Le colate di cemento, sul lago e non solo, iniziano a preoccupare anche l'amministrazione provinciale. Convocata in via straordinaria, domani la giunta si riunirà per valutare il da farsi. «Nel frattempo - spiega l'architetto Giuseppe Cosenza, dirigente del settore pianificazione territoriale - abbiamo emanato una circolare affinché i Comuni predispongano la valutazione ambientale anche nell'approvazione dei programmi integrati di intervento, proprio per evitare eccessi di previsioni volumetriche di forte impatto ambientale». Architetto, la responsabilità degli scempi sul lago appartiene soltanto agli esperti ambientali? La responsabilità maggiore è di chi nomina esperti che in realtà non lo sono. Mi chiedo infatti di quali "esperti" parliamo. Trovo inqualificabile nominare soggetti che non hanno titoli adeguati ed esperienze comprovate mentre è sufficiente un corso di alcune ore per essere qualificati "esperti". Le volumetrie sono però previste dagli strumenti urbanistici. E chi li ha redatti si smarca rimandando alla Regione che li ha approvati. È così? In materia di paesaggio le responsabilità devono essere ripartite fra tutti i soggetti che in qualche modo concorrono a legittimare una eccessiva urbanizzazione in presenza di rilevanze paesaggistiche ed ambientali significative. In ogni caso, con la nuova normativa del marzo 2005, la Regione non ha più competenza nell'approvazione degli strumenti urbanistici. Ed entra in gioco la Provincia: con quale ruolo? Ha approvato il piano territoriale di coordinamento, con prescrizioni vincolanti per i Comuni nella predisposizione dei nuovi piani di governo del territorio, che dal 2009 sostituiranno i vecchi piani regolatori. I piano di governi del territorio saranno approvati direttamente dai Comuni, senza passare dagli uffici regionali. La preoccupa? No, in quanto il piano provinciale ha introdotto l'obbligo di rispettare un "indice di consumo del suolo". Mi preoccupa di più questa fase di transizione. Per quale ragione? I Comuni possono, fra l'altro, approvare programmi integrati di intervento in variante ai piani regolatori vigenti: e introdurre nuove ed importanti volumetrie con impatti significativi sull'ambiente. Peraltro, è uno strumento che consente una sorta di "contrattazione" fra un operatore ed il comune, per cui a fronte delle nuove costruzioni vengono realizzate opere pubbliche direttamente dal privato. Sappiamo delle difficoltà finanziarie in cui versano i Comuni e il gioco è fatto. C'è qualcosa che la Provincia può fare, oggi, per fermare l'edificazione prevista da un piano integrato? Può respingere gli interventi che riguardano ambiti territoriali non ancora edificati: il piano territoriale ha classificato tali aree nella propria rete ecologica con una normativa di tutela. Ma non può intervenire laddove la competenza all'approvazione è esclusivamente del consiglio comunale. S. Bra.