FIRENZE. Più che usare le forbici si usa l'accetta per tagliare le spese per restauri, grandi opere e tenere aperti musei, biblioteche, archivi. Negli ultimi anni i tagli ai fondi statali per i Beni culturali sono stati pesanti: drasticamente ridotte le aperture serali ai musei, le acquisizioni e gli scavi sono ridotti al lumicino, gli interventi di restauro si limitano a poco più delle emergenze e la vicenda dei Nuovi Uffizi dimostra che a volte neanche i soldi privati svegliano la burocrazia ministeriale. «Se in Toscana la situazione non è esplosiva come in altre zone d'Italia - spiega l'assessore regionale alla Cultura Martella Zoppi - è perché gli enti locali hanno progressivamente aumentato il loro impegno finanziario. La Regione, ad esempio, ha triplicato gli stanziamenti per interventi che in precedenza erano a totale carico dello Stato». Tanto che adesso, incredibile ma vero, il sistema degli enti locali toscani spende per musei e monumenti più di quanto faccia il governo. Tra il 1998 e il 2000 le autonomie locali toscane hanno infatti destinato ai beni culturali 280 miliardi di lire l'anno, mentre gli stanziamenti ministeriali sono passati dai 270 miliardi del 2000 ai 255 dell'anno successivo. In Toscana la situazione è pesantisissima per quanto riguarda gli archivi (vedi altro servizio), che sopravvivono in uno stato preagonico, stentano a tirare avanti le biblioteche, mentre per i musei si cerca di tamponare l'emergenza riducendo all'osso le spese. Certo, la cultura costa, i dieci musei archeologici toscani, ad esempio, accumulano un passivo di gestione di un milione di euro l'anno e poi un museo che non ha un briciolo di politica di acquisizione di nuovi pezzi è condannato a una morte lenta. Senza contare i costi che ricadono sui bilanci dei Comuni per la gestione della straordinaria rete di 457 musei locali toscani, un'esposizione ogni 7.700 abitanti circa, probabilmente un record mondiale di diffusione capillare di cultura. Rimane il fatto che un terzo dei fondi che arrivava da Roma è stato cancellato dal 2001 a oggi e la nuova finanziaria si appresta a far saltare un altro dieci per cento di spese. Ma non basta, c'è il sospetto che per pagare le spese correnti degli istituti culturali dello Stato vengano prelevati fondi dalle voci di bilancio destinate ai restauri ed alle grandi opere. «Se ciò risultasse vero - hanno scritto in un'interrogazione alcuni parlamentari diessini, tra cui l'ex ministro Giovanna Melandri e il deputato versiliese Carlo Carli - si tratterebbe di un comportamento irresponsabile. E' ovvio che vada garantito il funzionamento degli istituti culturali ma stanziando apposite risorse, non paralizzando i restauri». La replica di Urbani non si è fatta attendere: il ministro ha infatti definito «una nuova sparata di notizie false e stravecchie e strasuperate» le affermazioni contenute nell'interrogazione. Dal mondo delle sovrintendenze, arrivano però valutazoni contradditorie: se la calabrese Elena Lattanzi segnala una situazione preoccupante che ha, tra l'altro, portato al blocco delle campagne di scavi archeologici, per il sovrintendente al polo museale fiorentino Antonio Paolucci tutto va bene. «Non abbiamo problemi - dice - e anche gli inconvenienti passati sono il frutto di problemi legati alla riorganizzazione amministrativa del settore». L'inconveniente cui fa riferimento Paolucci riguarda il debito di 286mila euro accumulato nei mesi scansi dagli Uffizi nei confronti dell'Enel e la conseguente minaccia al taglio della fornitura elettrica alla Galleria, una notizia che ha fatto il giro del mondo. Adesso, invece, Paolucci è in grado di assicurare che non sarà staccata la corrente elettrica agli Uffizi. «Stiamo preparando - dice l'assessore Zoppi - un nuovo piano triennale sui beni culturali che comprenderà molti interventi, tra cui il progetto di fattibilità del Museo delle Navi di Pisa e il completamento del restauro dei castelli della Lunigiana».
Non c'è un centesimo per musei e monumenti
In Toscana, i tagli ai fondi statali per i Beni culturali sono stati pesanti, con riduzioni delle aperture serali ai musei, delle acquisizioni e degli scavi. Gli enti locali hanno aumentato il loro impegno finanziario, con la Regione che ha triplicato gli stanziamenti per interventi che in precedenza erano a totale carico dello Stato. Tuttavia, la situazione è ancora preoccupante, con archivi in uno stato preagonico, biblioteche che stentano a tirare avanti e musei che riducono le spese. Il ministro dell'Interno, Urbani, ha definito una replica di notizie false e stravecchie, ma alcuni sovrintendenti hanno espresso preoccupazioni sulla situazione.
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