Se oggi i musei sono passati da contenitori a contenuti, e da Milano si parte verso Parigi o Bilbao per andare a vederli, il merito o la colpa la si deve al Centre Pompidou di Renzo Piano e Richard Rogers, la cui costruzione Jean-Paul Sartre cercò invano di fermare e invece quest'anno ha festeggiato i suoi trent'anni. I due progettisti, insieme all'architetto di un altro grande museo parigino, Jean Nouvel, saranno in Triennale domenica a Milano in occasione della festa per i settant'anni dell'architetto genovese. Il compleanno di Renzo Piano cade in un tourbillon di anniversari architettonici: è finito a ridosso dei suoi quarant'anni di attività (già celebrati in Triennale), dei 100 di Oscar Niemeyer, dei 90 di Ettore Sottsass (progettare fa bene?), ma anche dei dieci anni dalla scomparsa del milanese Aldo Rossi. Piano, che ora vive tra Parigi e Voltri e progetta in tutto il mondo , festeggerà domani il suo compleanno anche in Triennale con 450 invitati. Questa festa chiuderà anche la mostra monografica «Renzo Piano Building Workshop. Le città visibili», «un'operazione condotta sotto il segno della qualità -afferma il presidente della Triennale, Davide Rampello -, visitata da 40mila persone». Piano non conosce soste. «Guai a fermarsi... e poi mi diverto», ha dichiarato nel precisare che sta lavorando all'ampliamento della Columbia University a Harem. Che è uno della ventina di progetti che sta portando avanti: ci sono anche i 320 metri della London Bridge Tower (il grattacielo più alto d'Europa), il Museo della scienza di San Francisco, la nuova torre di Boston, un monastero a Ronchamp e la sede del New York Times a New York... Il sindaco di Genova, poi, lo ha nominato Consulente per l'Urbanistica; ma qui, al contrario di quanto gli ha suggerito Piero Ottone su «La Repubblica», speriamo che non si comporti (non sarebbe possibile) come il barone Haussman, che nell'Ottocento sventrò la vecchia Parigi. Un giorno, nel suo studio sopra il mare di Voltri al quale si accede da un ascensore trasparente che sale tra i pini marittimi , Piano raccontò che divenne architetto guardando il traffico di carico-scarico del porto di Genova: «Sono state le gru del porto che mi hanno convinto a diventare architetto. Da piccolo stavo a guardare quei carichi sospesi sopra l'acqua e credo di aver portato in tutti i miei progetti sia l'acqua che questa sospensione». Se non avesse fatto il progettista, forse sarebbe diventato un cantante: «Avevo iniziato suonando la tromba in si bemolle. Forse avrei fatto il cantante, ma i vecchi amici Fabrizio de Andrè e Gino Paoli mi avevano detto di smettere». Anche se la musica è rimasta una sua seconda passione, al pari della vela: grande amico di Claudio Abbado, ha costruito straordinarie sale di musica, come l'auditorium di Roma e il Paganini di Parma. A Milano l'ultimo suo intervento completato è la sede del Sole 24 Ore in via Monte Rosa; un edificio pulito nelle linee, all'avanguardia per alcuni sistemi di controllo della luce e dell'aereazione. Ha dovuto difendere la costruzione di una collinetta interna per il passeggio, sotto la quale è stata realizzata la mensa. Si era impegnato anche per Ponte Lambro suggerendo una soluzione che prevedeva l'eliminazione di alcuni spazi e la costruzione, al loro posto, di una struttura che favoriva la socializzazione. Per ora, le soluzioni su Ponte Lambro sono ferme; ma c'è da ritenere che qualsiasi progetto architettonico da solo non possa bastare per sanare il quartiere. Che l'architettura risolva da sola i problemi della società è un'utopia degli anni Settanta. La terza opera milanese è il grande progetto per la risistemazione dell'area Falk. Vedremo. Ma c'è anche un progetto mancato, non senza qualche nostalgia da parte dell'ex sindaco Gabriele Albertini: quello per la ricostruzione dell'area dell'ex Fiera Campionaria. Il progetto di Piano arrivò secondo al concorso, ma prevedeva davvero quel «Central Park» chiesto dall'ex sindaco e non del tutto ottenuto con il progetto vincitore, quello delle tre torri di Libeskind, Isozaki, Hadid.