I de' Sivo proprietari della fortezza «Siamo pronti a rinunciare a parte del nostro diritto» Maddaloni. L'area pedemontana e il suo castello, il più grande centro storico della provincia e le pendici del Monte San Michele, dovranno rientrare nei siti per la salvaguardia urbanistica e ambientale di Terra di Lavoro. È questo il contenuto del dialogo tra il sindaco Michele Farina, nelle vesti di assessore provinciale al turismo, e il ministro Francesco Rutelli. Alla Pro Loco, al Gruppo archeologico calatino e alle associazioni culturali locali, Farina aveva promesso una «mobilitazione istituzionale per la tutela e la conservazione del castello, delle torri medioevali e del parco collinare». E così è stato. Dopo un colloquio riservato, Farina rivela: «Il ministro Rutelli ha accolto il progetto di inserire il cuore antico di Maddaloni e l'area collinare tra i siti destinati al recupero dell'orizzonte visivo della Reggia di Caserta, come è stato immortalato dal pittore Filippo Heckert». Insomma, la Reggia è il fondamento di tutti i progetti di recupero ambientale. Castello, torri, parco e quartieri medioevali rientrano pertanto nell'elenco delle «delizie borboniche» da riscoprire. Con il placet del ministero dei Beni Culturali e in sintonia con la Regione Campania e con la Sovrintendenza ai Beni Architettonici, il Comune sosterrà «tutti i progetti di privati e enti pubblici, per la salvaguardia del maniero fortificato». Top-secret ipotesi e strategie. «Non stiamo perseguendo - commenta il sindaco - il solito sogno romantico dei cultori di storia patria. In regione, abbiamo, tra l'altro presentato richiesta per l'acquisizione del monumento». Un'operazione di circa un milione e mezzo di euro. Secondo una stima patrimoniale orientativa, chiesta al genio civile, in numeri il parco collinare varrebbe poco meno di mezzo milione di euro. Più sostanziosa è la stima della torre Artus, della torre longobarda e del castello fortificato: il loro valore patrimoniale si aggira sugli 800 mila euro. La controparte, cioè i de' Sivo, legittimi proprietari del monumento, danno lezione di fair-play. Pasquale D'Alessio, avvocato ed erede di Annamaria de' Sivo, si limita a dire: «Gli eredi vogliono ribaltare il teorema che vuole i de' Sivo unici responsabili del grave degrado. Siamo disposti a rinunciare a parte significativa del nostro diritto di proprietà se questo dovesse coincidere con un processo virtuoso di restauro archittettonico e ambientale». Grazie alla Regione Campania «l'operazione castello» si inquadra in un più ampio tentativo di recupero del centro storico pedemontana. «La Regione - anticipa Carlo Scalera (Verdi) - ha ripescato il progetto di istituzione di un parco urbano di interesse regionale, su almeno 80 ettari del centro storico». Al Comune toccherà la «perimetrazione delle aree da sottoporre a salvaguardia, anche attraverso l'elargizione di incentivi per il recupero edilizio e urbanistico». «La Regione poi - prosegue Scalera - approverà l'elenco dei progetti di salvaguardia». Il parco urbano, in versione maddalonese, nasce soprattutto dal riconoscimento delle emergenze ambientali e idrogeologiche. Tre aree in frana minacciano la sicurezza dei residenti in via Bixio: dal costone sottostante il castello è in atto una caduta massi che ha imposto lo sgombero delle abitazioni sottostanti. In località San Salvatore (area Maddaloni superiore) le colate di fango minacciano la sottostante statale 265, i frutteti e l'elettrodotto Isclero. In zona Pintime, si registrano scivolamenti dei terreni di copertura. Altri pendici collinari e altre emergenze. Nel quartiere medioevale dei Formali, c'è da bonificare e mettere in sicurezza 8 aree con cedimento statico totale. In dettaglio: crolli sono stati censiti in via Fabio Massimo; in via Quarto Formale si è aperta una voragine; le case addossate alle mura del castello sono in totale abbandono e via Alturi è stata definitivamente transennata e chiusa all'accesso, persino pedonale. Secondo le indicazioni della Regione Campania, si possono sommare recupero urbano e il risanamento idrogeologico. «Il parco urbano può diventare un Macrico maddalonese - chiarisce l'assessore ai lavori pubblici Angelo Schiavone - nel senso che può restituire un polmone verde collinare alla fruizione dei cittadini e al centro storico la sua vocazione residenziale».