Quale è la verità sullo stato dei nostri beni culturali? Dobbiamo preoccuparci, come asseriscono alcuni, per la mancanza di fondi destinati alla gestione di musei, archivi e biblioteche o per la possibile alienazione ai privati di ville, parchi ed edifici storici? Da mesi e da più parti il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani è messo sotto accusa. Recente un'ennesima interrogazione parlamentare. Di tutto questo parliamo proprio con lui. Onorevole Urbani, è vero che il Ministero da lei guidato ha tagliato i fondi per le spese di luce, telefono, climatizzazione, pulizie di musei, archivi e biblioteche, colpendo soprattutto questi ultimi e minacciando lo stato di conservazione di manoscritti e documenti? «Mi permetta di dire subito che è in corso un'offensiva puramente propagandistica e falsata della sinistra e dei giornali che ad essa rispondono. Una contrazione delle spese generali del Ministero è iniziata nei governi precedenti, cioè quelli di centro-sinistra, ed è stata imposta da tutte le leggi finanziarie. Quelli che ci accusano di aver colpito archivi e biblioteche dimenticano che fin dal luglio di quest'anno, con l'assestamento di bilancio, e con una legge del Parlamento sono stati assegnati 27 milioni di euro ad archivi e biblioteche. La situazione che alcuni descrivono in modo fazioso non è certo grave e si sta aggiustando. Ad esempio un importante quotidiano lunedì ha scritto che c'è stato un rischio blackout anche alle Gallerie degli Uffizi, È falso». Però anche Lei ammette che è in corso una riduzione del fondi destinati ai nostri beni culturali. «Guardi, il mio dicastero sta mettendo in moto iniziative mai neppure sognate dai ministri precedenti. Però non mancano gli intoppi burocratici. Le spese correnti del Ministero dovrebbero essere anche finanziate dalle innovazioni nel rapporto tra pubblico e privato, dai servizi aggiuntivi e dal global service. Ma è ancora in corso un chiarimento sulle reali competenze in materia di beni culturali dello Stato e delle Regioni e ciò sta rallentando le novità cui ho accennato». A proposito del Decreto Legge per l'Istituzione della Società Patrimonio Spa, elaborato dal ministro Tremonti, molti dicono che la possibile alienazione ai privati di beni architettonici ed artistici In cambio di un canone porterebbe ad una mancanza di tutela che stravolgerebbe per sempre i beni ceduti. Che cosa c'è di vero? «Anche questa polemica è superata dai fatti. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dei beni culturali che individua tre categorie di beni: 1) ciò che non può essere alienato in nessun caso (musei, monumenti, solo per fare due esempi); 2) ciò che può essere alienato ma con vincoli di destinazione e senza modificazioni; 3) ciò che può essere alienato. La tutela spetterà sempre allo Stato ed è tutto disciplinato severamente. È una svolta epocale perché nulla del genere si è fatto a proposito di beni culturali dalla Legge Bottai del 1939. Il nuovo codice è composto da 184 articoli. I cittadini avranno una serie di norme chiare e semplificate». Il suo ministero viene anche accusato di aver cancellato «arte sotto le stelle», l'Iniziativa che dal 1998 al 2000 ha tenuto aperti d'estate musei e siti archeologici anche dalle ore 20 alle ore 24. E alcuni sostengono anche che si corre II rischio di un ritorno all'apertura del musei fino alle due del pomeriggio. «Invece dico con orgoglio che il Ministero da me guidato intende tenere aperti i musei il più possibile. E le fornisco due dati molto significativi: nel primo semestre del 2003 i visitatori dei musei sono aumentati del 6 rispetto al 2002 e ciò vuoi dire che i musei erano ben aperti. Inoltre noi siamo il paese d'Europa che ha l'orario d'apertura più lungo per i siti archeologici. Per quanto riguarda l'apertura serale abbiamo constatato che in molte città e in molti musei non c'erano visitatori durante quell'orario. Ripristineremo "l'arte sotto le stelle" solo nei casi che prevedono una reale risposta del pubblico. Per contro abbiamo incoraggiato numerose aperture festive in passato non attuate. E il successo è stato enorme. In ogni caso