E' PASSATO quasi un anno dal 21 novembre 2002, data in cui Repubblica denunciò la mancanza di fondi nelle casse del Polo museale fiorentino, e si scopre che ancora oggi non c'è una lira per le spese di funzionamento. Né fondi ordinar! né speciali a cui attingere. Nella soprintendenza di via della Ninna, mancano persino i soldi per comprare la carta: non solo igienica, ma quella dei tabulati in cui vengono predisposti i turni dei custodi alla Galleria degli Uffizi. «Tutte le forniture del 2003 non sono ancora state pagate. E sono insolute tutte le fatture dei fornitori, da quelle per la pulizia dei tappeti, alla manutenzione degli impianti di sicurezza, degli ascensori, fino alla derattizazione e al gasolio» denuncia Enzo Feliciani della Uil funzione pubblica. Si risparmia sulla carta, anche perché se non si paga la forniture entro un mese, scatta per legge l'8 per cento di morosità. Insomma, conti in rosso in soprintendenza. Fatta eccezione per la fornitura di luce elettrica. Questa volta, il megadebito di novembre è stato tamponato con i pochi fondi messi a disposizione tra quelli speciali dal ministero. Appena 300 mila euro, per le bollette inevase dell'Enel i cui pagamenti come dichiara il responsabile della sede toscana della società per l'erogazione dell'elettricità «dai primi di agosto sono rientrati nella normalità», e per qualche altra fattura dell'acqua e del telefono. Per il resto, acqua alla gola e fatture insolute, con pochi lavori andati avanti e perizie di altre opere e restauri, bloccati. Eppure il ministro Giuliano Urbani pochi giorni fa ha smentito che le soprintendenze navighino in cattive acque. E lo stesso ha fatto il soprintendente del polo museale fiorentino Antonio Paolucci: «Non c'è motivo di preoccupazione, le difficoltà sono dovute solo alla riorganizzazione della riforma del settore». Già, perché se il polo fiorentino è diventato autonomo sulla carta, ancora non può incassare gli introiti delle biglietteria e di quant'altro ruoti intorno all'azienda dei musei statali. Tutto bene, salvo scoprire il contrario: «Agli Uffizi manca la carta, ma sono tante le lettere che il soprintendente Paolucci ha spedito a Roma con le richieste di finanziamenti e per denunciare le difficoltà» afferma un funzionario. E il sindacalista Feliciani precisa: «Nonostante le lettere ripetute di Paolucci, ci troviamo ancora senza soldi per il funzionamento ordinario dei musei. Lo stesso soprintendente Paolucci ha inoltrato 57 richieste di lavori urgenti che non sono stati eseguiti per mancanza di fondi. Questo crea malumore tra il personale che non può svolgere le proprie funzioni. Se questo stato di cose dovesse continuare, daremo vita ad una protesta eclatante». Inutile chiedere chiarimenti a Roma in via del Collegio romano: il direttore Mario Serio promette un controllo sulla situazione, ma non fa sapere altro. La verità è che a tutt'oggi la soprintendenza è in profondo rosso, proprio per la mancata attuazione dell'autonomia amministrativa. Rimasta scatola vuota, benché entro il mese di ottobre, come prescrive una norma, si debba riunire il consiglio di amministrazione del Polo fiorentino. Composto dal soprintendente Antonio Paolucci, dalla direttrice degli Uffizi Annamaria Petrioli Tofani e dal direttore amministrativo Giovanni Lenza. Tre funzionari che dovranno far fronte a tutte le esigenze dei 12 musei statali, tra l'altro istituti diversissimi tra loro, organizzarne gestione e funzionamento in base agli incassi che questa volta, non andranno più a finire a Roma, ma resteranno a Firenze. Ma questo sarà il futuro. Intanto, mentre il soprintendente Paolucci è da tre giorni a Roma per importanti impegni al ministero, resta la beffa della mancanza di finanziamenti, delle infinite promesse di sblocco dei fondi ordinari o speciali.