Navacchio, querelle tra il Polo tecnologico e la proprietà di villa Luxardo L'appezzamento di terreno è racchiuso all'interno di antiche mura. Dentro un pozzo, ad oggi completamente ingoiato dai rovi e dall'incuria -------------------------------------------------------------------------------- C'era una volta un orto... che poteva rimanere tale o diventare un parco, proprio a ridosso del Polo Tecnologico di Navacchio: una vera e propria vetrina degna di una zona di spicco sul piano scientifico e culturale. E invece ne è nata una contesa che ha permesso al degrado di impadronirsi dell'area. La vicenda di questi 2mila metri quadrati è complicata. A ricostruirla ci pensa uno dei diretti interessati, Lorenzo Erberto Olia, figlio della proprietaria del terreno situato nel cuore di Navacchio, in via Giuntini, davanti alla Villa Luxardo Caniato-Stara, del quale è parte integrante. «Questo appezzamento, completamente racchiuso da un antico muro e munito di un bel pozzo centrale, è stato oggetto nel 1999 di un preliminare di compravendita col Polo Tecnologico di Navacchio, che lo aveva richiesto alla mia famiglia per potersi dotare di un adeguato spazio verde a servizio dei suoi frequentatori». I proprietari dettero la loro disponibilità all'operazione: «I patti erano che il bene sarebbe rimasto uno spazio verde, tranne una piccola porzione (lato Polo Tecnologico) e che sarebbe stato mantenuto il muro di cinta sul fronte strada, anche se bisogna dire che quest'ultimo fu solo un accordo verbale col l'allora amministratore unico ed attuale presidente cda del Polo». Ma a questo punto arriva il colpo di scena: «Nel frattempo la Soprintendenza, che intendeva già apporre un vincolo sulla villa, lo estese anche all'orto in questione; la cosa non piacque affatto ai responsabili del Polo tecnologico, i quali, essendone già al possesso prima dell'atto d'acquisto definitivo, non tenendo conto delle norme di salvaguardia sui beni storici, lo trasformarono nei primi mesi del 2000 in un parcheggio, asportando quasi integralmente il terreno fertile e pulito che lo ricopriva». Ecco l'origine della diatriba: «Non sto qui ad elencare le successive tappe del contenzioso che da quel giorno ha diviso la mia famiglia dal Polo e dal Comune di Cascina. Sta di fatto che c'è una causa in corso da anni e che nel frattempo, nonostante segnalazioni alla Soprintendenza ed alla Procura della Repubblica, il Polo non ha fatto il benché minimo intervento di manutenzione ordinaria». Eppure nel marzo del 2004 la Soprintendenza si è pronunciata chiaramente: nella lettera inviata alla Procura, il Soprintendente sottolineò che l'area versava «in un grave stato di degrado ed è impropriamente usata a parcheggio. In essa risultano inoltre depositati detriti e materiale edile di scarto; all'interno del giardino murato è evidente un trattamento diffuso del suolo in battuto e stabilizzato di cava estraneo a quanto evidenziato nella proposta progettuale. Per l'accesso carrabile all'area è stato aperto un varco nel muro di cinta, anche questo in contrasto con quanto indicato nel progetto». Con il passare degli anni, quel pezzo di terreno è irriconoscibile: «È in una condizione - sottolinea con amarezza Lorenzo Eriberto Olia - che fa vergogna: pieno di alberi cresciuti alla rinfusa sotto i quali giace ancora in stato di abbandono ciò che è avanzato dalla costruzione del secondo lotto della struttura "scientifica"; o almeno quello che non è stato rubato da chi aveva bisogno di un po' di materiale edile per le proprie case... Dal muro sulla strada pendono i ricacci del glicine e delle rose che hanno sempre rivestito il muro sul lato interno e sulla sommità, creando pericolo ai passanti». Uno scempio che mina la sicurezza e l'igiene della zona: «Sul lato ovest del muro c'è una breccia aperta nel 2000 per costruire il parcheggio e da lì si infiltrano persone a drogarsi o a gettare rifiuti, sempre col rischio che un giorno o l'altro qualcuno cada nel pozzo». L'orto è in degrado e il panorama dalle finestre della villa, dal lato che si affaccia su via Giuntini, è veramente desolante: l'area è diventata impenetrabile, il muro di cinta è completamente assalito da piante ed erbacce. E sullo sfondo, si intravede la struttura del Polo tecnologico, simbolo di innovazione e modernità, elementi decisamente in contrasto con un orto che poteva diventare un salotto buono, ma che per ora è un simbolo di degrado.
NAVACCHIO. Là dove c'era l'orto ora solo degrado
La proprietà di villa Luxardo Caniato-Stara a Navacchio è stata oggetto di una controversia con il Polo tecnologico di Navacchio. Nel 1999, il Polo aveva richiesto la compravendita di un appezzamento di terreno, che sarebbe stato utilizzato come spazio verde. I proprietari avevano accettato, ma il Polo lo trasformò in un parcheggio nel 2000, asportando quasi integralmente il terreno fertile. La Soprintendenza ha esteso il vincolo sulla villa all'orto, ma il Polo non ha fatto interventi di manutenzione. Nel 2004, la Soprintendenza ha dichiarato che l'area era in grave stato di degrado e che il Polo stava utilizzando l'orto in modo inappropriato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo