L'aurea «Peota reale» di Carlo Emanuele III di Savoia, l'unico «Bucintoro» sopravvissuto al mondo, fatto costruire a Venezia da Filippo Juvarra nel 1730, per 33.539 lire venete, sarà restaurato dalla «Consulta per la valorizzazione dei Beni artistici e culturali di Torino», presieduta da Lodovico Passerin d'Entrèves. Lo annuncia Mario Verdun, a nome del sodalizio. «Le opere - spiega - saranno uno dei prossimi impegni urgenti della Consulta». L'imbarcazione è una proprietà del Comune, che l'ha destinata alla Reggia di Venaria. Per anni fu custodita a Palazzo Madama, finché i restauri della dimora la fecero traslocare in un magazzino climatizzato creato apposta da «Nicola Restauri», ad Aramengo d'Asti. «Al termine dei restauri, entro l'ottobre 2008, la Peota verrà collocata al fondo della grande scuderia juvarriana della Reggia» ricorda il Soprintendente Francesco Pernice. «Apparirà completa, con tutto il suo apparato velico. Stiamo progettando un allestimento che prevede la realizzazione di una passerella, che permetterà di ammirarla anche dall'alto». Il Bucintoro venne realizzato dal carpentiere Matteo Calderoni, sotto la regia creativa dell'architetto Filippo Juvarra, inviato apposta a Venezia. Fu lui che molto probabilmente definì le allegorie da scolpire, come ha accertato Gianfranco Gritella, massimo esperto di Juvarra. Il grande architetto concepì un maestoso apparato. A prua si stagliano le allegorie del Po e e della Dora, che affiancano un «leggiadro Narciso». A poppa due cavalli marini si ergono al lato del timone. Al centro dello scafo c'è un padiglione decorato da pitture. Raffigurano l'incontro del Papa Nicola V con Amedeo Vili di Savoia, un guerriero, la difesa di Rodi a allegorie di arti e le scienze. «Il gruppo del Po e della Dora e i cavalli marini sono soggetti che compaiono in un disegno juvarriano di una una carrozza di gala» ricorda Gritella. «Anche le decorazioni che arricchiscono la cabina richiamano temi cari alla cerchia dei pittori Sebastiano Galeotti, Filippo Minei e Marco Ricci, artisti preferiti di Juvarra per interventi di questo genere». La Peota giunse a Torino navigando sul Po. Partì da Venezia attorno al 30 giugno 1730 e arrivò un anno dopo al «Regio imbarcadero nel Palazzo del Valentino». I monarchi sabaudi la utilizzarono per eventi solenni sul fiume. L'ultima volta che navigò sul Po fu nel 1842, in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele II con Maria Adelaide d'Austria. Che cosa è E' un «cabinato» da parata fluviale, come quelli che usavano i Dogi di Venezia. Lungo oltre 15 metri, è adorno di sculture di divinità marine, scolpite in legno dorato. Può procedere a remi, ma è anche dotato di apparato velico. La Peota è ora custodita in un magazzino climatizzato realizzato apposta