NAPOLI Nel cuore palpitante di Spaccanapoli bastano dieci centesimi di euro e qualche buona conoscenza per uno dei viaggi più emozionanti che ancora oggi sia consentito fare in Italia. Inserendo una monetina, un vecchio ascensore posto nel cortile di un palazzo secentesco, dove Giovanni Battista Vico dava lezioni private ai figli del principe Filomarino, vi porta ai piani nobili: da una parte la casa privata di Benedetto Croce, divisa tra la biblioteca della Fondazione intestata al filosofo o, come lo chiamano ancora in queste stanze, al «senatore» e l'abitazione privata di una delle quattro figlie di don Benedetto, Alda; dall'altra la sede dell'Istituto per gli studi storici che dalla fondazione, nel 1946, a oggi ha formato parte dell'elite accademica italiana e ora soffre di una crisi di crescita. Ma prima di parlare con il presidente dell'Istituto, Natalino Irti, accademico dei Lincei e ordinario di Diritto civile alla Sapienza di Roma, con il direttore scientifico, Gennaro Sasso, e con il segretario generale Marta Herling, storica del Novecento e nipote di Croce, una visita alla biblioteca della Fondazione e un caffè con le signore Alda e Silvia Croce ci fanno capire quanto importante sia ancora oggi il ruolo della famiglia nel custodire una memoria di cultura e un patrimonio bibliografico unico. Le stanze della biblioteca sembrano ancora abitate dal filosofo: le foto degli amici e dei visitatori, da Giovanni Giolitti al pensatore indiano Tagore, sono ancora al loro posto così come viene conservata la palla di cannone che colpì un muro durante la rivolta di Masaniello. Così come non ha mai cambiato posto la collezione vichiana custodita in una vetrina che era sulla nave dell'ammiraglio Francesco Caracciolo, il difensore della Repubblica partenopea arrestato da Nelson nel 1799. I documenti della Fondazione possono essere consultati dagli studenti dell'Istituto, soltanto una ventina ammessi ogni anno a seguire i corsi di una delle scuole europee postlaurea più esclusive e selettive, ma anche più estranee ai clamori dei mass media. E forse proprio per questo costretta ora a rivedere il proprio ruolo. L'Istituto per gli studi storici fu fondato nel 1946 da Benedetto Croce che con l'aiuto del banchiere Raffaele Mattioli riuscì a realizzare un'idea inseguita dal primo dopoguerra. L'obiettivo, come il senatore scrisse nella premessa allo Statuto, era coniugare, secondo l'insegnamento vichiano, filologia e filosofia, capacità di leggere il documento e interpretazione, nella consapevolezza che solo attraverso un'alta cultura storica sarebbe stato possibile formare la classe dirigente della nuova Italia. Dopo una ricerca faticosa, la scelta del direttore cadde su Federico Chabod (1947-1960), cui è succeduto Giovanni Pugliese Carratelli (1960-1986). Dall'86 direttore scientifico è Gennaro Sasso. Alla presidenza, dopo Raffaele Mattioli ('52-'73) si sono succeduti Maurizio Mattioli ('73-'86), Giovani Pugliese Carratelli ('86-'90), Giovanni Spadolini ('91-'94), Sergio Siglienti ('94-2002) e dal novembre dello scorso anno Natalino Irti. Con il nuovo presidente sfogliamo l'elenco d'egli allievi dalle origini a oggi: nel '47 troviamo Vittorio De Caprariis e Ruggero Romano, nel '47-'48, Ottavio Barié, Marcello Gigante, Ettore Lepore, Rosario Romeo, nel '48-'49 Giuliano Procacci e Pasquale Villani, nel '49-'50 Gaetano Arfé, nel '51-'52, Giancarlo Lunati e Gennaro Sasso, nel '53-'54 Giovanni Ferrara e Giuseppe Galasso, nel '54-'55 Brunelle Vigezzi, nel '55-'56 Renzo De Felice e Piero Melograni, nel '56-'57 Roberto Vivarelli, nel '57-'58 Lucio Villari, nel '59-'60 Giorgio Rochat e Massimo Salvadori... Chiedendo scusa ai tanti esclusi, davvero un albo d'oro dell'intellighenzia italiana nel secondo dopoguerra. Il sogno di Croce si può dire realizzato. Almeno in parte. Perché, come spiega Gennaro Sasso, «dopo il Sessantotto sull'Istituto si è riverberato il declino degli studi universitari. «Credo che gli anni dello splendore siano stati quelli della dirczione Chabod e i primi di Pugliese Carratelli. Dopo una relativa eclisse, c'è stata una notevole ripresa anche se alcuni problemi strutturali rimangono aperti. Con la crisi degli studi universitari, è giusto che l'Istituto continui ad accogliere i neolaureati o non sarebbe meglio porsi come un polo di formazione nazionale che accolga candidati già in possesso di un dottorato? Quale rapporto poi deve avere un centro di ricerca come il nostro con l'università? Secondo me, allearsi non deve significare essere inglobati, sarebbe un abbraccio mortale». Dallo scorso novembre questi problemi sono sul tavolo del nuovo presidente Natalino Irti, giurista non estraneo al mondo dell'economia. Perché all'Istituto, che ha vissuto soltanto con proventi privati dal '46 al '92, negli ultimi mesi sono stati dimezzati i finanziamenti pubblici. Sicché si pone oggi anche il problema del riassetto economico. «E' necessario dice Irti ricomporre il gruppo degli enti partecipanti. Alcuni sono addirittura scomparsi. Confidiamo soprattutto nella sensibilità culturale delle banche e delle fondazioni oltre che, ovviamente, nel sostegno degli enti pubblici locali e nazionali. Con la Regione Campania, l'Istituto ha eccellenti e proficui rapporti». Buoni rapporti con gli enti locali non significano tuttavia una vocazione regionale. «Soltanto un terzo dei nostri borsisti spiega Marta Herling viene dal Sud, la maggior parte viene dal Centro, da Nord e due o tre ricercatori all'anno vengono dall'estero». Come afferma Irti, «non bisogna avere paura di parole impopolari: selezione e studi d'elite». La sfida invece è trovare «un raccordo con altri istituti, con scuole d'eccellenza». E magari dare riconoscimento legale, anche per la carriera accademica, a un corso di studi che finora si è retto sul rigore della ricerca e il prestigio della tradizione.
Una fabbrica di storici, nel nome di Croce
Napoli, nel cuore di Spaccanapoli, si trova un ascensore che porta a una casa privata di Benedetto Croce, dove si trova la biblioteca della Fondazione Croce. La fondazione è stata fondata nel 1946 da Croce e ha lo scopo di coniugare filologia e filosofia per formare la classe dirigente della nuova Italia. La biblioteca è una delle più importanti del mondo e contiene opere di Croce e altri grandi pensatori italiani. L'Istituto per gli studi storici, che si trova nella stessa casa, è un centro di ricerca che accoglie studenti e ricercatori di alta qualità. Il direttore scientifico, Gennaro Sasso, e il presidente, Natalino Irti, hanno discusso della crisi dell'Istituto e del suo futuro.
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