Dal 20 dicembre mostra sullarte cristiana al Museo Diocesano di Salerno Da oggi fino al 30 settembre sarà possibile assistere al restauro della cassetta di Farfa "Cona una de ebore magna". È italiano antico, del XVI secolo, quasi incomprensibile. Ormai è difficile, nellera degli Sms e delle e-mail - e bisognerebbe aggiungere nellera dello scarso entusiasmo per le cose belle - individuare in quella espressione di cinque parole tutta la meraviglia suscitata nellalto prelato che le pronunciò. Di fronte a quali stupende opere di mano umana si sconvolgeva di piacere il vescovo Fregoso, un potente della Chiesa? La "cona", ledicola grandiosa in avorio intagliato fu una delle opere "minori" più importanti dellarte cristiana. Sua eminenza la vide, e fu come unapparizione. Era il 1510 e il mistero era già in piedi, come è rimasto fino a oggi. Sessantasette formelle davorio, grandi come libri tascabili, capolavoro dellintaglio eburneo medioevale, realizzate da artigiani di Amalfi. Un "domino" con figure dellAntico e Nuovo Testamento, apostoli e parti decorative composto e scomposto nei secoli, in parte disperso, molto imitato. Ma sulluso che ne dovettero fare nellAnno Mille, quando pare si debba datare, gli studiosi ancora si interrogano. Un documentario della Rai, che viene riproposto periodicamente (sempre in orari proibitivi), mostra le tavolette in tutto il loro splendore e una trasmissione di Philippe Daverio, che a febbraio scorso andò a caccia di raffigurazioni erotiche nella cattedrale di Salerno, ha dirottato un po di rinnovato interesse anche per le tavolette, una delle quali mostra Adamo ed Eva mentre si accingono a peccare fuor di metafora. A dicembre una grande mostra curata da uno dei più autorevoli storici dellarte viventi, Ferdinando Bologna, riporterà linteresse scientifico - ma anche quello della divulgazione - sugli avori salernitani. Spagna, Siria e Palestina, Francia, varie città della penisola: diverse culture e influenze si incontrano nelle luci e ombre delle tavolette immacolate. E con queste si ricollega la Cassetta di Farfa, conservata prima nellabbazia benedettina di Fara Sabina, in provincia di Rieti, poi a Roma a San Paolo fuori le Mura, e in questi giorni a Salerno per il restauro. Un ritorno, per il cofanetto, che fu commissionato alle officine artigiane da Mauro, un ricco mercante amalfitano tanto generoso da finanziare i pellegrini diretti in Terra Santa e da ritirarsi, alla fine della vita imprenditoriale, alla vita di monaco a Montecassino. NellOttocento la cassetta che per i restauratori è realizzata con zanne di elefante africano, si considerava perduta. La rintracciò allinizio del Novecento uno dei più grandi medioevisti del secolo scorso, Pietro Toesca (1877-1962), allievo di Adolfo Venturi. Il lavoro viene eseguito in Campania per sottolineare il collegamento con gli avori conservati nel Museo Diocesano di Salerno, vicino alla Cattedrale. Cè un filo che li lega. E passa anche per lIslam. La cassetta, forse costruita per contenere reliquie, è datata entro il settimo decennio dellXI secolo. Precede quindi le 67 formelle che, secondo lo studioso di San Matteo, Antonio Braca, rivestivano un paliotto illustrando un complesso programma teologico legato ai dettami della riforma gregoriana - come scrive Renato Ruotolo in uno dei testi sul tesoro salernitano. Con lurna e le tavolette che già abitano a Salerno, ci saranno, a completare la lettura di questo importante capitolo dellarte applicata nel Medioevo, altre 34 opere provenienti da musei e collezioni di Boston, New York, Londra, Saragozza, Zurigo, Vienna, Parigi, Rouen, San Pietroburgo, Milano, Napoli, Venosa, Bologna, Firenze. Un olifante dal museo di Cluny, anche quello un antico "fumetto" ricoperto di scene sacre come quelle della Cassetta di Farfa. Fabbricato ad Amalfi parrebbe anche lastuccio cilindrico da New York su cui sono incisi due nomi propri inequivocabilmente della Costiera. Un po di date. Se non si potrà vedere la mostra "Lenigma degli avori medioevali da Amalfi a Salerno" prima del 20 dicembre (fino al 30 aprile 2008), sempre nel Museo Diocesano (largo Plebiscito), intanto, si potrà assistere in diretta ad alcune fasi del restauro della Cassetta di Farfa. Visite guidate gratuite da oggi al 30 settembre, ai nuovi laboratori di restauro della Soprintendenza di Salerno e Avellino - progetto realizzato dal soprintendente Giuseppe Zampino - saranno possibili dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e con prenotazione la domenica e nei pomeriggi infrasettimanali (089 2573227; www. avorisalerno. it). Il museo invece è aperto tutti i giorni 9-13 e 15-19. Nel centro antico di Salerno sono previste visite guidate anche sulle tracce dellarchitettura longobarda, nel quartiere altomedioevale dei Barbuti e su quelle dei monumenti normanni (il Duomo, Castelterracena, Palazzo Fruscione, Giardino della Minerva, Chiesa di San Gregorio). Riallestito e con le barriere architettoniche abbattute, sarà riaperto il Museo della Scuola Medica Salernitana.
SALERNO: mostra sullarte cristiana al Museo Diocesano: capolavori venuti dal Medioevo
La Cassetta di Farfa, un cofanetto in avorio intagliato del XVI secolo, sarà esposta al Museo Diocesano di Salerno dal 20 dicembre fino al 30 settembre. La cassetta, che contiene 67 formelle davorio, è considerata una delle opere "minori" più importanti dell'arte cristiana. È stata restaurata e sarà esposta in un' mostra curata da Ferdinando Bologna, che ricollega la Cassetta di Farfa alle opere d'arte medioevale provenienti da diverse collezioni e musei. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 30 aprile 2008.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo