E' senza dubbio interessante la proposta di Giancarlo Santi, direttore dell'Ufficio Beni culturali della Cei, di promuovere una ricognizione delle presenze artistiche all'interno delle odierne chiese, in vista non solo di un censimento degli artisti e delle opere e di una conseguente valutazione critica dello stato di fatto, ma anche di una rivitalizzazione del rapporto tra artisti e Chiesa, chiamando anche in causa le importanti istituzioni culturali, quali le università («Avvenire» del 9 ottobre scorso). Il vero problema infatti non è solo avere una radiografìa chiara, esauriente della situazione, quanto mettere in moto meccanismi che chiarifichino i rapporti di collaborazione con gli artisti all'interno delle diocesi e che garantiscano soprattutto la qualità delle opere. Sappiamo bene quanto sia spesso deludente la testimonianza artistica nelle nuove chiese. Le stesse architetture sono sovente misere rielaborazioni di modelli più noti o insignificanti esempi di un'arte sacra concepita senza la reale comprensione della destinazione dell'edifìcio. Quanto agli arredi e soprattutto alle opere d'arte che vengono collocate all'interno delle chiese, si tratta tante volte di opere di scarso significato e valore, frequentemente estranee al contesto, raramente capaci di interpretare le profondità dello spirito o le liturgie del sacro. Ma chi decide per la loro collocazione? A livello parrocchiale e più ampiamente a livello diocesano occorrerebbe convocare esperti che vigilino sulla scelta, orientino, verifichino, in fase di esecuzione e dopo. Tutto questo viene fatto limitatamente. Le preposte commissioni diocesane si limitano ad approvare i progetti, in una fase in cui nulla si dice delle opere di completamento internò. Opere che spesso vengono ordinate anche molto tempo dopo la costruzione della chiesa. Presso le diocesi esistono, è vero, le Commissioni di arte sacra, che tuttavia sono sovente inoperanti. Ma sono poi persone competenti i membri di tali commissioni? Vengono selezionati con cura? Si tratta di persone che si intendono d'arte e di architettura? Esempi di opere artistiche penose, di restauri sconsiderati, di decori e di arredi all'insegna del più smagliante kitsch sono all'ordine del giorno. Ben venga allora un maggiore raccordo tra diocesi ed università; purché tale raccordo abbia tra gli altri obiettivi la formazione di coloro che a vario titolo sono chiamati nella chiesa a deliberare. E' questo il punto, la formazione. Si fa poco o niente in questo senso. Le stesse facoltà teologiche sono restie ad inserire nei pieni di studi l'arte del nostro tempo. Non esistono che di rado corsi di storia dell'arte sacra contemporanea. L'arte è l'espressione più intensa di quel raccordo tra visibile e invisibile che permea la vita dell'uomo ma anche la storia, la storia presente. La testimonianza degli artisti può essere preziosa nel momento di rappresentare i movimenti profondi e spesso sotterranei dell'esistere personale e collettivo, di cogliere quelle latitudini dello spirito che testimoniano le attese più profonde della vita, nel momento di evocare i simboli della fede. Occorre creare spazi adeguati di conoscenza e di approfondimento dell'arte anche all'interno delle strutture ecclesiastiche, se non sì vuole che il degrado estetico si accompagni ad una bruttura dei sentimenti e ad un impoverimento delle idee.
Arte e Chiesa, no al degrado estetico
Il direttore dell'Ufficio Beni culturali della Cei, Giancarlo Santi, propone di promuovere una ricognizione delle presenze artistiche nelle chiese. Il problema non è solo avere una radiografia chiara della situazione, ma anche mettere in moto meccanismi che chiarifichino i rapporti di collaborazione con gli artisti e garantiscano la qualità delle opere. Le chiese spesso ospitano opere di scarso significato e valore, estranee al contesto. Chi decide per la loro collocazione? Occorrerebbe convocare esperti per vigilare sulla scelta e orientare le opere di completamento. Le Commissioni di arte sacra delle diocesi sono spesso inoperanti e i membri non sono sempre competenti.
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