Dopo un secolo a Palazzo Litta. La nuova vita delle stanze che accolsero Napoleone Stanze dorate, affreschi, stucchi. Salottini privati con le pareti rivestite di seta che hanno visto risate, amori, chiacchiere, segreti sussurrati. Intarsi e ornamenti preziosi sulle porte e sugli scuri, raffinati pavimenti in legno. Ovunque si respira la magnificenza e la sontuosità degna di una reggia in miniatura. D'altra parte qui c'era sempre una festa. Perché, per un paio di secoli, questa fu la casa più prestigiosa della città, il centro della vita mondana milanese, famosa per i memorabili ricevimenti. Non c'è stata, nel passato, persona importante, testa coronata, imperatore o regina, che non sia stata ricevuta nelle lussuose sale di palazzo Litta di corso Magenta. Furono feste e balli per Marianna d'Asburgo, arciduchessa d'Austria, che si fermò a Milano nel 1649 durante il suo viaggio verso Madrid, dove andava sposa al re, Filippo IV. QUALCHE anno dopo, calcò i saloni di Palazzo Litta l'infanta di Spagna Maria Teresa, moglie dell'imperatore Leopoldo I. Poi passarono nella luccicante Sala degli Specchi, il vanto della casa, o passeggiarono nel grande giardino, che arrivava fino quasi al Castello Sforzesco, Maria Teresa d'Austria, Eugenio Beauharnais, Napoleone. Ha avuto tante fortune Palazzo Litta, una su tutte: fu risparmiato quasi miracolosamente dalle bombe dell'ultima guerra, che nell'agosto del 1943 martoriarono Milano. Il bombardamento lo sfregiò, lasciando però quasi intatte le sue bellezze, espressione di una classe ricca, colta e nobile, che oggi finalmente anche il pubblico può ammirare. Costruita tra il 1642 e il 1648, nella Milano spagnola, da Francesco Maria Richini per il conte Bartolomeo Arese, rimaneggiata alla metà del '700 per acquisire la veste barocchetta che ancora oggi riesce a stupire, venduta all'inizio del '900 alle Ferrovie dello Stato e degradata al ruolo di uffici, questa grande dimora, gioiello d'altri tempi, un neo, infatti, l'aveva: è sempre stata privata, mai aperta al pubblico. Palazzo di famiglia (Arese prima, Litta poi) fino al 1870, perduto per mancanza di eredi. Luogo di lavoro dopo. Le Ferrovie si aggiudicarono il complesso grazie ad un'asta. La proprietà passò così al Demanio. E le porte, ai più, rimasero ancora chiuse. Ci sono voluti quasi quattro secoli, ma ora anche i visitatori potranno entrare e vedere gli ambienti riccamente decorati, per rendersi conto della magnificenza vissuta nel passato da Milano, nascosta dietro mura oltre le quali è difficile immaginare ci possa essere ancora una testimonianza così intatta di tanto sfarzo. In attesa della restituzione totale alla città, dopo i restauri che sono in programma e verranno, il palazzo, acquisito dal ministero dei Beni Culturali, inaugura oggi, Rutelli presente, una mostra su Oriana Fallaci, ospitata nelle sale più belle, al piano nobile. Ci si accede salendo uno scenografico scalone a forbice. Nel salone degli Specchi una teca espone solamente i libri scritti dalla prima giornalista embedded, per non alterare la grandiosità dello spazio, ornato da specchiere, la volta affrescata da Antonio Cucchi e l'unicum degli infissi e degli scuri; legno intagliato dipinto a foglia d'oro «che non ha uguali in altre città d'Italia», assicura la sovrintendente Carla di Francesco. Nel boudoir della padrona di casa, salottino non utilizzato per la mostra, le pareti conservano ancora i tessuti in seta del 1770, ispirati al gusto cinese. Ci si potrà solo mettere il naso, osservando senza entrare, per preservare i preziosi pavimenti originali a intarsio e gli arredi. «Per Milano queste sono delle reliquie dice ancora Carla di Francesco . La raffinatezza delle realizzazioni è straordinaria, unica. Paragonabile a quella che si ritrova nella villa reale di Monza». Nelle sale che si susseguono, l'elmetto sotto la bandiera americana e lo zaino della giornalista in missione a Saigon durante la guerra del Vietnam, le foto e le immagini video, gli oggetti personali della Fallaci e i pannelli con le pagine di giornale, avranno come cornice gli ambienti del palazzo del '700, aperti per la prima volta in questa speciale occasione. Altre ce ne saranno. La prossima mostra in programma, per esempio, sarà di arte contemporanea. «La nostra intenzione è restaurare il complesso con cantieri susseguenti, per poter continuare ad usare il palazzo durante il restauro» spiega Di Francesco. La sede della sovrintendenza è qui, l'idea è trasformare il complesso in una Cittadella della Cultura. Pure la parte di giardino rimasta, pallido ricordo di un passato glorioso ma prezioso polmoncino verde nel cuore della città, verrà destinato in futuro ad un uso pubblico, aperto ai cittadini. Intanto ai visitatori della mostra verrà data la possibilità di entrare anche in quello che diventerà il laboratorio della sovrintendenza a Palazzo Litta, con una chicca d'arte moderna. È al piano terra del cortile d'Onore, bell'esempio di cortile seicentesco milanese, che si affianca al magnifico cortile dell'Orologio. Dal 29, per il periodo della mostra che dura fino a metà novembre, il giovedì si potrà fare un'escursione anche in quell'ambiente. E, con il naso all'insù, ammirare il soffitto bianco macchiato di azzurro e rosa, solcato da tagli d'artista. Lo fece Lucio Fontana per un albergo all'isola d'Elba. Acquisito dal ministero, la sua nuova collocazione sarà questa. "Oriana Fallaci-Intervista con la storia", Palazzo Litta, da sabato al 18 novembre, orario 10-20 tutti i giorni, ingresso libero SALONI DORATI Qui sì tenevano i ricevimenti di Maria Teresa imperatrice ANGOLI PRIVATI Nel boudoir della marchesa i pavimenti sono a delicati intarsi