DAL PIANO PAESAGGISTISTICO ALLA PUBBLICITÀ SGUAIATA, LA LINEA DELLA SOVRINTENDENTE PITTARELLO PIAZZE E MONUMENTI LERA DEL RIGORE «Non mi piacciono i grandi cartelloni intorno ai monumenti, che interrompono gli assi viari. Cercherò di contenere la pubblicità sguaiata, se la si deve fare che sia almeno più sobria. Sarebbe triste se per salvare i nostri beni culturali fossimo costretti a farci invadere dai manifesti. Credo che si debba limitare pure lutilizzo improprio delle piazze storiche per le manifestazioni, che le mortifica e sottrae ai cittadini. Il nuovo Codice dei Beni Culturali tutela anche le piazze e sulla tutela sono e sarò rigorosa». Cè una dichiarazione di intenti - senza bellicosità, traspare però grande fermezza - nelle parole di Liliana Pittarello, da pochi giorni insediatasi a Palazzo Chiablese come direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, carica che ricopriva dal 2004 in Liguria (succede qui a Mario Turetta, trasferito a Roma al Ministero). Torinese di nascita e formazione (liceo classico allAlfieri, laurea in Architettura nel '70, dal '74 all86 alla Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte), sposata con Riccardo Bedrone, presidente dellOrdine degli Architetti di Torino e provincia, si sente di nuovo a casa, dopo 4 anni trascorsi a Roma, alla direzione del Museo di Castel SantAngelo, e 16 a Genova (dove non sono mancate le battaglie condotte da questa lady di ferro dei beni culturali, dagli scavi per la metropolitana, in cui nei primi anni '90 ha più volte fatto fermare i lavori, alla difesa del centro storico). «Ci sono state le nuove nomine dei direttori, a me è andata proprio bene, direi che tra tutti i colleghi sono la più contenta». Dottoressa Pittarello, che rapporto ha con Torino? «Qui ho trascorso linfanzia, abitavamo in via Berthollet, in San Salvario. Ho fatto tutte le scuole nello stesso isolato, dalle elementari al liceo, ricordo il mercato di via Madama Cristina su cui mi affacciavo, un mondo vivace, larrivo di camion e carretti. I miei genitori non volevano che andassi al Valentino da sola, per il resto era un quartiere tranquillo. Poi ho attraversato ancora il corso Massimo dAzeglio e sono andata ad Architettura». Perché quella scelta? «Mio padre era geometra, mi portava nei cantieri, a me piaceva. Poi amavo la storia dellarte, ero studiosa, andavo bene a scuola. AllUniversità ho vissuto il 68, occupato, svolto lavoro di quartiere, sono anche partita come volontaria per il Belice dopo il terremoto. Ho trovato allora risposte alla vocazione che avevo a concepire il lavoro come pubblico servizio, cosa che poi ho potuto fare nei beni culturali, dove sono approdata con concorso nel 74». Che cosa significa per lei lavorare nello Stato? «Avere unetica del lavoro, essere al servizio del cittadino. Io ci credo e continuo ad avere passione per quello che faccio, e come me tanti che lavorano con questo spirito nella pubblica amministrazione». Ha trovato Torino molto cambiata? «Premesso che qui ho casa e sono sempre tornata, certo trovo la città rinata. Dopo la fase industriale, cè ora la ricerca di un nuovo volto, la differenziazione dellofferta economica, mi ha colpito lenorme ampliamento urbano con le Spine e linterramento della ferrovia. Torino ha giocato bene le sue carte, anche se sono ancora in corso scommesse gigantesche. Poi cè Venaria, mi fa una certa impressione ricordare che nel 67 un mio esame verteva sul restauro della reggia. Uno dei problemi era allora la scomparsa delle tele dalla Sala di Diana, ora ritrovate. Ricordo anche che da una sala dellala del Garove si saliva su una scaletta e ci si affacciava sul vuoto, mancavano i tetti. Vederla ora fa un certo effetto». Quali le sue priorità ora? «Sono qui solo da quattro giorni, so già però che occorrerà stare dietro al Polo Reale e allEgizio, che ho visto bene dopo lesperimento della Fondazione. Così come Palazzo Reale, dove si sta facendo un gran bel lavoro. Mi occuperò delle Residenze sabaude e anche del paesaggio. La Regione sta mettendo le basi per il piano paesaggistico regionale, collaborerò con lassessore Sergio Conti. Cè poi il problema del personale, il Piemonte è una delle regioni più carenti in quanto a numeri nel settore dei beni culturali». Che cosa non è disposta a tollerare? «Scelte che confliggano con la tutela dei beni culturali. Ecco, tra le priorità cè proprio la regolamentazione della pubblicità e delluso delle piazze, si possono trovare sistemi meno aggressivi e invadenti. Ho già chiesto un appuntamento al sindaco Chiamparino».