdata alla Procura della Repubblica provocando la chiusura per una settimana di un pezzo importante di una via nevralgica della città e perciò parecchie seccature ai bolognesi. I vari passaggi della storia sono stati ricostruiti ieri mattina davanti al pm Antonio Rustico dalla prima (e sembrerebbe unica) indagata, il capo dei Lavori pubblici del Comune Raffaela Bruni. La dirigente che fin dallinizio aveva detto «la responsabilità è mia, sono io che ho firmato», è stata iscritta per violazione dellarticolo 169 del Codice dei Beni culturali e paesaggio (da sei mesi ad un anno e ammenda da 775 a 38.734 euro). Difesa dallavvocato Raffaele Miraglia si è presentata spontaneamente in Procura dove è rimasta per circa unora per raccontare il pasticcio dovuto ad un «difetto di comunicazione fra noi e la Soprintendenza» regionale. Un problema nato prima di tutto dal fatto che si accavallano «due procedure amministrative, separate ma complementari»: una generale di manutenzione straordinaria delle strade dissestate del centro storico e il tram Civis sul quale ha competenza il settore Mobilità del Comune. Entrambi, spiega Miraglia, hanno lautorizzazione della Soprintendenza. Ma per il progetto Civis il sì è «vincolato a certi criteri, tra i quali il colore dellasfalto». Palazzo dAccursio invece non ha indicato il colore della nuova pavimentazione, considerando lasfaltatura un intervento urgente, non rimandabile allanno prossimo quando partirà la costruzione del nuovo tram. Un intervento a sé e temporaneo: col Civis la pavimentazione andrà rifatta, allora sì col colore deciso dalla Soprintendenza. Altro punto cruciale la comunicazione dellinizio lavori. Una precisa disposizione dei Beni architettonici prevede che pur in presenza del proprio parere positivo, va comunicata di volta in volta lapertura di ciascun cantiere. Anche ad agosto, per Strada Maggiore. «Ma ce ne siamo dimenticati», ha detto Bruni al pm. Secondo Miraglia, dalle dichiarazioni spontaneee della dirigente è emerso chiaramente che la faccenda «non ha rilevanza penale». E il disguido amministrativo tra Comune e Soprintendenza «è stato superato». Anche concretamente, con un accordo che ha permesso la riapertura della via. Ora bisognerà vedere cosa ne pensa la Procura che comunque vuole esaminare gli atti acquisiti in Comune. Intanto solo una breve nota da Palazzo dAccursio per comunicare che Bruni ieri è stata in Procura. «Parleremo quando avremo qualcosa da dire», si schermisce lassessore ai Lavori pubblici, Maurizio Zamboni, che con queste poche parole rimanda ogni commento sullindagine e liscrizione della numero uno dei Lavori pubblici Bruni. Una dirigente elogiata e difesa pubblicamente da Zamboni solo pochi giorni fa, il 7 settembre, nellaula del consiglio comunale. «Invece di starsene a casa con la gamba ingessata - aveva ricordato lassessore - è venuta a lavorare per il bene della città, non per riscuotere straordinari che come è noto i dirigenti non riscuotono». Parole evidentemente molto sentite dallassessore, anche perché non richieste dalla domanda di attualità cui stava rispondendo. Un modo per "blindare" Bruni, presa di mira con gli altri tecnici comunali per lincidente di Strada Maggiore.