La storica abbazia di Lenno, messa in vendita dai frati Cappuccini, rischia di diventare un albergo Ma i padri rivelano: «Abbiamo incontrato mons. Coletti, vuole acquistare il monastero per salvarlo» Il complesso dell'Acquafredda è vincolato dalla Soprintendenza ai beni monumentali e architettonici con un provvedimento che risale all'epoca fascista: fu concesso il 13 ottobre 1933 Ci voleva una personalità di rilievo e rara sensibilità, per evitare l'ennesima speculazione edilizia sul lago. Che, stavolta, avrebbe disperso un patrimonio di grande prestigio storico e valore religioso. L'abbazia dell'Acquafredda, messa in vendita dai frati Cappuccini, avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un hotel. «Il piano regolatore lo permetterebbe», conferma padre Maurizio Annoni, che però rivela: «Una decina di giorni fa abbiamo avuto un incontro con monsignor Diego Coletti: è interessato al monastero». La Curia di Como potrebbe essere l'acquirente ideale, in grado di sbaragliare la forte concorrenza che si è creata da quando, lo scorso anno, l'Ordine ha annunciato una decisione sofferta ma inevitabile: cedere a terzi l'abbazia, che oggi, epoca di crisi vocazionale, ospita soltanto padre Odorico e due Ancelle del Signore. Gestirla era diventato troppo oneroso, l'intenzione di separarsene aveva subito attirato in paese le agenzie immobiliari. «Ci sono stati diversi interessamenti, ma nessuna proposta concreta - precisa padre Maurizio - anche perché ogni ipotesi d'intervento avrebbe richiesto una valutazione da parte dei beni ambientali». Ma la comparsa di architetti e tecnici negli uffici comunali, avidi di informazioni sul profilo urbanistico dell'area, aveva allarmato il sindaco Giovanni Botta. «È un patrimonio storico a cui tutti teniamo particolarmente - ripete oggi, ancora ignaro di come il pericolo stia per essere scongiurato - Vorrei che alla vendita non si pensasse più ma, se così dev'essere, la soluzione più giusta è che vi si insedi qualche altro ordine religioso». L'idea di una struttura alberghiera, sia pur rispettosa della tradizione architettonica e artistica del monumento ma comunque finalizzata a ospitare turisti, sarebbe peraltro stata quasi un affronto a padre Odorico, in procinto di trasferirsi nella casa del Terzo Ordine Francescano di Brunate. Per anni ha accolto in convento persone desiderose di dedicarsi alla meditazione e alla ricerca di sé: «Ma attenzione - ammoniva - Questo non è un albergo, qui si viene per curare l'anima». Un mattino dello scorso aprile era arrivato anche monsignor Coletti. «Solo una visita di cortesia», diceva padre Odorico: minimizzava. La firma su un contratto d'acquisto finora non c'è, ma una certezza sì: «Il vescovo si è mostrato molto interessato - garantisce padre Maurizio - Ha avanzato delle richieste. Desidera che l'abbazia continui a essere gestita al meglio. Così - scherza - tutto si gioca in casa».