La Regione non decide più, la Provincia non ancora: fino al 2009 varianti ai piani regolatori senza limiti alle volumetrie In fase di avvio interventi per 150mila metri cubi, ma è solo la punta dell'iceberg: si studiano nuove edificazioni La mega gru nel cantiere di via Torno, all'imbocco della statale Lariana: ma le colate di cemento sono in arrivo non solo in città Piazzato sui declivi di un monte che guarda verso le acque, strutturato in più piani secondo un disegno architettonico di dubbio gusto, il cemento certo diventa un affronto al senso estetico; una dissonanza nel paesaggio che lo incornicia come un corpo estraneo e un poco, suo malgrado, ingentilisce: ma mai abbastanza. La disarmonia è più evidente, laddove lo scenario è natura e arte; e la colpa facilmente attribuita a quegli esperti ambientali, con l'esperienza scritta soltanto su un attestato di frequenza a un corso di poche ore, che hanno espresso parere favorevole al progetto su carta. Responsabilità inconfutabile, ma da spartire con chi è venuto prima: perché quando le volumetrie sono già previste dallo strumento urbanistico, si può ancora discutere sulla bellezza, ma di ridurre i metri cubi e l'imponenza non se ne parla più. L'occhio non rifugge solo il brutto: anche il troppo, che scorge con disapprovazione sul lago o nei dintorni della città. Lipomo o Grandate, per esempio, Montorfano o Cabiate, anche. «Alcuni Comuni hanno purtroppo già urbanizzato il 60-70 del territorio a disposizione -osserva l'architetto Giuseppe Cosenza, dirigente provinciale - Ma già quando si supera la soglia del 40 del suolo consumato la situazione inizia a considerarsi critica». Allarmante il passato; allarmante non meno il presente e il futuro prossimo: sui tavoli degli uffici provinciali attualmente giacciono sette piani integrati d'intervento, altri sono stati esaminati di recente, per un totale di 150mila metri cubi, 500 appartamenti di 100 metri quadrati circa, da edificare nei paesi del Comasco. Altri ancora sono pronti da esaminare: con il cemento sembra non finire mai. Quel che ha da venire e non si conosce ancora è più preoccupante di quel che è già stato o si sa che sarà presto. Le costruzioni si distribuiscono senza badare a che cosa debbano affiancarsi, se prato o lago o magari anche una bella chiesetta senza valore artistico, eppure simbolo di una storia perduta. Nell'immediato, le pianure dalla Bassa o della Brianza saranno le più intaccate: 25mila metri cubi a Cadorago, distribuiti in tre piani. A uno, il più corposo, la Provincia si era detta contraria: il Comune l'ha approvato comunque. Altri 32mila metri cubi a Orsenigo, nell'area industriale dell'ex Vosacec; 12mila a Vertemate con Minoprio, 16mila a Cermenate. Al confronto, le volumetrie sul lago paiono tanto cosa senza rilevanza: 5mila metri cubi ad Argegno, in località Camoggia, 3.600 a San Siro, zona Il Moletto. Ma la quantità sfigura, dove lo sfondo è di maggior pregio: importa la qualità, che i piani integrati d'intervento, nati per recuperare le aree degradate ma oggi sfruttati anche per interventi edilizi da tale finalità svincolati, difficilmente garantiscono. «Di per sé sono positivi - precisa Stefano Valli, assessore provinciale al Territorio - Servono a risolvere delle criticità. Ma in casi eccezionali diventano la norma». «Certo - concorda Cosenza -, ci sono anche comuni virtuosi, che li utilizzano correttamente. Altri invece se ne approfittano». La ragione si cerca e trova nella legge regionale 12 del marzo 2005, con il quale la Regione ha imposto ai Comuni di redigere un piano di governo del territorio, approvato dai consigli comunali e compatibile con il piano territoriale di coordinamento provinciale, che sostituisca entro il 2009 il vecchio piano regolatore, che veniva invece approvato dalla Regione. Finora soltanto due Comuni, Capiago e Gera Lario, se ne sono dotati. «Quando il sistema entrerà a regime non vi sarà motivo di preoccuparsi - continua Cosenza - I piani di governo del territorio dovranno essere sottoposti obbligatoriamente a valutazione ambientale strategica che accerti in maniere documentata, da parte di esperti, la sostenibilità degli interventi in rapporto alle volumetrie ma anche in riferimento all'inserimento nel contesto paesaggistico-ambientale e all'assetto idrogeologico dei luoghi». Giacché, in previsione, fra pochi mesi avrà le mani legate, qualche comune tenta di fare il possibile adesso: e, invece di adoperarsi per redigere il Pgt, lavora a dar consensi a piani integrati d'intervento presentati dai privati, che in cambio offrono servizi e opere pubbliche. Lo prevede una norma transitoria della legge 12, con termini di vantaggio evidenti: «I piani integrati si adottano in variante al piano regolatore e la volumetria viene stabilita in seguito a una contrattazione fra operatore e Comune». Cioè, è potenzialmente illimitata, così come il guadagno degli enti locali che, in tempi dove si è costretti a stringere i cordoni della borsa, non osano opporre un «no», anzi tendono a dire «sì». Gli scempi più gravi, come villa Roccabruna, sono nati così: «Fosse già stato in vigore il piano provinciale - rivela Cosenza - non sarebbe accaduto». «È importante che agevolare la redazione dei piani di governo, che sono utili ma anche costosi: per questo - annuncia Valli - pensiamo a un sistema di contributi economici».