Un modo in realtà ci sarebbe, per tamponare la situazione. In attesa che il Senato valuti il disegno di legge dell'onorevole Alessio Butti; che la Regione accolga la mozione del consigliere Luca Gaffuri e, se è il caso, si riprenda le deleghe di tutela ambientale affidate dieci anni fa ai Comuni, il legislatore potrebbe intervenire con una modifica alla legge regionale 12 del marzo 2005, o «legge per la pianificazione del territorio ». La invoca l'architetto Giuseppe Cosenza, invitando Gaffuri a «non limitarsi a una mozione ma a presentare una proposta di legge: perché è vero che gli esperti ambientali possono negare l'autorizzazione a un progetto, ma il privato riproporrà gli stessi metri cubi eliminando gli elementi di negatività contestati nei pareri motivati». Il disgusto, infatti, non sempre deriva dal brutto, ma spesso dal troppo: un eccesso di cemento, per quanto ben distribuito e mascherato, è inaccettabile al pari di un edificio senza grazia. «Il problema sta a monte e riguarda le scelte urbanistiche», spiega Cosenza. Ecco dunque l'azione possibile: «Bloccare l'articolo 25 della legge 12», suggerisce l'avvocato Lorenzo Spallino. Una norma transitoria che consente ai Comuni, finché non avranno approvato i nuovi piani di governo del territorio, di presentare piani integrati d'intervento con variante al piano regolatore, potenzialmente senza limiti di volumetria. «I comuni presentino solo varianti ordinarie: l'80 degli interventi verrebbe meno».