Luca Gaffuri, Margherita, chiede alla Regione di valutare l'atteggiamento dei Comuni e di punire i meno virtuosi Alessio Butti presenta in Senato un disegno di legge per restituire alla Soprintendenza i poteri di tutela ambientale La bellezza sarà pure cosa soggettiva, ma il rischio del brutto è una consapevolezza in grado di appianare le divergenze. Quando il tema è l'ambiente, l'estetica del paesaggio, non conta destra né sinistra, maggioranza o minoranza: la carica politica è soltanto un'opportunità, uno strumento utile a raggiungere intenti che, in occasioni come questa, non hanno più colori politici né slogan faziosi. E allora eccoli lì, uniti attorno a un tavolo assieme all'avvocato Lorenzo Spallino: Alessio Butti, An, e Luca Gaffuri, Margherita; l'uno senatore, l'atro consigliere regionale, entrambi nelle file della minoranza, uniti per la «dignità del paesaggio», che si chiama anche «tutela della memoria». Intenti a promuovere una revisione del sistema che l'ha delegata ai Comuni, aprendo la strada anche agli interventi che oggi deturpano le sponde del lago. Eppure sono «solo la punta dell'iceberg », precisa preoccupato l'architetto Giuseppe Cosenza, dirigente provinciale, annunciando come sulla scrivania del suo ufficio giacciano sette piani integrati d'intervento per 150mila metri cubi di nuove edificazioni in vari paesi del Comasco, più richieste di valutazioni preventive da parte di altre amministrazioni locali: avvisaglia allarmante di come la tendenza al cemento e alla speculazione edilizia non si curi dell'ambiente. Demandarne la tutela a un ente locale, incapace talvolta di opporsi agli interessi economici forti o attento talaltra ad approfittarsene, è stata una grave svista, a giudicare dalle proposte d'intervento mirate a sanare una situazione che veloce degenera. Con una mozione in Regione Lombardia, dove ancor'oggi il presidente è quello stesso Roberto Formigoni che nel 1997 delegò le competenze ai Comuni, il consigliere Luca Gaffuri, Margherita, chiede di esaminare ciò che da quella legge è scaturito. Nel caso - probabile - di una valutazione negativa dei risultati, due sono le strade da imboccare: «Riprendersi le competenze affidate nel 1997 ai Comuni oppure revocare le deleghe solo a quegli enti locali che non hanno utilizzato correttamente il potere assegnando, premiando in questo modo chi si è comportato in modo virtuoso». Che altri invece siano stati "scorretti", sia pur nel rispetto degli strumenti urbanistici di volta in volta variati a seconda dei desideri, non lo si apprende da chi fa politica. «Basta fare un giro sul lago per constatare che qualcosa non funziona nel sistema generale di gestione del territorio», osserva Spallino, trait d'union fra Gaffuri e Butti, spiegando come la volontà di salvaguardare il paesaggio sia riuscita a coalizzare «esponenti di forze politiche diverse ma egualmente sensibili alle tematiche del territorio. Il fatto che entrambi i firmatari appartengano a forze di minoranza nei relativi ambiti istituzionali è, nemmeno tanto paradossalmente, un elemento di forza della proposta: la politica, come la vita, non è un gioco a somma zero, dove la vittoria di un contendente equivale alla sconfitta dell'altro. Nel nostro caso il grido di dolore che proviene da un territorio umiliato. Nel gioco della tutela del paesaggio se perdiamo, perdiamo tutti». A perdere si è cominciato in verità già nel 1977, quando un decreto del Presidente della Repubblica delegò alle Regioni quei compiti che prima erano dello Stato e che da dieci anni sono dei Comuni. Da quel giorno di luglio il Ministero, per tramite dei funzionari della soprintendenza, ha potuto soltanto annullare i progetti, per motivi di legittimità e non più di merito, senza partecipare alla loro elaborazione. L'azione dell'onorevole Butti intende dunque correggere un provvedimento nato con le migliori intenzioni ma rivelatosi poi infausto: «Il disegno di legge che presenterò in Senato vuole restituire alle soprintendenze la possibilità di entrare nel merito dei nullaosta rilasciati dagli enti locali». Una seconda modifica al Codice Urbani, già oggetto di una revisione da parte del ministro Francesco Rutelli, mira poi a rendere il parere del soprintendente «vincolante ai fini dell'emanazione del provvedimento definitivo ». Un riaccentramento dei poteri che, secondo Butti, non è in contrasto con il federalismo: «Qui non c'è alcuna intenzione di metterlo in discussione - dice - Vogliamo piuttosto di difendere il territorio». Certo è che «quanto accaduto negli ultimi anni - afferma il soprintendente Alberto Artioli - sta a indicare una cosa: che il decentramento probabilmente per il paesaggio non funziona».