ARCHEOLOGIA. L'alveo potrebbe celare una cittadella o una necropoli tardo romana sommersa, tutta da scoprire, di cui le statue ritrovate segnavano l'ingresso I subacquei del centro di Venezia attendono che le acque del fiume tornino limpide per nuove ricerche Dal Nord è arrivata la prima aria d'autunno Ma l'estate non è finita Sub perlustrazione» in vista, anche se rimandata a causa della torbidità dell'acqua. Nausicaa non ha dimenticato Verona e i grandi leoni antichi che, emersi a metà febbraio dall'Adige, suggeriscono l'idea che l'alveo del fiume celi una cittadella o una necropoli tardo romana sommersa, tutta da scoprire. Una coppia che ora si trova nel cortile dell'ex caserma San Tomaso della Soprintendenza e che il sindaco, Flavio Tosi, avrebbe detto di voler sistemare nel pronao del Comune. Dopo il primo sopralluogo del 19 luglio, è dal 20 agosto che Francesco Dossola, il sub del Nausicaa (Nucleo archeologia umida subacquea Italia centro alto adriatico della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto), conta di tornare. Per questo controlla il bollettino meteo tutti i giorni sempre a filo diretto con il Genio civile di Verona. «Resto convinto che nel tratto di fiume vicino a Castelvecchio già perlustrato si celi altro materiale archeologico dato che, già quest'inverno, con i leoni era emersa una ventina di blocchi antichi in pietra locale lavorata», ricorda Dossola. «Tuttavia la situazione meteorologica ora non è favorevole al sopralluogo. Da due settimane il maltempo perdura, in montagna i temporali non cessano e le piogge vanno a ingrossare l'Adige rendendone le acque torbide e limacciose e la corrente veloce. In questo momento le condizioni sono peggiori di quelle riscontrate a luglio, quando la forza dell'acqua non mi ha permesso di vedere nulla. Non appena la situazione migliorerà verrò a Verona». Dossola non è uno che molla facilmente. Se tra la fine di luglio e la metà di agosto non è potuto venire è stato perché era impegnato altrove. Solo lunedì 20 agosto, infatti, si è chiuso un importante cantiere archeologico subacqueo, quello diretto dall'Università Ca' Foscari di Venezia, sempre in collaborazione con il Nausicaa - Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto - al largo tra Bibione e Lignano, dove a circa 18 metri di profondità giace il brigantino Mercure. «Sarei ritornato in riva all'Adige anche dopo due giorni», dice. E infatti contattò telefonicamente sia il Genio sia i colleghi del nucleo operativo della Soprintendenza per i beni archeologici di Verona. «Tuttavia siamo costretti a posticipare». Anche l'autunno - la fine di ottobre o addirittura i primi di novembre - sarebbe una stagione buona per il sondaggio. Ma Dossola non vuole slittare troppo avanti. «Credo sia il caso di intervenire al più presto», avverte. «Non è bene lasciare passare troppo tempo per cui mi preme tornare appena le condizioni lo permettono». Lui continua a dirsi fuducioso di poter trovare altri resti coevi. «Anche se molto dipende dalla fortuna perché il fiume copre, scopre ed è capriccioso». Intanto a Verona c'è ancora chi nutre dubbi. Qualcuno continua a chiedersi come ghiaia e detriti abbiano potuto nascondere per tanti secoli una coppia di leoni lunghi ciascuno 125 centimetri, larghi 50 e alti 90. «È possibile», assicura. «Ripeto che il fiume è capriccioso, scopre, copre e riscopre. Ci sono ritrovamenti in alveo di materiale che risale al Medioevo, materiale ceramico, armi e anche imbarcazioni, che i fiumi periodicamente, a seconda del loro "capriccio" restituiscono o fanno rotolare a valle. Questi leoni erano sotto la ghiaia e, secondo me, da come la pietra è stata levigata, erano là da secoli. Non credo possa essere stato l'effetto di un rotolamento, date le dimensioni e il peso, ma credo piuttosto si tratti del franamento di una struttura poi coperta dal riporto del fiume». Di qui la speranza di trovarne almeno una parte, potrebbe essere come annunciato una necropoli o una zona monumentale il cui accesso sarebbe stato segnato proprio dai due leoni. Aria d'autunno, da ieri, su tutta l'Italia settentrionale, anche se già domani l'estate tornerà protagonista per più giorni. Un potente fronte freddo proveniente dalle regioni subartiche ha fatto il suo ingresso nel Mediterraneo determinando un vero e proprio anticipo d'autunno a suon di temporali, colpi di vento e rapida discesa termica. Tanto che stamane il termometro si sarà quasi certamente portato al di sotto dei 10 gradi nelle zone di campagna, per oscillare sugli 11-12 in città. Un salto notevole, insomma, dai quasi 30 gradi di lunedì pomeriggio. L'arrivo di aria freddissima in quota ha prodotto un certo contrasto già nella prima mattinata, che se in città si è limitato a qualche piovasco, immediatamente a sud e verso il legnaghese ha prodotto acquazzoni anche intensi accumuli di 20-25 millimetri. Da segnalare, ieri pomeriggio, anche la neve, scesa localmente sotto i 2 mila metri sulle vette più alte dell'Alto Adige. Giubbini e coperte torneranno però presto nell'armadio, anche se durante la notte e nella mattinata potrà fare un po' fresco. Già oggi prevarranno infatti le schiarite e la temperatura si porterà sui valori massimi attorno ai 22 gradi. A seguire, l'alta pressione estenderà un promontorio verso l'Italia garantendo tempo prevalentemente soleggiato e via via più caldo almeno fino a domenica. Già venerdì il termometro si riporterà verso i 27-28 gradi nei valori massimi per oscillare sui 15 in quelli minimi. A seguire, si nota un certo prolungamento del tempo stabile e mite anche nei primi giorni della prossima settimana. Un'irruzione di aria fredda come quella delle ultime ore capita solitamente nella seconda metà del mese. Per ritrovarne una analoga occorre risalire al 2001 e prima di allora al 1996, anni nei quali settembre fu più simile ad ottobre e con temperature minime scese in aperta campagna fino 5-6 gradi già a metà mese. Completamente diverso fu invece il settembre dell'anno scorso, quando nei primi giorni del mese il termometro salì addirittura fino a valori di 33-34 gradi.A.A.
VERONA - Leoni, il maltempo frena il safari in Adige
Il sub Francesco Dossola, del Nausicaa, attende che le acque del fiume Adige tornino limpide per nuove ricerche sulla possibile cittadella o necropoli tardo romana sommersa. Le statue ritrovate suggeriscono l'idea di una struttura monumentale. Dossola non è uno che molla facilmente e attende che la situazione meteorologica migliori prima di tornare a Verona. L'autunno è una stagione buona per il sondaggio, ma Dossola non vuole slittare troppo avanti. La situazione meteorologica attuale non è favorevole al sopralluogo. Il fiume copre, scopre ed è capriccioso, e la corrente veloce rende difficile la visione.
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