La domanda sul cantiere si S. Michele rimane una in particolare: com'è stato possibile che chi doveva necessariamente sapere abbia rilasciato il nulla osta a realizzare il fabbricato, con conseguente distruzione del reperto archeologico? «Questo acquedotto, magnifico monumento della potenza romana dalla barbarie de' tempi posteriori, quasi distrutto, fu grandiosamente ripristinato nel 1819 dalla fermezza, dal civismo e dall'abilità del deputato direttore Quirino Majo, del sottodeputato Gioacchino Vassetta e del maestro fontanaro Raffaele Prisco di Napoli». E' questa l'iscrizione lapidaria che gli esperti della cooperativa Parsifal si sono trovati dinanzi calandosi nel sottosuolo di Vasto, nell'acquedotto romano "delle Luci", finito in questi giorni al centro della cronaca per la distruzione di uno dei pozzi (le cosiddette "Luci", poiché, stando nel sottosuolo, da quei pozzi si vedeva filtrare la luce) dell'antica condotta idrica, a causa dei lavori di realizzazione di una fabbricato per civili abitazioni ubicato nella zona di San Michele e, più in particolare, in una fascia di terreno digradante a valle lungo il costone orientale di Vasto. Che dalla zona di Sant'Antonio Abate parta l'acquedotto "delle Luci", che un tempo portava l'acqua fino alle cisterne romane dell'antico abitato di Histonium, è cosa notoria da secoli, tanto che la citata iscrizione lapidaria è riportata finanche nella "Bibbia" della storia vastese, ovvero la preziosa «Storia di Vasto» di Luigi Marchesani (cfr. iscrizione 109 "Dentro la Luce n1"), la cui prima edizione è datata 1838. E' lo stesso autore ad indicare il percorso dell'acquedotto, percorso scandito dalla presenza dei pozzi-"Luci", tuttora ben visibili. Come sia stato possibile, dunque, che chi doveva necessariamente sapere abbia rilasciato il nulla osta alla realizzazione del fabbricato, con conseguente distruzione del reperto archeologico, risulta difficile capirlo. Ma a cosa servivano le "Luci"? «I lavori di costruzione di un acquedotto romano - spiega Marco Rapino, tecnico della Parsifal, che da anni si occupa di archeologia nel territorio - iniziavano proprio con lo scavo di pozzi verticali, che nella parte inferiore venivano collegati in orizzontale per realizzare la condotta idrica vera, che portava acqua alle cisterne di accumulo. I pozzi scavati, in questo caso a pianta quadrata, restavano accessibili dall'alto per consentire la manutenzione dell'acquedotto». Proprio in uno di questi pozzi, simile a quello andato distrutto, i tecnici della Parsifal si sono calati, scoprendo un incredibile mondo sotterraneo, popolato di iscrizioni dei nostri antenati che, pur nell'abbandono, è ancora attivo e convoglia notevoli quantità di acqua, come dimostra la presenza di stalattiti e stalagmiti bianchissime: segno che a scorrere è acqua pulitissima. Addirittura abbiamo scoperto che qualcuno, con pompe ad immersione, preleva abusivamente acqua dai pozzi dell'acquedotto "delle Luci". «Purtroppo - ci dice l'archeologo Davide Aquilano -, di questi pozzi il Comune non si cura più, anche se il loro percorso è ravvisabilissimo. Alcuni sono andati distrutti, altri sono semidistrutti e presto di essi di perderà la memoria». Forse, anzi sicuramente, al di là del rispetto verso questo patrimonio storico-archeologico, una doverosa presa in considerazione dell'antica condotta idrica non guasterebbe anche in considerazione della franosità del territorio di Vasto.
VASTO : interrogativi sul cantiere si S. Michele
L'acquedotto romano "delle Luci" di Vasto è stato distrutto durante la realizzazione di un fabbricato per abitazioni. La domanda è come sia stato possibile che chi doveva sapere abbia rilasciato il nulla osta alla realizzazione del fabbricato. L'acquedotto era stato ripristinato nel 1819 da Quirino Majo, Gioacchino Vassetta e Raffaele Prisco. La cooperativa Parsifal ha scoperto un mondo sotterraneo con iscrizioni dei nostri antenati e stalattiti bianche, ma alcuni pozzi sono stati distrutti o semidistrutti. Il Comune non si cura più di questi pozzi, che sono ancora visibili.
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