I Ceri diventano itineranti e cominciano a girare con tanto di seguito istituzionale e popolare in passerella. L'ultima occasione della serie, dopo il blitz dolomitico dello scorso agosto sul Col di Lana, potrebbe venire accettando l'invito del ministero dei beni culturali che conta di vedere i Ceri Mezzani a Roma il prossimo 30 settembre in una giornata di incontro e spettacolo dedicata alle identità folcloriche. L'iniziativa guarda alle prospettive sulla convenzione Unesco per i "beni immateriali", ovvero l'elenco delle tradizioni sottoposte a tutela mondiale che si appresta a ricomprendere la festa dei Ceri con i risvolti di prestigio confidando soprattutto nei cospicui fondi economici dei quali godono per esempio le città patrimonio come le vicine Assisi ed Urbino. Questa festa romana, annunciata dal sottosegretario ai beni culturali, Danielle Mazzonis, già ospite a Gubbio lo scorso 15 maggio, potrebbe riproporsi ogni anno. Attorno alla possibilità di una "trasferta" ceraiola si è aperto un acceso dibattito. Sono in corso riunioni con riflessioni e posizioni contrapposte sul da farsi. Nel secolo scorso, i Ceri lasciarono Gubbio per la Mostra nazionale del folclore nel 1928 a Venezia; nel '30 per le nozze a Roma di Umberto di Savoia con Maria Josè; nel '98 per le celebrazioni "ubaldiane" a Thann nel 40" del gemellaggio. Intanto, il parlamentare Giuseppe Giulietti (Ds) fa sapere che stamattina dovrebbe essere votato alla Camera dei Deputati il disegno di legge relativo alla ratifica ed esecuzione della convenzione tra il governo e l'Unesco sul patrimonio immateriale. Si tratta di un passo essenziale, anche se sarà poi interessante vedere quante e quali tradizioni riusciranno a trovare posto nell'elenco che l'Unesco vaglierà successivamente formulando le scelte definitive. E in prospettiva c'è la convenzione per la tutela dell'Unesco.