L'arcivescovo Alessandro Plotti ha consegnato quello che può considerarsi il suo regalo d'addio alla città di Pisa: la restaurata biblioteca arcivescovile del cardinale Pietro Maffi. Un patrimonio di oltre cinquantamila unità bibliografiche, rare edizioni del Seicento, del Settecento e dell'Ottocento. Tra le 3.500 lettere conservate all'interno della biblioteca ci sono quelle autografe di scienziati e artisti che hanno fatto la storia della cultura italiana come Galileo, Muratori, Clemente, Leopardi, Manzoni, Carducci, Pascoli, Verdi e D'Annunzio. Già papa Pio XI definì questa raccolta di opere "la magnifica biblioteca del Cardinale Maffi" ed è attualmente stimata dalla Soprintendenza ai Beni Librari della Regione come il più importante e ricco giacimento privato della Toscana. «E' una giornata storica per tutto il paese e non solo per Pisa e la Toscana - ha detto il presidente della Provincia Pieroni all'inaugurazione della biblioteca - il giacimento culturale ritrovato in queste sale è ingente. Il cardinale Maffi ha raccolto opere che vanno dall'astronomia ai classici greci e latini». «In effetti - ha rivelato la professoressa Gabriella Rossetti dell'Università di Pisa e coordinatrice dei lavori di restauro - abbiamo avuto una sorpresa dietro l'altra. Quando pensavamo di aver trovato tutti i volumi abbiamo scovato carteggi, documenti, testimonianze relative alla prima guerra mondiale, fondo unico per completezza, ancora tutto da analizzare». «Per realizzare il restauro della biblioteca è stata necessaria la sinergia di forze e fondi di privati, della Provincia e dell'Opera della Primaziale Pisana» ha spiegato l'arcivescovo Plotti. Un'entomologa ha analizzato lo stato dei libri e delle scaffalature, duramente colpite dai tarli. La Provincia ha pagato le scaffalature metalliche, l'Opera della Primaziale il restauro dell'immobile. L'arcivescovado ha ampliato le stanze dedicate alla biblioteca passando così da 248 a 320 mq, associazioni come il Lions hanno adottato un libro permettendo così il salvataggio di singole opere. «Il restauro è stata un'entusiasmante corsa a ostacoli - ha aggiunto la professoressa Rossetti - ora è necessario trovare nuovi fondi per poter aprire al pubblico la biblioteca. Va assolutamente aperta e dotata di un responsabile che si occupi di mantenerla in efficienza perché solo così si potrà avere accesso ai fondi ministeriali e garantire la salute di un patrimonio così ingente». «La biblioteca testimonia il dialogo tra vescovi e chiesa, tra la chiesa, il tempo ed i luoghi in cui operava - ha aggiunto monsignor Mansueto Bianchi, delegato della Conferenza episcopale toscana per i beni culturali - questa biblioteca è un esempio del dialogo e della convivenza di due realtà come la chiesa e la città». «In questi anni - ha rivelato il rettore Marco Pasquali - abbiamo ricevuto decine di richieste di accedere ai volumi della biblioteca da parte di ricercatori di tutto il mondo. Grazie a questo lavoro di restauro potremo finalmente accontentare gli studiosi che vorranno consultare i preziosi volumi». «A Pisa servirebbe una torre come quella pendente per contenere e raggruppare in un unico edificio tutti i volumi della biblioteca universitaria - si è lamentato il professor Prosperi della Normale - invece oggi dobbiamo fare richiesta alla biblioteca di Ospedaletto e aspettare che i libri arrivino, facendoci perdere tempo. Questa biblioteca faciliterà il lavoro dei ricercatori».