i musei non chiuderanno certo alle due del pomeriggio». Quale altra Iniziativa le sta a cuore? «Credo molto nella riforma del ministero, che entrerà a pieno regime da gennaio 2004. Abbiamo diviso il Ministero in tre Dipartimenti: Antichità e Belle Arti (con musei, monumenti, archivi e biblioteche); Spettacolo e Sport; Ricerca, Innovazione e Organizzazione (che va dal personale al marketing culturale e all'informatizzazione, dalla comunicazione al restauro). Tutto sarà più efficiente». I NUMERI Per il patrimonio del Belpaese solo 0,17 del Pil Il Belpaese vanta un eccezionale patrimonio culturale e artistico, ma del Prodotto interno lordo viene destinato a questo tesoro solo un magro 0,17 per cento. Questa ricchezza è suddivisa tra vari proprietari. I più «facoltosi» sono i Comuni, che possiedono il 42,1 del patrimonio artistico italiano, poi i privati, 17,2, lo Stato (13,4), le università (6), gli enti pubblici (4,3), le regioni (2,l) e le province (1,9). Questo patrimonio si divide in vari luoghi: 4.144 musei (rappresentano il 12 di tutti i musei europei), ci sono poi 100 mila tra chiese e cappelle, 40 mila rocche e castelli, 30 mila dimore storiche, 6 mila biblioteche, 4 mila giardini storici, 1,500 antichi conventi e ben 900 centri storici di alta rilevanza artistica. Per il mantenimento di questo grande patrimonio si spende "poco" (per quest'anno sono previsti 3.150.900 euro) e da vari anni questa spesa è in continua decrescita. Per «mantenere» il patrimonio artistico italiano (luce, gas, telefono, pulizia, nettezza urbana ecc,) tra il '97 e il 2003 ci si è dovuti accontentare di una cifra decurtata del 49 per cento rispetto agli anni precedenti. Il taglio più consistente è stato effettuato tra il 2001 e il 2002 pari al 30 per cento. E il futuro promette un ulteriore taglio del 10 per cento. Uffizi in bolletta Tanti sono stati i tagli ai fondi che i musei non hanno neanche per pagare le bollette. Così, a Firenze, gli Uffizi avrebbero rischiato di rimanere al buio per una bolletta non pagata all'Enel. Spiega invece Antonio Paolucci, Sovrintendente al polo museale fiorentino: «Non dobbiamo affatto spegnere le luci nei nostri musei. Non c'è questo motivo di preoccupazione né agli Uffizi, né nelle altre raccolte pubbliche fiorentine». Se difficoltà ci sono state, continua ancora Paolucci, questo è accaduto per la riorganizzazione dovuta alla riforma del settore. Tuttavia Paolucci confida sull'autonomia delle Sovrintendenze, che sarà anche finanziaria, potendo avere competenze sulle biglietterie. Biblioteche e archivi cenerentola Allarme per le biblioteche e gli archivi, i cui finanziamene nelle ultime leggi finanziarie, sono stati tagliati di un terzo. Mancano anche i soldi per continuare l'informatizzazione del patrimonio archivistico, lamentano i responsabili. E recentemente su queste colonne Franco Cardini puntava il dito sulla riforma voluta dal ministro che divide il campo di competenza in tre dipartimenti: spettacolo e sport, antichità e belle arti, ricerca innovazione e organizzazione. Facendo appunto di archivi e biblioteche una sottodivisione del settore antichità e belle arti, dunque relegandoli in secondo piano. Ribatte Urbani: «Con l'assestamento di bilancio del luglio 2003 sono stati stanziati 27 milioni di euro per archivi e biblioteche». Monumenti in vendita Sotto accusa «Patrimonio Spa», ovvero la legge dell'Economia Tremonti che permette la cessione di proprietà Stato. Semplificando, si è gridato al pericolo di un «Colosseo vendita». Il dicastero del Collegio Romano fa Invece notare che «basterebbe leggere il nuovo Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici, che per la prima volta nella storia del nostro Paese fa finalmente giustizia delle "alienazioni facili" del Patrimonio Storico-artistico. Così come basterebbe leggere la Riforma (radicale) del nostro ministero e le conseguenti variazioni sulle effettive disponibilità di bilancio. E così via».
Il Tempo
16 Ottobre 2003
Urbani: Ecco i miei Beni
GA
Gabriele Simonini
Il Tempo
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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