«Il castello Carrarese abbassa i ponti levatoi: finalmente Padova si riconcilia con la storia e la memoria, riappropriandosi di un tassello importante della sua identità culturale. Alla nuda pietra viene restituito il suo significato simbolico: come dimenticare che nell'iconografia del Trecento il castello era uno dei luoghi-chiave insieme al Santo e al Salone?»: non l'ha dimenticato Andrea Colasio, segretario della Commissione Cultura della Camera dei Deputati che ieri ha tenuto a battesimo quella che ha definito «la presa di coscienza dei padovani di un pezzo di città rimasto congelato per due secoli mentre tutto intorno si modificava». Ebbene, è partita una mastodontica campagna di informazione, se vogliamo dire di scoperta o di riscoperta, di quella che Colasio chiama una «miniera archeologica di straordinario valore». Oltre 140 mila volantini distribuiti, decine e decine di cartelloni sparsi per la città, anche i monitori posizionati nel tram e negli autobus parleranno del castello. E racconteranno della sua storia che inizia nell'età di Carlo Magno quando, nel luogo in cui già in età romana convergevano le maggiori vie consolari del territorio, furono costruiti un muro in pietra e un terrapieno. Qui, dopo l'invasione degli Ungari, nel 899 fu eretta una prima torre, la Torlonga, nel punto in cui si biforcava il Bacchiglione. Ezzelino da Romano, divenuto signore di Padova, nel 1242 fece costruire un complesso fortificato a ridosso delle mura comunali con due torri, dette Zilie dal nome del mastro costruttore, la maggiore delle quali, che incorporò la Torlonga, fu adibita a lugubre prigione. Dal 1374 Francesco il Vecchio da Carrara ristrutturò il castello ormai in rovina: era caratterizzato da una cinta muraria, due ponti levatoi, una piazza d'armi, da logge e da una sala d'armi affrescata. Caduta Padova sotto il dominio veneziano nel 1405, per il castello iniziò la lunga decadenza. Numerosi furono gli interventi che divisero il complesso in varie parti con funzioni diverse. Le trasformazioni più importanti si ebbero dal 1767 in poi. L'Università di Padova fece costruire l'Osservatorio Astronomico sulla Torlonga; sotto gli Austriaci, nel 1807, gran parte della struttura fu trasformata in casa di pena. Il suo uso come carcere continuò fino al 1991. Abbandonato per oltre quindici anni e caduto in uno stato di pietoso degrado, ora il castello rialza la testa e inizia la sua controffensiva grazie a Colasio che insieme al sindaco Flavio Zanonato con il supporto della Fondazione Cariparo ha fissato una serie di appuntamenti da non perdere. Iniziati i lavori di ristrutturazione, il castello si presenterà al Palazzo della Ragione dal 14 settembre al 10 ottobre in una mostra di meravigliose fotografie e curata da Maria Beatrice Rigobello Autizi. Ad aprire l'esposizione sarà un convegno che presenterà al pubblico i lavori di restauro. Scende in campo anche il Fondo per l'ambiente italiano (Fai) che le ultime due domeniche di settembre e le prime due di ottobre organizza visite guidate tra le sue stanze che profumano di storia e di umanità, odorano di tristezza e di incuria. Una volta rimesso a nuovo, che ne sarà di lui? A deciderlo saranno gli stessi padovani che possono dire la loro nel forum aperto sul sito www.castellocarrarese.it Federica Cappellato
Il castello Carrarese abbassa i ponti levatoi:
Il castello Carrarese di Padova è stato riaperto al pubblico dopo anni di abbandono. La struttura, che risale al Trecento, era stata trasformata in carcere e aveva subito numerose modifiche nel corso dei secoli. Ora, grazie a una campagna di informazione e a lavori di restauro, il castello è stato riportato alla sua forma originale. La mostra "Il castello Carrarese: storia e restauro" si terrà al Palazzo della Ragione dal 14 settembre al 10 ottobre, mentre il Fondo per l'ambiente italiano (Fai) organizza visite guidate tra le stanze del castello. I padovani possono esprimere la loro opinione sul futuro del castello attraverso un forum aperto sul sito www.castellocarrarese.it.
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