«Gli idrocarburi possono coesistere con le altre attività del territorio, turismo compreso» Da un lato c'è chi non smette nemmeno per un attimo d'imbracciare il fucile - "istituzionale, s'intende - contro le trivelle texane. Dall'altro c'è chi invece si dice ben disposto ad accogliere sotto casa i pozzi (e i dollari) delle aziende petrolifere. In mezzo a questi fronti contrapposti c'è il Val di Noto. Sospeso tra un modello di sviluppo basato sul turismo e un altro fondato sull'industria. S'è irreversibilmente spaccato (a patto che sia mai stato unito) il fronte di sindaci e rappresentati delle associazioni di categoria contro le trivellazioni. E la "mappa" definitiva del Sud-est siciliano assume coordinate a macchia di leopardo. I sindaci Corrado Valvo (Noto) e Pietro Torchi (Modica) continuano il pressing sulla Regione affinché revochi le concessioni alla "Panther Eureka" che dovrà creare pozzi per la ricerca di petrolio. Ma si consolida in contemporanea un nutrito "club" di favorevoli. I sindaci Nello Di Pasquale (Ragusa), Salvatore Sardo (Monterosso Almo), Giuseppe Lia (Giarratana) e Giuseppe Nicastro (Chiaramonte Gulfi) infatti si dichiarano favorevoli alle ricerche di idrocarburi da parte della Panther Eureka. La loro posizione è stata ufficializzata in una nota che inviata al presidente della Regione, Totò Cuffaro, e agli assessori regionali al Territorio e ambiente e ai Beni culturali. Aperti alle trivellazioni - secondo quanto riportano le agenzie di stampa - anche Assindustria e le segreterie dei sindacati Cgil e Uil di Ragusa. «L'attività degli idrocarburi liquidi e gassosi -si legge nella nota- è parte integrante e vitale del programma di sviluppo di questo territorio. Essa può coesistere con le altre attività economiche e produttive che lo caratterizzano, quali l'industria manifatturiere, l'agricoltura e il turismo. L'eventuale rinvenimento e messa in produzione di un giacimento di gas metano rappresenterebbe un fattore importante di ulteriore sviluppo della nostra economia». Qui Noto. Il sindaco Valvo è tutt'altro che sorpreso. «Era una scelta risaputa, che non condivido assolutamente. Ma non voglio entrare in polemica con i colleghi del Ragusano. Quella che hanno confermato è una libera scelta politica: aprire il territorio alle trivellazioni, mettendo a repentaglio l'ambiente e lo sviluppo turistico. Loro sono convinti che Barocco e petrolio siano conciliabili, noi stiamo dalla parte diametralmente opposta: difendiamo con forza il nostro territorio, puntando su un boom di presenze in quest'ultima stagione e su un'immagine positiva che ha fatto il giro del mondo». Ma adesso l'effetto di questa forte posizione dei sindaci iblei potrebbe anche indebolire l'azione di "pressing" alla Regione, alla vigilia dell'annunciata legge stoppa-trivelle che sta per arrivare in aula all'Ars. Il sindaco Valvo è forse un po' preoccupato, ma altrettanto rigoroso: «Non è detto che la legge regionale debba proibire tout court le esplorazioni petrolifere in Sicilia. All'Ars va trasformata in norma la legittima posizione dei territori che hanno detto chiaramente no. Per le altre scelte, irresponsabili o meno, si esprimano i Consigli comunali. E la Regione, dopo aver tutelato chi non le vuole, può anche dare il via libera a chi è pronto ad accogliere le trivelle...». E intanto nella Cdl siciliana si rafforzano le ragioni del no. Il deputato regionale, Salvo Pogliese: «Alleanza nazionale è già intervenuta più volte con forza per impedire lo scempio delle trivelle petrolifere nel Val di Noto e lo farà ancora per evitare il realizzarsi del disastroso binomio barocco-idrocarburi. Già nella seduta del 28 gennaio scorso, l'Ars si è espressa contro qualunque nuova trivellazione nel Val di Noto e in qualsiasi altra area dell'isola di interesse storico, archeologico, culturale, turistico e ambientale. Da primo firmatario dell'ordine del giorno che chiedeva proprio la sospensione di tutte le autorizzazioni rilasciate rassicuro tutti che An sarà, ancora una volta, in prima linea per difendere il Val di Noto e tutta la Sicilia».