LUCCA. Anche per alcuni dei cosiddetti musei «minori» toscani, statali e comunali, la situazione non è rosea, anche se non drammatica. Infatti se per alcune strutture statali non risultano particolari problemi, per altre ci sono riduzione delle pulizie, tagli alle spese" di cancelleria, (ma non solo), e talvolta carenze di personale e riduzione degli orari di apertura. Per i musei comunali si riscontra soprattutto incertezza per il futuro. Questo perché è scontato che i tagli della Finanziaria sugli enti locali si ripercuoteranno anche su questo settore. Nel dettaglio, vediamo per esempio che al museo statale della Certosa di Calci sono stati ridotte le pulizie e ci sono problemi per comprare la cancelleria ma anche la dotazione igienica delle toelette. Minori giornate di pulizia anche al museo di Villa San Martino, all'Elba; al museo archeologico di Cosa, ad Ansedonia, oltre ad una gestione sparagnina di telefoni e luci, le difficoltà maggiori sono la manutenzione e la segnaletica del parco archeologico. Situazione difficile a Lucca, dove manca il personale: se per Palazzo Mansi si riesce ad assicurare quasi sempre l'orario di apertura, a Villa Guinigi si sono dovute ridurre le aperture pomeridiane. Ma nei musei comunali si respira un clima di incertezza. «Quest'anno abbiamo risentito della crisi del turismo» spiegano al museo etrusco di Volterra - abbiamo venduto meno biglietti, fondamentali per pagare il personale già ridotto all'osso». E da Piombino il presidente del parco archeologico di Baratti e Populonia, Massimo Zucconi, da cui dipende il museo archeologico di Piombino, dipinge un quadro preoccupante: «Il Comune ancora non ha pagato i servizi e noi abbiamo dovuto anticipare le spese, accollandoci ulteriori oneri finanziari».