VENEZIA Amos Gitai è un regista di talento, un cittadino scomodo di Israele da sempre schierato contro gli insediamenti nel territorio palestinese. Gran parte dei suoi film esplorano la storia del Medio Oriente, riflettono sui temi che stanno all'origine dei suoi infiniti conflitti: la patria, l'esilio, la religione, il controllo sociale, l'utopia. Amos Gitai è un uomo di pace. Che però non le manda a dire. Ieri alla Mostra con il suo nuovo Disengagement, che inizia nel più provocatorio e magnifico dei modi, con un bacio appassionato tra un israeliano e una palestinese, Gitai ha sferrato un attacco all'Istituto Luce, accusandolo di essersi tirato indietro nella produzione del film, che pur vanta nel cast attrici come Juliette Binoche, Jeanne Moreau e la partecipazione della grande soprano Barbara Hendricks. «Un progetto impegnativo, di respiro europeo, a cui dovevano partecipare quattro Paesi: Israele, Francia, Germania, Italia. Ma il vostro ha fatto marcia indietro: senza dar spiegazioni non ha più messo né soldi né distribuzione. Eppure il Luce è un ente pubblico, e come tale avrebbe il dovere di sostenere il cinema indipendente. Ma evidentemente preferisce puntare su titoli più sicuri al botteghino, seguendo le logiche del settore privato. In Italia è cambiato il governo, ne sono felice. Ma bisogna che cambi anche la logica berlusconiana». Non basta. Aggiunge il regista: «La scusa comunque non può essere la mancanza di fondi, visto che proprio l'altra sera il Luce ha promosso una festa suntuosa: centinaia di ospiti, buffet di lusso e un dj arrivato apposta dalla Gran Bretagna. Spendono e spandono per mondanità e viaggi e poi dicono che mancano le risorse per il cinema». Immediata la risposta di Luciano Sovena, amministratore delegato del Luce: «Sì, due anni fa mi ero impegnato a voce con Gitai a sostenere il suo nuovo film. Nel frattempo però le cose sono cambiate. Il consiglio di amministrazione ha deciso di seguire la linea del ministro Rutelli, che invitava a sostenere le opere prime e seconde di autori italiani o europei, escludendo gli extracomunitari come Gitai. Quanto ai fondi, abbiamo avuto una riduzione, ma non li abbiamo certo sperperati in feste. Per il party in onore del film di Sabina Guzzanti, il Luce non ha tirato fuori una lira. Detto questo, non è escluso che, dopo aver visto il film, potremo decidere di distribuirlo». Oggi Gitai sarà a Roma, invitato, proprio per la sua conoscenza del problema mediorientale e il suo impegno per una riconciliazione dei popoli, al pranzo di Shimon Peres con Prodi e Veltroni. «Spero di avere da lì delle risposte su cosa aspettarmi dalla prossima conferenza per la pace in Medio Oriente dice . Purtroppo i politici di oggi, da Olmert a tanti altri, somigliano a quell'Uomo senza qualità così ben descritto da Musil nel libro che mi ha suggerito lo spunto per il mio film». Che non a caso si intitola, Disengagement ovvero disimpegno.