Il vescovo Montevecchi: "Un valido strumento in caso di furto di oggetti sacri" Sono state censite 14.000 opere custodite in 70 parrocchie Realizzati vari cd contenenti dati e immagini E' stato presentato ieri, all'interno dei locali del seminario vescovile di Carpineto, in occasione dell'annuale incontro tra il vescovo Silvano Montevecchi ed i sacerdoti ed i religiosi ascolani, l'inventario informatizzato dei beni mobili della Diocesi. Sono stati necessari diversi anni di certosino lavoro per censire le quasi 14.000 opere custodite nelle settanta parrocchie. La banca dati centrale è ubicata presso l'Ufficio d'arte sacra e dei beni culturali della Diocesi, il cui responsabile è don Elio Nevigari. Sono tuttavia stati realizzati vari cd, contenenti dati ed immagini delle opere censite, poi consegnati alla Sovrintendenza regionale, alla Cei (da estendere al Ministero competente) ed ai parroci interessati. Il vescovo Montevecchi, nel ringraziare don Stefano Russo, che ha definito "tenace ed intelligente coordinatore del progetto", ed i suoi collaboratori per l'abile lavoro d'equipe svolto, ha tenuto a precisare che l'inventario in questione è stato compilato perché esso rappresenta un "valido strumento di tutela dei beni mobili in possesso della Diocesi, anche perchè nel malaugurato caso di furto, le opere sarebbero meglio individuabili e magari rintracciabili; inoltre, per riconoscenza da parte della Diocesi di Ascoli verso quei sacerdoti e quei laici che nei secoli hanno arricchito le chiese di opere, impegnando i più validi artisti del loro tempo; infine, per comprenderne il reale valore. Nel corso dei secoli, molto del patrimonio che apparteneva alla Chiesa ascolana è andato perduto. Penso principalmente alle croci astili che un tempo erano molte di più di quelle che sono giunte fino a noi. Ognuna di queste opere trasmette un proprio concetto di fede". Il vescovo di Ascoli ha concluso il proprio intervento con una domanda che rappresenta anche un invito: "Se i nostri padri hanno fatto cose così belle, perché noi, che siamo molto più ricchi di loro, non possiamo fare altrettanto?". Alla presentazione dell'inventario dei beni mobili della Diocesi ascolana hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco del capoluogo piceno, Piero Celani, l'assessore provinciale alla cultura, Olimpia Gobbi, e l'architetto Luciano Garella, soprintendente per i beni archeologici delle Marche. C'era anche Benedetta Montevecchi, della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico delle Marche, la quale, nella circostanza, ha restituito al vescovo di Ascoli una splendida Madonna dell'Alamanno da lei recentemente restaurata. L'equipe che ha lavorato al progetto era composta, oltre a don Stefano Russo, dai coordinatori architetto Donatella Forconi (prima) e dottor Peter Conti, dai responsabili scientifici, i quali avevano il compito di rivedere le schede per valutare il valore storico-artistico dell'oggetto, professor Stefano Papetti (per i primi due anni) e professor Luigi Morganti; dagli schedatori (tutte persone laureate in lettere o esperte di storia dell'arte) Anna Paola Granato, Laura Poli, Matteo Andreani, Paola Malaspina e Cristiano Eusebi e dai fotografi Domenico Oddi, Simona Cavani e Luigi Morganti; la revisione delle schede è stata affidata alla dottoressa Marcella Fastiggi. I beni inventariati possono essere fruibili anche cliccando sul sito www.beweb.it. Vi si trovano tutte le opere, ma è stato volontariamente omesso il luogo in cui sono custodite per evitare di garantire un vantaggio a chi avesse delle "cattive" intenzioni. Dal paziente censimento che è stato effettuato in questi anni nelle settanta parrocchie della diocesi sono saltate fuori anche una "Annunciazione" che pare riconducibile ad un allievo della scuola di Zuccari, alcune immagini del santo patrono, degli ostensori di notevole pregio e soprattutto il cosiddetto calice di Sant'Emidio, opera di grande rilevanza artistica risalente al XV secolo, il più antico manufatto di tal genere, di cui si abbia conoscenza. PIERFRANCESCO SIMONI