Questa notte la città non va a dormire. Attesi in 300 mila: nel segno del bicentenario e della riscoperta post 2004 Il monumento rivestito del poncho rosso apre la grande festa Il gran giorno è arrivato. Anzi, la grande Notte. La prima Notte Bianca della storia di Genova. Una marea di eventi che, secondo le stime della vigilia, dovrebbe portare in strada, dalle 21 fino alla sei del mattino, trecentomila persone. Due i grandi poli di attrazione: il Porto Antico, dove si esibiranno la Pfm e, alluna, Tiziano Ferro e piazza De Ferrari, sul cui palco saliranno, nellordine, Francesco Baccini, Maurizio Crozza, Gino Paoli e le grandi orchestre multietniche. E poi, in ordine sparso, ci saranno anche Neri Marcorè, Enzo Jannacci, Milva, solo per citare i più famosi. Ma, accanto al cartellone ufficiale, si stanno nelle ultime ore moltiplicando le iniziative "private", con spettacoli e eventi sparsi un po in tutto il centro. In piazza, per una volta senza nulla da contestare, anche i centri sociali. Per limitare i rischi legati alla partecipazione record, il Comune ha vietato la vendita di bottiglie di vetro fino alle 8 del mattino. LA NOTTE BIANCA Pagani: "Una notte per Fabrizio" Dal Porto Antico al centro, mille note dedicate a De Andrè Il compositore della musica di Crêuza de mä: "La mia Genova preferita, tra via Prè e via Balbi" "Dovete fare la pace con il mare per non soffocare più nel torpore la vostra grande creatività" Pagani scalderà le stelle con il "Tributo al grande Fabrizio De Andrè", accompagnato dalla sua band (Joe Damiani, batteria e percussioni,Max Gabanizza, basso) e da due ospiti, lartista senegalese Badarà Seck e il musicista genovese - che collaborò prorpio a "Crêuza" - Mario Arcari. La sua Genova preferita - lui, casa a Framura e a Milano - è quella «ad ovest di via del Campo», tra via Prè e via Balbi, dove nei vicoli non si vede il cielo. Ce la farà, Genova, dopo questa prima Notte bianca, a non riaddormentarsi più? «Credo che per ottenere questo ci vorrebbe una Notte bianca lunga sei-sette mesi (ride). Genova vista da fuori è una delle città più chiuse e sonnacchiose dItalia, forse perché questo aspetto risalta, accanto alla sua magnetica bellezza che la fa assomigliare ad Algeri. Ne parlavamo, con Fabrizio, tra una prova e laltra: lui diceva spesso che il carattere così difficile è dovuto al vivere da sempre schiacciati tra le montagne e il mare. Lui lo sapeva, per noi milanesi il mare è relax, vacanza, o poesia, per i genovesi è lontananza, fatica, pericolo. E voi siete così sospesi, da sempre, su questabisso» E dunque? «Non siete lontani, dal riuscirci. Ma Genova deve solo fare quel passo in più, quel piccolo sforzo per mostrarsi senza rigidità, trovare il fiato di rituffarsi in quel mare, fare con lui la pace, e diventare fattivamente partecipe di molte spinte creative che avete, e forti, ma che tendete a soffocare. Nel torpore». Stasera saranno due i palchi a suonare De Andrè: lei a De Ferrari, la Pfm sulla chiatta al Porto Antico. Non poteva essere, questa Notte bianca, unoccasione per riunirvi? «Il progetto iniziale era quello, un concerto mio e della Pfm insieme. Poi ho tardato un paio di giorni a dare la mia disponibilità e mi hanno spiegato che la distribuzione degli spettacoli ci aveva diviso. Ma va bene anche così. Trovo bello che De Andrè sia sparso per la città, che le sue parole e la sua musica impregnino questa strana notte genovese». Protagonista, non assoluto, del suo concerto sarà "Crêuza de mä": dove lavete scritto, Faber e lei, quel disco? E il genovese, lingua unica, funziona ancora? «Abbiamo fatto proprio come faceva Salgari, qui a Genova. Che stava chiuso in casa e immaginava la Malesia. Noi eravamo a Milano, sigillati in albergo e abbiamo scritto questo nostro romanzo davventura, sognando i suoni dei paesi arabi, dellAfrica. Il genovese che abbiamo usato è fatto di parole scelte, con grande fatica, per il loro suono. Le allitterazioni, le onomatopee. Parole tessute nella trama sonora complessiva» A Genova, lanno prossimo, si trasferirà la Fondazione De Andrè, nella piazza delle Vigne, in un palazzo patrimonio dellUnesco: quale dovrebbe essere il suo compito? «Dovrà diventare come la Fondazione Gugghenheim a Venezia: legata strettamente al luogo. Credo che farà il suo lavoro se, passata londata di commozione collettiva per la morte di Fabrizio, diventerà un punto dincontro, di crescita e valorizzazione di forti individualità musicali. Funzionerà se farà nascere tanti nuovi Fabrizi, non con il ciuffo e la chitarra, ma che propongano, in ogni disco, una rivoluzione» Nello tsunami collettivo post "Vaffa-Day", cosa avrebbe detto Fabrizio di Beppe Grillo? «Si sarebbe certamente divertito, anche se avrebbe fatto le cose diversamente. Grillo, secondo me, è una pentola a pressione che ha cominciato a fischiare, sta esplodendo dal suo blog. Ma ha il pregio di aver messo in luce un fatto: che sono molte le persone che sindignano ancora e che pensano che questo paese emetta, in tutti i settori, un certo odore un po puzzolente».