-------------------------------------------------------------------------------- IL SILENZIO - si sa - è doro, soprattutto in Sicilia. E anzi nellisola governata da Totò Cuffaro, già inquisito per favoreggiamento della mafia, può essere anche doro nero. È stato proprio il silenzio-assenso della Regione, tanto sospetto quanto colpevole, a innescare la sentenza con cui il Tribunale amministrativo ha dato di nuovo via libera alle trivellazioni petrolifere in Val di Noto, cassaforte del barocco siciliano, sito dellUnesco e patrimonio mondiale dellumanità, dopo la campagna delle comunità locali rilanciata a giugno su Repubblica da un appello dello scrittore Andrea Camilleri, sottoscritto via Internet da centomila cittadini italiani e amplificato dai giornali di tutto il mondo. Allora, proprio alla vigilia della riapertura in pompa magna della cattedrale di Noto e della visita del presidente Prodi, il governatore Cuffaro aveva annunciato a sorpresa uno stop allavanzata dei petrolieri texani. E gli ambientalisti avevano messo subito le mani avanti, esprimendo dubbi e riserve sulle reali intenzioni della Regione. Adesso la sentenza emessa dal Tar della Sicilia in data 20 agosto, accogliendo il ricorso della società Panther Oil e autorizzandola a riprendere i sondaggi a sei chilometri dal centro storico di Noto, rivela un inquietante intreccio di inerzia, incuria e irresponsabilità burocratica che suggerisce inevitabilmente unipotesi di complicità. Né bastano a rassicurare le ultime frettolose dichiarazioni del presidente Cuffaro che promette entro settembre un provvedimento durgenza per fermare le trivellazioni. Contro ogni impegno e ogni logica, di fatto è accaduto che i funzionari dellassessorato regionale al Territorio e allAmbiente, retto da Rosanna Interlandi del Movimento per lautonomia, hanno lasciato tranquillamente decorrere i due mesi previsti dalla legge per pronunciarsi sulla richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via), presentata dalla Panther Oil il 3 novembre 2006. E così, il 2 gennaio 2007, è maturato il silenzio-assenso. Venti giorni più tardi, con una nota datata 22 gennaio ma inoltrata solo il 21 marzo e pervenuta il 24, lo stesso assessorato sè improvvisamente ricordato che occorreva avviare la procedura di Via e ne ha informato la società interessata che a quel punto è ricorsa al Tar, ottenendo lannullamento di un atto che - come si legge nella sentenza - si configura come un «mero diniego tardivo». Almeno in apparenza, insomma, una storia di carta bollata che - per citare ancora Camilleri - ricorda il suo romanzo epistolare intitolato La concessione del telefono e ambientato nella Sicilia di fine Ottocento. Ma in realtà si tratta di una vicenda troppo oscura e sconcertante per non invocare un altro metaforico intervento del commissario Montalbano, leroe del celebre scrittore: per dire, una nuova mobilitazione generale contro lassalto al territorio, alla natura e al paesaggio di questo angolo di paradiso che affida il suo futuro allo sviluppo dellagricoltura e del turismo piuttosto che alleventuale scoperta di improbabili giacimenti petroliferi. Una vocazione storica e geografica che lombra delle trivelle minaccia già di compromettere. Resta il fatto, comunque, che tutto ciò non sarebbe potuto avvenire se nel frattempo la Sovrintendenza di Siracusa avesse richiesto e lassessorato ai Beni culturali della Regione - guidato da Nicola Leanza, un altro esponente autonomista, anche lui contrario a parole alle trivellazioni petrolifere in Val di Noto - avesse apposto il vincolo paesaggistico, in sintonia con le indicazioni dellUnesco. Per dichiarare un sito «patrimonio dellumanità», lorganizzazione delle Nazioni Unite prevede infatti un Piano di gestione che deve considerare preponderante linteresse artistico e culturale, contemplando solo le attività economiche coerenti. Ma ora su questo fronte sarebbe opportuno che intervenisse anche il governo nazionale, con il ministro dei Beni culturali Rutelli e il ministro dellAmbiente Pecoraro Scanio, come sollecitano molti esponenti della maggioranza: da Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, al deputato della Margherita Franco Piro. Dopo una prima lettera indirizzata a suo tempo alla Regione Sicilia, il ministero dellAmbiente ne ha inviata intanto unaltra per ribadire che qualsiasi intervento in quella zona richiede una «valutazione dincidenza»: vale a dire un atto che dimostri la compatibilità delle opere con la caratterizzazione naturalistica dellarea. Lavvertimento è che, in mancanza di un tale adempimento, scatterebbe certamente una procedura dinfrazione da parte della Commissione europea ai danni dellItalia «con pesanti sanzioni economiche». Non è un caso, del resto, se il medesimo Tar ha ritenuto di trasmettere copia della sua sentenza alla Procura regionale della Corte dei Conti. Ma a conferma del fatto che quella per la Val di Noto è una battaglia trasversale, la "querelle" potrebbe anche ripercuotersi sul governo della Regione e sulla sua stabilità. Lartefice principale di questa campagna, Fabio Granata, già assessore regionale ai Beni culturali, oggi vice-sindaco di Siracusa e responsabile culturale di Alleanza nazionale, annuncia apertamente che in mancanza di atti concreti chiederà al suo partito di uscire dalla maggioranza. E sarebbe lapertura di una crisi al vertice della Regione. Per il battagliero Granata, non cè bisogno neppure di una nuova legge "ad hoc" per fermare le trivellazioni: basterebbe inserire un articolo nel disegno di legge sul Piano di sviluppo regionale, già in discussione allAssemblea siciliana, in funzione di un modello imperniato appunto sul turismo, sul patrimonio artistico e culturale. E con lui concorda il presidente della Commissione italiana per lUnesco, Giovanni Puglisi: «Il governatore Cuffaro - ha dichiarato in unintervista al Sole-24 Ore - ha i poteri per intervenire subito e bloccare tutto per sempre. Meglio un atto preciso e rapido, ora, che imbarcarsi nel varo di una legge regionale che porterebbe via del tempo». È soprattutto sul piano mediatico - come raccomanda il sindaco di Noto, Corrado Valvo - che occorre però mantenere alto lallarme, perché la battaglia contro le trivelle e in difesa del barocco non si riduca a una vicenda solo politica o giudiziaria. «Non vogliamo essere colonizzati, non vogliamo il turismo petrolifero», aggiunge lui stesso con uno slogan efficace. Appena due mesi fa lappello di Camilleri fece letteralmente il giro del mondo e il testo pubblicato dal nostro giornale venne ripreso dalla stampa internazionale: ora il commissario Montalbano deve scendere di nuovo in campo per proteggere la sua terra dallinvasione dei texani.