FIRENZE. «La situazione economica degli archivi in Toscana è difficilissima, e per rendere l'idea basti pensare che qui, alla Soprintendenza archivistica di Firenze, siamo stati tutta l'estate senza telefono perché non avevamo i fondi per le bollette: per poter avere il minimo indispensabile di contatti con l'esterno abbiamo dovuto usare i cellulari pagando di tasca nostra». Renato Del Fiol, l'esperto della Soprintendenza archivistica di Firenze che cura la documentazione economica ed industriale toscana traccia un quadro desolante della situazione in questo settore, confermato anche dalle sedi provinciali degli Archivi di Stato. Problemi per pagare le bollette, acquisti di cancelleria da centellinare (o da rimandare), riduzione delle pulizie, e, soprattutto, il rischio di una paralisi delle attività. In questo settore la scure dei tagli ha picchiato più che in altri versanti dei beni culturali, con riduzioni degli stanziamenti a volte quasi del 50. «Francamente non so come potremo avere il riscaldamento invernale - spiega Del Fiol - ma il vero problema è che non possiamo abbozzare un qualsiasi programma di attività, visto che non sappiamo nemmeno se avremo una minima dotazione da spendere in nuovi progetti». Una conferma arriva dall'Archivio di Pisa, dove il vice direttore Giancarlo De Fecondo riferisce di un'estate drammatica, con la minaccia di dover letteralmente chiudere l'attività: «Mancano i soldi per il riscaldamento, per le pulizie, per le spese minime insomma. Se siamo riusciti a evitare il blocco totale lo dobbiamo alla Provincia di Pisa, che ci ha girato il finanziamento di 25mila euro destinato alle attività culturali, con cui abbiamo tappato le falle più gravi. Ma - conclude - non possiamo attenderci che nel 2004 questo finanziamento sia ripetuto». E da Livorno arriva l'eco di un bilancio ridotto peggio che all'osso, tanto che la direttrice Serafina Bueti spiega che non potrà pagare i circa 5mila euro di tassa comunale sui rifiuti. «Non ho i soldi per farlo, e dal ministero non mi arriva nessun capitolo di spesa per questa voce» - sottolinea la direttrice, che poi spiega come l'attività dell'archivio, dove quest'estate si è centellinato l'uso della corrente e dei telefoni, e dove ad un certo punto era venuta persino a mancare la carta per fotocopiare, sia ridotta alla mera sopravvivenza o quasi. Ma la dottoressa Bueti nota anche un altro problema, quello degli acquisti di beni e servizi attraverso la Consip, l'agenzia centralizzata del ministero: c'è l'obbligo di servirsene, ma a volte i prezzi sono tutt'altro che concorrenziali. «Talvolta troviamo costi più alti di quelli dei fornitori in zona». UN PATRIMONIO A RISCHIO. Istituti scolastici e 73 raccolte di Asl e ospedali. Gli archivi economici, sia dette camere di commercio che di aziende, in attività o ormai cessate, sono 450. mentre 54 sono relativi al turismo. Gli archivi di famiglie sono 330, mentre 40 fanno riferimento a sindacati e movimenti politici, e altri 112 archivi sono relativi a culti religiosi, sia cattolici che non, mentre altri 100 circa sono di generi diversi. Se riunissimo tutti faldoni che contengono i documenti cartacei servirebbero 200 chilometri di scaffali. Nelle varie raccolte, oltre ai vari documenti, ci sono 600mila tra disegni e mappe, 500mila foto e 50mila pergamene.
L'agonia degli archivi storici
La situazione economica degli archivi in Toscana è difficile. La Soprintendenza archivistica di Firenze non ha avuto i fondi per le bollette e ha dovuto pagare di tasca propria. Altri archivi, come quello di Pisa, hanno dovuto chiudere l'attività per mancanza di fondi. La Provincia di Pisa ha fornito un finanziamento di 25mila euro, ma non si può attenderne una ripetizione. Gli archivi economici sono 450, mentre quelli di famiglie sono 330. I documenti cartacei servirebbero 200 chilometri di scaffali. La situazione è critica, con la minaccia di una paralisi delle attività e la perdita del patrimonio culturale.
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