Ingegner Pianon, innanzitutto la differenza tra ordine e collegio degli ingegneri... «L'ordine è l'organo di controllo della professione, un organismo di garanzia e di sorveglianza. Il collegio rappresenta invece il luogo in cui, in maniera appunto "collegiale", si partecipa al dibattito culturale del territorio, si organizzano iniziative, convegni, studi: una sorta di laboratorio. Per questo ci siamo dati un'organizzazione per commissioni, ciascuna su specifici temi, come ad esempio la viabilità, la salvaguardia o le fonti energetiche». Il luogo adatto per "pensare" alla Venezia di domani... «È il momento giusto per farlo, anzi forse è già tardi, perché le trasformazioni viaggiano veloci». In questo serve più fantasia o più coraggio? «Serve avere i piedi per terra e guardare avanti. Ma serve anche la freschezza dei giovani. Il collegio degli ingegneri si è aperto proprio ai giovani professionisti». Tra il progettare e il fare, però, c'è di mezzo... la politica. «I tempi non sono gli stessi, purtroppo. La mancanza di una politica determinata e di una prospettiva di lungo termine, ha lasciato per tanto tempo la città in balia delle trasformazioni "naturali", non accompagnate da norme adeguate. Spesso si sono prese decisioni di rilevanza politica, più che pratica». Nello specifico? «I Piani regolatori. Per loro natura sono un fallimento: dal momento della proposizione a quello dell'approvazione passa troppo tempo, spesso il documento di arrivo è diverso da quello di partenza, perché ci si mette mano troppe volte. E quando li si adotta, la città ormai è cambiata. Per esempio, anni fa si disse che non si poteva trasformare un edificio da residenziale a direzionale nella città storica. La premessa era giusta e politicamente corretta: difendere la residenzialità. Ma gli effetti furono sbagliati e ne risentirono sia le abitazioni, sia gli uffici, che infatti lasciano il centro storico. E nel frattempo sono aumentate le case per turisti e la città è stata lasciata in balìa delle leggi di mercato, cioè della sua vocazione turistica. Mantenere un ufficio nella città antica vuol dire portarci persone che ci lavorano e magari che trovano casa nei dintorni». Come dovrebbe essere una trasformazione intelligente della città? «Dovrebbe ripensare luoghi, edifici e spazi agganciandoli a funzioni precise, nuove e compatibili. Inutile fare ancora musei. In questo senso però ci sono esempi positivi. Cito un progetto che ho seguito, il Molino Stucky. Si è recuperato un grande edificio, ma non è stato fatto un semplice albergo. Si è voluto creare un polo congressuale che mancava a Venezia, pensando a una funzione che si sta sviluppando in tutto il mondo». Il collegio degli ingegneri presentò alcuni anni fa qualche progetto coraggioso, come l'innalzamento del centro storico immettendo acqua nel sottosuolo o il ridisegno del fronte d'acqua di Porto Marghera. Semplici provocazioni? «No. Quello del rialzo della città è un progetto fattibile, al quale si era appassionato anche il sindaco Cacciari. Solo che lo abbiamo sospeso perchè ci mancano soldi per la sperimentazione, a meno che non si trovi qualche sponsor...». E Porto Marghera? «È il simbolo di come potrà diventare la Venezia del futuro, se la programmazione seguirà i tempi giusti. Porto Marghera è l'area in cui Venezia si dovrà sviluppare, dal punto di vista economico e urbanistico. Non dimentichiamo che, con Tessera, è la zona sulla quale ricadranno gli effetti del Corridoio 5. Potrà essere la parte speculare della Venezia storica». Il ponte di Calatrava ha dato il segnale di una svolta: un'opera contemporanea a fare da tramite tra terra e acqua... «Un intervento che non si può non dire affascinante. E a mio modo di vedere anche utile, perchè metterà in collegamento i terminal di terra, di acqua e di ferro: Piazzale Roma, Canal Grande, la stazione. Un'opera inserita nel più generale riassetto di tutta l'area che comprende anche il Tronchetto e la Marittima». Proprio quest'area vedrà nascere un nuovo garage, il people mover, la Cittadella della giustizia, il tram. A suo avviso si tratta di progetti inseriti in un unico disegno? «Non so se c'è stata una programmazione complessiva, mi sembrano più interventi puntuali. Diciamo che non ho visto una grande determinazione alla... Sarkozy, per intenderci. In generale sono dell'idea che, quando si programma un intervento, non basta solo indicare il progetto, ma bisognerebbe anche inserire i tempi in cui si intende portarlo a compimento. Altro tema: la sublagunare... «Già negli anni 60 si parlava di un collegamento rapido sulla laguna. Allora ci fu chi propose una monorotaia... La sublagunare dunque si inserisce in un dibattito antico, ma per avere senso dovrebbe arrivare quantomeno al Lido. Se si portano i turisti e i veneziani da Tessera alla Celestia, dove vanno poi? Anche qui bisogna pensare a quali funzione dare all'opera e alle zone della città». Davide Scalzotto