Da oggi sono al sicuro gli oltre tredicimila beni culturali ecclesiastici mobili censiti in tutta la diocesi ascolana, passata al setaccio dagli esperti, chiesa per chiesa, proprio con l'obiettivo di archiviare ogni quadro, ogni pala d'altare, ogni oggetto, dal più al meno prezioso (compresi naturalmente i "tesori" esposti ancora oggi al Battistero per l'evento "Le trame del romanico"), che fosse in qualche modo espressione tangibile della fede nella Chiesa. Proprio ieri, infatti, a Carpineto, è stato presentato l'archivio informatico realizzato dalla nostra diocesi, sotto l'impulso della conferenza episcopale italiana, all'interno di un progetto nazionale finanziato, in parte, con i contributi provenienti dall'otto per mille alla chiesa cattolica. «Un progetto cui hanno lavorato per lungo tempo molti esperti, storici dell'arte, laureati in letteratura e così via - spiega don Stefano Russo, responsabile del progetto inventario per la diocesi ascolana e direttore dell'ufficio nazionale beni culturali ed ecclesiastici della conferenza episcopale italiana - Si tratta di un lavoro importantissimo perché ci permette di conoscere il nostro patrimonio, ma anche di conservarlo al meglio e di proteggerlo». Con l'inventario infatti, ognuno dei tredicimila beni, tra cui si contano tessuti, oreficierie sacre, dipinti, ma anche croci processionali, ex voto e candelabri, dispone oggi di una vera e propria carta d'identità, con tanto di foto, di descrizione e di indicazione del "domicilio" (la sua collocazione esatta). Uno strumento che l'ufficio diocesano competente continuerà ad aggiornare, e che sarà fruibile dagli enti compententi ad intervenire in caso di furto o smarrimento. «L'archivio fornisce le più ampie possibilità di ritrovamento di un bene scomparso - continua don Stefano Russo - l'archivio infatti sarà consegnato, oltre che ai singoli parroci, anche alla soprintendenza dei beni storico artistici e al nucleo dei carabinieri preposto alla tutela dei beni culturali». Vita ancora più difficile dunque per i ladri di oggetti d'arte ecclesiastica. «Un fenomeno fortunatamente in diminuzione, anche se ancora consistente - spiega don Stefano - certo 20 anni fa era più facile far sparire questi beni, oggi l'attenzione e la sicurezza sono aumentati. Ad Ascoli, tra i furti più eclatanti, ma fortunatamente a lieto fine, ricordo quello di una "Madonna con il bambino" in una parrocchia dell'entroterra, e, nella chiesa dell'Annunziata, di alcuni elementi di una pala d'altare (degli angeli), poi recuperati dai carabinieri». Oltre ai beni trafugati, sono stati tanti negli anni anche quelli semplicemente smarriti. «Lo stesso inventario ha permesso di ritrovare beni di cui si era persa notizia - fa sapere ancora don Stefano - come per esempio un calice, il più antico della diocesi, risalente circa al XIV secolo».