Due fornaci sotto il cantiere, i cittadini non si arrendonoe chiamano l'artista e "Striscia la notizia" Castelleone, nell'area dove stanno sorgendo i capannoni tra le pietre spuntano marmi e maioliche La Soprintendenza li avrebbe classificati come reperti archeologici secondari, il sindaco sottolinea che l'area di Pian Volpello è osservata speciale fin dal 1978 e se da quel terreno affiorasse materiale di valore storico gli esperti si metterebbero subito al lavoro. Ma i cittadini di Castelleone di Suasa, nonostante tutte le rassicurazioni del caso, guardano preoccupati l'avanzare dei cantieri che stanno realizzando nuovi capannoni nella zona industriale di Pian Volpello e che seppelliranno definitivamente i resti di una abitazione rurale romana e di due fornaci. Così, ancora una volta, c'è chi si è rivolto alla stampa locale e nazionale per tentare fermare il cemento. L'appello è stato rivolto anche al blog di Beppe Grillo che stasera sarà a Senigallia e chissà che non inserisca la vicenda nel suo "Reset" all'ultimo minuto ed è stato interessato anche il Gabibbo dalla redazione di "Striscia la notizia". Un tam tam che non è passato sotto silenzio. La vicenda ha inizio nel 2003, quando il Consiglio comunale di allora dopo avere esaminato il Piano regolatore generale dà il via libera all'impresa per la costruzione di quattro capannoni, che nel tempo sono diventati tre e mezzo proprio per non seppellire sotto i nuovi insediamenti i resti di una fornace. A Castelleone di Suasa, i residenti e il gruppo di opposizione parla di uno scempio e non ci si accontenta di questa soluzione tampone. Ieri mattina il cantiere era fermo: siamo andati a controllare. Una distesa di terra, pietre e mattoni davanti alla costruzione moderna che costeggia la strada che porta al sito archeologico e poi svolta a destra per tornare in paese. Un perimetro pianeggiante e un po' fangoso per la pioggia dei giorni scorsi da dove all'improvviso, quando meno te lo aspetti, spuntano resti di antiche pavimentazioni, ceramiche dipinte mescolate con la pietra, marmi, graniti, pezzi di terracotte, briciole di maioliche. Le ruspe hanno distrutto più del tempo quello che per secoli era stato custodito da madre terra. Si respira l'opera dei nostri avi, tra quei ciottoli giudicati secondari, che sicuramente non saranno di inestimabile valore ma ricostruiscono l'ingegno e l'abilità manuale di uomini di un'epoca davvero illuminata. Ci sono state inviate anche delle foto a testimonianza dell'esistenza delle fornaci e della casa rurale: ma basterebbe guardare tutti quegli "insignificanti" frammenti che si mescolano ai mattoni del Terzo Millennio per inchinarsi alla sapienza antica. Contattato dal Corriere Adriatico quando la polemica è esplosa, il sindaco Giovanni Biagetti aveva sottolineato: "Credo che il ruolo della Soprintendenza non meriti di essere messo in discussione, proprio in riferimento a come le sue strutture ed il suo personale hanno agito nei confronti del nostro territorio in tutti questi anni. Del resto noi dovevamo dare una risposta a chi ci chiedeva infrastrutture per nuove imprese e anzichè guardare altrove, nel territorio, abbiamo preferito indicare quella che rappresenta una zona di completamento, in un'area artigianale già presente da anni". Polemica rientrata e cittadini quietati? C'è ancora tempo per considerare il caso definitivamente archiviato.