Non si farà la contestata scuola con annessa palestra nel sito di San Giacomo di Veglia che lo scorso anno era stato eletto dai soci del Fondo per l'ambiente italiano «luogo del cuore» Il "brolo delle monache" di San Giacomo di Veglia, Vittorio Veneto, resterà così come l'hanno visto da qualche secolo i vittoriesi, turisti, viaggiatori e curiosi. Diventato - anche per per effetto di un efficace tam tam socio-politico - "luogo del cuore" dopo il concorso Fai dello scorso anno il grande terreno che si stende alle spalle del monastero di clausura che ospita le suore benedettine con tutta probabilità sarà definitivamente vincolato dalla Soprintendenza. E la nuova scuola elementare e palestra non si faranno lì. «Due giorni fa - conferma Ugo Soragni, il direttore generale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto - è stata avviata la procedura per il vincolo». È arrivata, insomma, una lettera al sindaco leghista di Vittorio Veneto, Giancarlo Scottà, con la quale si segnala l'avvio dell'istruttoria.«So che non è una decisione ancora definitiva - è il commento del primo cittadino che aveva detto "al 30 di agosto se non succede niente io parto col piccone" - ma credo che così sia impossibile pensare di fare in fretta una scuola, che serve al paese, in quel posto. Bisogna cambiare strada». Intanto il centinaio di scolari della "Sauro" farà lezione - forse unici nel Nordest - a partire da lunedì in una serie di container. «Che costano 11 mila euro al mese di affitto», brontola Scottà che adesso sta pensando in fretta e furia a una nuova scuola da costruire in pochi mesi, per evitare ulteriori disagi ai bimbi. Le madri hanno già brontolato e non poco. «D'estate - ci hanno scritto - c'erano 36 gradi e i bimbi hanno dovuto uscire tutti i giorni in passeggiata, non ci sono spazi per una ricreazione se piove e chissà come funzionerà il riscaldamento d'inverno». Alcune hanno già iscritto i figli in altre scuole. «Una soluzione l'ho già pronta - replica Scottà - Un terreno confinante con quello che la Sovrintendenza vincolerà. L'ho comprato. Ho chiesto un progetto semplice e funzionale. Una scuola così può essere pronta entro giugno-luglio 2007». E ricorda un altro episodio della sua precedente amministrazione: «Un edificio costruito negli anni '60 rischiava di cadere. Abbiamo tirato su una vera nuova scuola in tre mesi». La lotta col tempo è un altro dei guai che si è abbattuto su Vittorio Veneto. «Dal via - spiega l'architetto Soragni - la Soprintendenza ha poco più di 200 giorni per completare l'indagine. E, a due terzi del percorso, tutti gli interessati devono comunicare le loro considerazioni. Poi la decisione». Scottà sa che ormai il piccone lo deve usare per altre parti. E mirando bene. Perché l'opposizione al sindaco si è fatta sempre più fastidiosa, anche se il primo cittadino è difeso da comitati e gruppi alleati. «So che mi accusano di aver buttato soldi nella scuola che si doveva fare nel "brolo". Dico io quanto ho speso». E tira fuori le carte: 394 mila euro per i 55 mila metri quadrati del terreno, 267 mila per i progetti (tra cui quello contestatissimo dell'architetto svizzero Snozzi, professionista per il quale, pare, perfino la Soprintendenza avrebbe dato "un assenso"), 87 mila per spese legali. Più qualcos'altro. «Fanno 790 mila euro - dice Scottà - ma non sono stati soldi buttati. Erano investiti in un progetto in un terreno edificabile per il quale, dopo un primo stop, aveva dato l'ok anche la Soprintendenza: unico vincolo non andare più alti di sei metri, costruire al massimo su 1200 metri quadrati. Quelle disposizioni le abbiamo seguite alla lettera. È perfino arrivata la sentenza del Tar a darci ragione. E adesso la Soprintendenza annuncia una nuova indagine per il vincolo totale...». Non è una critica a testa bassa del sindaco a un'altra autorità. Ma se si mettono assieme tempi, risposte, carteggi, si capisce che tra retromarcia, sobbalzi e frenate poteva capitare che quei soldi si spendessero per nulla o quasi... Scusi sindaco ma le suore si erano offerte di acquistare quel terreno. «Che abbiamo pagato sette euro a metro quadro come agricolo e poi trasformato in edificabile... Me lo hanno chiesto di nuovo anche due giorni fa. Ho parlato con la madre superiora rispondendo come l'altra volta: ve lo concedo gratuitamente in uso, fatene un giardino che la gente possa vedere. Non spendete un euro così»... Risposta? «Vedremo, penseremo. Hanno un loro consiglio interno. Ma la verità è che le suore non riescono a ottenere il quadro generale della situazione. Ho tentato in tutti i modi di collaborare con le benedettine. Inutilmente». La storia finisce qui. Forse hanno vinto il poeta Andrea Zanzotto e gli intellettuali che avevano scritto a Galan e Scola (nessuna risposta ufficiale) per preservare quel territorio. Forse hanno vinto le 13 mila e passa schede arrivate al Fai che hanno fatto diventare il brolo il luogo del cuore. Non hanno vinto i cento ragazzini schiacciati in container proprio non pensati per essere scuola. Non ha vinto la gente di Vittorio Veneto, divisa per questa storia ogni giorno che passa in nuovi comitati. Il prossimo anno ci sarà una nuova (mediocre) scuola. Ma nessuna palestra. E forse nel brolo invece che l'erba verdissima ritorneranno i girasoli. Una delle colture agricole meno remunerative: 201 euro e 28 centesimi la tonnellata. Una rendita in calo in tutta Italia.
Vittorio Veneto - Arriva il vincolo, salvo l'antico "brolo delle monache"
Il sito di San Giacomo di Veglia, in Vittorio Veneto, non sarà utilizzato per la costruzione di una scuola con annessa palestra. La Soprintendenza per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto ha avviato la procedura per il vincolo del terreno, che sarà definitivamente protetto. Il sindaco Giancarlo Scottà ha detto che la scuola non può essere costruita in quel posto e che sta pensando a una nuova scuola da costruire in pochi mesi. Il centinaio di scolari della "Sauro" farà lezione in una serie di container.
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