Roma, Venezia e Firenze: come possiamo aiutare queste tre meravigliose città a rimanere quella sponda dell' anima e della mente a cui tutti gli uomini civili, almeno una volta nella vita, vorrebbero approdare? Come possiamo difendere l' immenso patrimonio artistico, sottrarlo ai pericoli legati all' assalto cui sono sottoposte ogni giorno? Roma, per la verità, è abituata da sempre a ricevere, e a contenere, immense moltitudini, eterogenee e multirazziali. Roma Caput Mundi. Con l' Impero Romano prima, poi con le invasioni dei barbari che la sfasciarono per rimanerne alla fine prigionieri, e ancora con la Chiesa, per secoli e secoli, ha imparato ad accogliere folle smisurate facendone addirittura il suo bene primario. Ve la immaginate una Roma vuota, le sue piazze deserte, una città del silenzio? Venezia, anche lei ha modo di difendersi. L' acqua in cui è nata e cresciuta, l' ha salvata da qualunque invasione. Anche oggi tutto si ferma a Sant' Elena, di là non si passa. Passano, è vero, e quotidianamente, folle immense di visitatori attratti dalle meraviglie che la città ha saputo conservare. Ma poi, che altro danno potranno fare? Devastazioni urbanistiche, quartieri nuovi, nuove «realtà sociali» col contorno di traffici selvaggi, inquinamento, semafori al collasso, auto, autobus e motorini? No, stiano tranquilli gli amici veneziani, questa roba che distrugge storia e memoria non è nel loro destino. Rimane Firenze, forse la città più bella e amata di tutte, ma anche quella che corre davvero un pericolo mortale. Per cominciare è la città per eccellenza dell' individuo e non delle folle, la città che ha concepito l' Umanesimo ponendo al centro dell' Universo l' Uomo nel suo difficile dialogo col Divino. Una città dove il chiasso, il sudiciume e il disordine sono stati sempre condannati con leggi severissime. Ora Firenze si trova ad essere una città duplice, con le teste attaccate l' una all' altra. La città modello di perfezione se ne è vista crescere, non accanto ma addosso, un' altra esuberante, affamata di ogni selvaggia promessa di prosperità come un qualsiasi grosso borgo industrializzato del Valdarno. E le due città, così diverse e opposte, sono costrette, loro malgrado, a convivere avvinghiate l' una all' altra. Ma non hanno il diritto di esistere tutte e due trovando una soluzione che permetta loro di vivere fianco a fianco, piuttosto che l' una contro l' altra? Nell' immediato dopoguerra i contadini abbandonarono le campagne (giustamente, perché da secoli la condizione del contadino toscano era stata la più infame che un paese civile potesse tollerare). Si riversarono allora su Firenze decine, se non centinaia di migliaia di non fiorentini che volevano inventarsi una nuova vita come operai o commercianti (non più come contadini) dando luogo a una urbanizzazione improvvisa incontenibile. Occorreva soltanto qualcuno che avesse una visione lungimirante di questo fenomeno epocale, che cercasse di regolare l' abbandono delle campagne e comunque provvedesse a creare una «Firenze Nuova», nella bassa valle dell' Arno (e allora si poteva ancora) che non si sovrapponesse alla «Firenze Antica». Ma questi sono soltanto vani rimpianti. Ora quello che è successo è sotto gli occhi di tutti, ed è perfettamente inutile, perfino ingeneroso, accusare dei mali di Firenze un' amministrazione piuttosto che un' altra. Che possono fare sindaci e assessori, per quanto capaci essi siano, come possono affrontare, da soli, un problema di queste proporzioni? Alcuni anni fa si costituì un movimento internazionale per salvare Venezia. L' iniziativa riuscì e dette ottimi frutti. È urgente creare un piano di emergenza per salvare Firenze, le «due Firenze». Si tratta di una questione di dimensioni universali che riguarda tutti, italiani e no, in prima posizione il nostro governo e l' Unione Europea. Occorrono idee coraggiose e limpide. Occorrono investimenti grandiosi, probabilmente senza precedenti. Occorre la buona volontà e la fiducia di tutti i fiorentini che debbono finalmente imparare a rispettarsi e a rispettare il Bene Comune al di sopra di ogni schieramento politico. Occorre insomma, prima di tutto, creare in questa città una grande pacificazione sociale e culturale. Basta con le divisioni tra guelfi e ghibellini. Sarà un' altra vana fantasia? Sicuramente è un' operazione difficilissima, ma temo che non abbiamo davvero altra scelta. Occorre creare una grande pacificazione sociale e culturale.
Cari guelfi, cari ghibellini: salvate (insieme) Firenze
Il testo discute la necessità di salvare le città italiane di Roma, Venezia e Firenze da pericoli legati all'assalto e alla distruzione del loro patrimonio artistico. Roma, già abituata a ricevere e contenere folle, ha imparato ad accogliere e difendersi. Venezia, nata sull'acqua, è stata salvata dalle invasioni. Firenze, invece, si trova a essere una città duplice, con due realtà opposte: la città modello di perfezione e la città esuberante e affamata di prosperità. La città è costretta a convivere con queste due realtà, ma non ha il diritto di esistere se non trova una soluzione per vivere fianco a fianco.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo