Il montaggio che mostra la possibile cementificazione convince la commissione edilizia a salvare il verde superstite. Ora si farà dietrofront? Il Comune ha creato un'area protetta di 3.500 ettari sulle colline. La Regione deve dare l'ok: si temono sorprese L'Arena, 19 febbraio 2007). Ma il parco delle colline, ancora sulla carta, rischia già d'insabbiarsi in laguna: la Regione ha infatti all'esame il nuovo piano di assetto territoriale (Pat), approvato dal Consiglio comunale di Verona al posto del vecchio piano regolatore il 10 aprile scorso, e che comprende anche le norme di tutela ambientale per le colline. Il documento urbanistico è stato inviato il 25 maggio alla Regione, che ha 50 giorni di tempo per restituirlo, vistato e operativo, oppure con richiesta di modifiche. Queste ultime per la possibilità che riaprano la cementificazione sono temute dal comitato colline veronesi, che aveva perorato la nascita del parco. Non è stato un parto spontaneo. Tomaso Bianchini ed Emanuele Napolitano, gli animatori del comitato ambientalista e dell'associazione Lessinia Europa, hanno fatto come Pietro Gazzola, il soprintendente ai monumenti che nel 1960 salvò le Torricelle dalla speculazione edilizia. Gazzola portò in Comune un fotomontaggio, mostrando come sarebbe sparita sotto le case la quinta verde di Verona, lasciando fare ai palazzinari. Bianchini e Napolitano hanno preparato uno striscione con la gigantografia di Quinzano cementificata e lo hanno steso in commissione urbanistica, il 5 aprile scorso. La provocazione è stata efficace assieme alla documentazione su villette spacciate per annessi rustici, serbatoi d'acqua irrigua con finestre, muri di terrazzamento con autorimessa, fienili con antenna parabolica e la commissione ha approvato la tutela paesaggistica e ambientale; «una grande area naturalistica di 3500 ettari», spiegano Bianchini e Napolitano, «con il nucleo centrale nel sito di importanza comunitaria tra le colline di Avesa e Quinzano, ma che si estende, attraverso la dorsale delle Torricelle, fino al cuore della città storica presso il Teatro Romano». La zona dovrebbe, dunque, essere preservata dall'espansione edilizia. Giorgio Massignan, presidente provinciale di Italia Nostra, si è appellato al sindaco: «La legalità, di cui questa nuova ammnistrazione si è fatta paladina, deve essere riferita anche agli abusi edilizi e alle costruzioni illegali che deturpano il paesaggio. È doveroso che il sindaco ordini un serio controllo per verificare che gli annessi rustici siano realmente tali e non delle villette e, nel caso venisse riscontrato il dolo, intervenga con durezza». Averardo Amadio del Wwf ha suggerito un rimedio: «Manca un "libro fondiario", necessario per confrontare progetto ed esecuzione, a evitare che stalle e fienili mutino abusivamente destinazione d'uso dopo il rilascio del certificato di agibilità». Resta da vedere se ci saranno sorprese da Venezia e se il Comune vorrà davvero difendere il verde superstite.
AMBIENTE DA DIFENDERE. Il parco può insabbiarsi in laguna
Il Comune di Verona ha creato un'area protetta di 3.500 ettari sulle colline, ma il piano di assetto territoriale (Pat) approvato dal Consiglio comunale potrebbe insabbiare il parco. Il Pat comprende norme di tutela ambientale per le colline, ma il comitato colline veronesi teme che la cementificazione possa riaprire. Il comitato ha preparato un fotomontaggio mostrando come sarebbe sparita la quinta verde di Verona e ha presentato la documentazione al Comune. La commissione urbanistica ha approvato la tutela paesaggistica e ambientale, ma il piano non è ancora stato vistato e operativo.
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