FIRENZE. I grossi complessi monumentali toscani sfuggono alla crisi grazie agli incassi dei biglietti. Santa Croce, ad esempio, respira da quando l'Opera ha potuto imporre un biglietto di ingresso alla basilica. Fino all'estate scorsa, infatti, la manutenzione del monumento era affidata a magre risorse e gli interventi dello Stato si materializzavano solo se l'urgenza diventava emergenza. «Ora, con i proventi di un milione di visitatori l'anno - spiega Ginevra Facchinetti, responsabile della conservazione delle opere - abbiamo impostato un programma di interventi finora impossibili. Abbiamo restAurato la cappella Bardi, inizieremo i lavori alla Salviati e alla Baronchelli, poi al tetto della navata centrale». Anche all'Opera del Duomo decisivi sono i proventi dei biglietti (1,5 milioni l'anno) pagati dai turisti per visitare il museo, la Cupola, il Battistero e il Campanile di Giotto. «Difficile quantificare quanto spendiamo ogni anno - dice il segretario Patrizio Ostieresi - anche perché gli interventi sono fatti dal nostro personale». Anche qui ben poco arriva da Roma: «Negli ultimi venti anni - aggiunge Ostieresi - lo Stato si è accollato solo il restauro degli affreschi del Cupolone di Brunelleschi». In compenso è stata restaurata tutta la facciata marmorea del Duomo e ora è in corso il restauro della «Gabbia dei grilli», il loggiato esterno di Baccio d'Agnolo. Per tutti questi interventi dallo Stato non arriva un centesimo, in compenso qualche sponsor privato si è dato da fare: la Fondiaria ha pagato il restauro dei due affreschi di Paolo Uccello e Andrea del Castagno, la CRF il rifacimento delle vetrate