Prende corpo la nuova disciplina paesaggistica della Toscana, destinata a diventare parte integrante del Pit, il piano di indirizzo territoriale (urbanistico) approvato in via definitiva dal Consiglio regionale il 24 luglio scorso. La parte paesistica del documento sarà definita e approvata negli elementi di dettaglio entro la fine del 2008, per poi essere operativa nei mesi successivi. Ma da subito scatta una serie di salvaguardie (si veda oltre). Il perché della nuova disciplina La Toscana ha infatti scelto la strada dello strumento unico con doppia finalità: un piano urbanistico-territoriale con «specifica considerazione dei valori paesaggistici», come previsto anche dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (il codice Urbani, Dlgs 422004). Secondo Marco Gamberini, responsabile regionale della Pianificazione urbanistica, il piano paesaggistico integrato nel Pit ha un'efficacia maggiore rispetto a due piani separati, sia per quanto riguarda le previsioni di sviluppo che la tutela del paesaggio. Il nuovo piano paesaggistico regionale, in corso di elaborazione congiunta col ministero dei Beni culturali in virtù di un'intesa firmata nel gennaio 2007, si è reso necessario dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 182 del 2006 che ha bocciato la normativa toscana (legge 12005 sul governo del territorio) nella parte in cui ammette lo "spezzatino" della tutela paesaggistica nei piani territoriali di coordinamento (Ptc) provinciali e nei piani strutturali comunali. La bocciatura della Consulta La Consulta ha detto no alla scelta della Toscana che, seguendo la tradizionale logica della pianificazione urbanistica, demandava ai piani locali la disciplina paesaggistica, e ha ribadito la previsione tassativa del Codice del paesaggio (articolo 135) di affidare la competenza del piano paesaggistico alle Regioni, in modo da avere una "impronta unitaria" su uno strumento fondamentale, che definisce le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione di immobili e aree tutelate, e gli interventi di valorizzazione del paesaggio. Ma, ancor prima della sentenza della Consulta, la Toscana aveva cominciato a riflettere sull'autonomia lasciata a Province e Comuni in tema di tutela paesaggistica, consapevole della disciplina non omogenea prevista dai vari Ptc provinciali e della necessità di un ruolo di coordinamento unitario della Regione. Ruolo invocato da più parti dopo le forti polemiche degli ultimi mesi sugli "ecomostri" spuntati nel prezioso paesaggio toscano. I tempi: a metà cammino La "costruzione" del piano paesaggistico toscano e arrivata a circa metà del cammino: sono state completate le schede dei paesaggi che indicano gli obiettivi di qualità (come quello di salvaguardare la prospettiva del centro storico) per i 38 territori indicati nel Pit, obiettivi che poi dovranno essere "trasferiti" nei piani strutturali e nei regolamenti urbanistici dei Comuni. L'intesa firmata in gennaio col Ministero, e poi integrata lo scorso luglio, prevede vari passaggi, che si concluderanno entro il 31 dicembre 2008 con l'approvazione in Consiglio regionale del Pit con valore di piano paesaggistico. A quel punto le previsioni del piano paesaggistico saranno cogenti per gli strumenti urbanistici di Comuni e Province, e immediatamente prevalenti sulle disposizioni in contrasto. Ma ancor prima di fine 2008 l'intesa Toscana-ministero Beni culturali produrrà conseguenze importanti. L'oìbiettivo semplificazione Entro febbraio 2008 la Regione si impegna a individuare le aree gravemente compromesse o degradate, nelle quali la realizzazione degli interventi di recupero e riqualificazione non richiederà il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica. La facoltà di individuare aree compromesse o degradate, prevista dal Codice del paesaggio, è stata colta dalla Toscana nell'ottica della semplificazione: in pratica in queste porzioni di territorio non sarà necessario il parere delle Soprintendenze, ma saranno i Comuni a gestire l'applicazione della disciplina paesaggistica, dunque con snellimento delle procedure e riduzione dei tempi. Per esercitare questo potere i Comuni dovranno però adeguare i propri piani strutturali e regolamenti urbanistici alla nuova disciplina paesaggistica. L'opera di individuazione delle aree compromesse e degradate è in corso: si tratta di fare una ricognizione di tutti i vincoli apposti con decreto che si sono susseguiti nel tempo. La salvaguardia scatta subito In attesa che i piani strutturali comunali siano adeguati alla disciplina paesaggistica contenuta nel Pit, e nelle more dell'attuazione dell'intesa Regione-Ministero, la Regione ha allargato i propri poteri di controllo. Due le "salvaguardie" (contemplate dall'articolo 36 della disciplina del Pit), che hanno la forza di rendere nulli gli atti contrastanti, e che sono operative fin dalla pubblicazione sul Bollettino regionale dell'adozione del Pit: l'obbligo per i Comuni di trasmettere alla Regione i piani attuativi relativi a beni paesaggistici che, entro 60 giorni, saranno valutati da una conferenza di servizi a cui partecipano tutti gli altri enti territoriali interessati e le Soprintendenze; e il divieto di interventi in contrasto con le prescrizioni previste dal Pit per i beni paesaggistici. Il controllo regionale sui piani attuativi è mirato a risolvere i problemi causati da piani strutturali fatti secondo logiche diverse e, se da un lato comporta un ritardo sul fronte autorizzativo, dall'altro - in caso di esito positivo - semplifica il successivo iter (servirà solo una mera verifica di conformità dei sìngoli interventi al piano attuativo). Mentre il controllo regionale sui piani attuati è già operativo (in agosto si sono tenute due conferenze di servizi), di più difficile applicazione ò il divieto di realizzare interventi in contrasto con le prescrizioni del Pit per i beni paesaggistici, in sostanza con gli obiettivi di qualità, che però ancora mancano delle indicazioni di dettaglio. Nel caso, ad esempio, sia prescritta la salvaguardia della prospettiva del centro storico, il fatto che non sia ancora definito il perimetro su cui applicarla rende l'indicazione troppo generica. In ogni caso, queste due "salvaguardie", secondo Gamberini, riducono gli ambiti di discrezionalità e le possibilità di errore dei Comuni, diminuiscono i contenziosi ed evitano di ritrovarsi con ecomostri spuntati tra le colline da sbattere in prima pagina. «Mai più casi come Monticchiello», assicura l'assessore all'Urbanistica, Riccardo Conti. «