----------------------------------------------------------------------------- Una Piedigrotta assai più lunga del previsto. Dopo i festeggiamenti, una lunga coda di polemiche. Attacca a tutto campo Nicola Spinosa, soprintendente al Polo museale. «Una festa? Direi piuttosto una riesumazione. La rievocazione del motto "festa, farina e forca". Anzi "festa, farina e munnezza". Lo capirebbe chiunque soltanto passeggiando per le strade della nostra amara città: Napoli ha ormai definitivamente messo da parte il gusto del bello. Piedigrotta non ha avuto alcuna valenza etica: non è stata una festa del popolo, la gente era isolata. Le persone devono poter comunicare tra loro. Abbiamo invece assistito allennesimo esempio dello sfascio partenopeo. I soldi investiti? Cambierei il verbo: i soldi buttati. Eventi spezzettati senza una ragione di fondo, senza una effettiva coscienza politica. A cosa serve tutto ciò? A chi?». Ma linvettiva del soprintendente non si ferma alla Piedigrotta. Sembra anzi investire lintera gestione della politica culturale in città. «Napoli è una città degradata, allo sfascio. Le istituzioni sono assenti, si concentrano su manifestazioni inutili, che non favoriscono il dialogo e la crescita culturale». Spinosa punta il dito contro «il sempre più abbandonato Maggio dei monumenti, la volgare festa della pizza e la riesumata e scadente Piedigrotta. Sono cose che favoriscono il dialogo? Certamente no. Invece la città ha bisogno di iniziative che abbiano un valore emozionale ma anche etico e sociale». Al soprintendente risponde Marco Di Lello, assessore regionale al Turismo che ha stanziato per la Piedigrotta 750 mila euro su un milione e duecento di budget complessivo. «Vedo che Spinosa litiga con tutti, ma devessere un suo problema. Piedigrotta riesumata e scadente? Su questo possono testimoniare le decine di migliaia di napoletani che vi hanno partecipato». Lassessore provinciale Giovanna Martano esprime «ancora una volta meraviglia per le affermazioni perentorie del soprintendente. La Piedigrotta può piacere oppure no, ma negare che questo ritorno abbia visto unentusiastica partecipazione dei napoletani significa negare levidenza. Bisogna modificare, migliorare, entrare nel merito? Non cè problema, facciamolo insieme. Ma mai mi assocerò al pessimismo senza spiragli che Spinosa ormai professa da tempo». Va più a fondo lassessore comunale al Turismo, Valeria Valente: «Da un uomo dello spessore culturale di Spinosa mi aspetterei una maggiore volontà di leggere Napoli. E soprattutto auspicherei commenti meno istintivi e più articolati. Soprattutto se si tratta di interpretare una città multiforme e poliedrica come la nostra. Parlare di degrado, di sfascio, di istituzioni assenti - prosegue la Valente - è il segnale di un parossismo catastrofico e controproducente. Poco consono a chi, da tempo, è un co-attore della vita culturale della città e come tale parte in causa nella costruzione della sua identità. A Napoli convivono naturalmente più anime: credo che ciascuna abbia la sua dignità e tutte insieme fanno di Napoli la città che è». Quanto alla Piedigrotta, «si tratta di una festa, oltretutto ben riuscita. Festa legata alle tradizioni, che i napoletani hanno mostrato di gradire. Da Spinosa, oltre alle sue rituali e caustiche bocciature, mi aspetterei anche suggerimenti costruttivi». Il presidente dellEnte provinciale turismo, Dario Scalabrini, esprime «stima, affetto e simpatia per Spinosa, un punto di riferimento per la città. Ma ne conosciamo anche il carattere umorale: in questo periodo se la prende con le manifestazioni, ma in realtà il suo bersaglio sono gli assessori. Faccio tesoro delle sue critiche, ma lasciano il tempo che trovano: sono spinose nel vero senso della parola. Non è certo al Pizzafest e alla Piedigrotta che possiamo assegnare un valore etico, o la funzione di panacea per tutti i mali. Ma a queste manifestazioni la gente ci va e ci sta bene. Il soprintendente si lamenta del fatto che i politici occupano altri campi e giocano altri ruoli: sono daccordo, ma allora anche lui non può pensare di dare sempre lezioni agli altri. Per anni ha tenuto il Museo di Capodimonte chiuso a Pasquetta perché, diceva nel suo linguaggio schietto, dei turisti se ne fregava».