La giunta smorza i toni della polemica e si prepara allincontro di domani con i Beni culturali Lassessore ammette: chi non lavora non sbaglia -------------------------------------------------------------------------------- MARTEDÌ, 04 SETTEMBRE 2007 Pagina I - Bologna La Ferrari ha presentato un esposto per lasfalto "abusivo". La protesta dei residenti con panche e ombrelloni Strada Maggiore in tribunale La soprintendenza contro il Comune. Zamboni: riaprire la via -------------------------------------------------------------------------------- La Soprintendenza ai Beni architettonici ha presentato in Procura un esposto sulla ripavimentazione di Strada Maggiore chiedendo alla magistratura di accertare eventuali irregolarità. Il fascicolo è seguito dal procuratore Enrico Di Nicola e dal pm Antonio Rustico che acquisiranno tutta la documentazione sia in Comune che alla stessa Soprintendenza. «Possiamo aver sbagliato», dice lassessore Maurizio Zamboni. Domani incontrerà la soprintendente per un chiarimento, «perché la priorità è per tutti riaprire la strada al più presto». Intanto anche il deputato Udc Gian Luca Galletti annuncia un ricorso alla magistratura. Compresa quella contabile per i danni subiti dai cittadini. Ieri tavoli, panchine e tre grandi ombrelloni sono spuntati in Strada Maggiore su iniziativa dei commercianti per farne rivivere lultimo tratto. «Possiamo fare errori, siamo umani e chi non lavora non sbaglia. Pensiamo di aver seguito tutte le regole, siamo disposti a parlarne. Adesso però bisogna riaprire la strada». Maurizio Zamboni, assessore al traffico e ai lavori pubblici, ha soprattutto un obiettivo: togliere le transenne in quel tratto di Strada Maggiore che bloccano la viabilità nel centro storico e ripropongono ogni giorno allopinione pubblica il problema più odioso e delicato, quello del traffico. Dopo il blocco del cantiere che non avrebbe, secondo la soprintendenza, le giuste autorizzazioni, Zamboni si prepara a un incontro per domani per sbloccare la situazione. Assessore, perché a fronte di tanti lavori pubblici che voi eseguite ogni anno, a fronte di procedure collaudate, questa volta qualcosa non ha funzionato, non sono stati seguiti i consueti iter? «Questo sinceramente non potete chiederlo a noi, perché noi riteniamo di aver rispettato le norme, anche se siamo pronti ad esaminare con serenità eventuali difetti. Ci muoviamo sulla base di un accordo su cui ci era stato dato parere favorevole». Un accordo o un documento controfirmato dalle due parti, Comune e soprintendenza? «Il parere favorevole ci è arrivato per iscritto ma laccordo verteva su un grande piano per la viabilità del centro storico. La soprintendenza richiedeva unelaborazione progettuale ulteriore per due zone in particolare, via Galliera e via Belle Arti, ma non su Strada Maggiore. Comunque noi stiamo preparando gli elaborati perché questo protocollo lo vogliamo firmarlo e dare solennità alla cosa». Intanto Strada Maggiore rimane chiusa... «Mercoledì ci sarà un incontro con la soprintendenza perché vogliamo sottolineare lurgenza condivisa di riaprire nel più breve tempo possibile. Il provvedimento adottato di fermare il cantiere presenta comunque un forte limite». Cioe? «Bloccare il cantiere rappresenta una misura che non riesce a tutelare il bene che voleva tutelare, ormai i lastroni sono stati tolti, rischia solo di raggiungere lo scopo di far permanere la chiusura per più tempo di quello necessario». Lintervento su quel tratto di Strada Maggiore era davvero così urgente? Ai presidenti dei quartieri San Vitale e Santo Stefano non sono pervenute particolari segnalazioni di incidenti in quel tratto, e il resto della strada viene conservato in altro modo, colmando le fessure tra un basolo e laltro. «Non è un problema di numero di incidenti, quella parte della strada, che io percorro due volte al giorno, era dissestata. Un massello su due era sollevato e fuori dalla giusta posizione, cera un forte problema di vibrazioni, che tanto bene agli edifici storici non fanno». Nessun picco di incidenti? «Ci sono situazioni anche buffe, in cui il degrado del manto stradale rappresenta un dissuasore di velocità, magari si rischia di avere anche meno incidenti in un tratto dissestato. Ma nessuna persona che voglia essere onesta si può mettere a discutere se quel tratto di strada andava rifatto oppure no». Lasfalto è davvero la soluzione? «Qui non cè chi ama lasfalto contro chi ama la pietra. È un provvedimento temporaneo e dobbiamo studiare come utilizzare pavimentazioni che valorizzano il contesto, compatibilmente con le esigenze di trasporto pubblico. Del resto tutto il centro è composto da unarlecchinata di rivestimenti che alternano il bitume al granito». Se tornasse indietro, lo rifarebbe? «Avevamo di fronte tre alternative: coprire con uno strato di cemento i basoli, ma questo avrebbe reso più problematico il recupero. Oppure rifare i masselli di granito, con 50 o 60 giorni di lavori di chiusura della strada, con la prospettiva di chiuderla di nuovo tra un anno, per molto più tempo, per i lavori del Civis. Infine avevamo la possibilità di un intervento limitato e non ostativo, che non confligge cioè con il fatto che dopo un anno e mezzo si rifà tutto». Però qualcosa si è inceppato... «Se, come viene eccepito, ci sono delle carenze nella comunicazione, di questo assumeremo la piena responsabilità. Noi riteniamo di aver rispettato le norme. Ma adesso la priorità per la città è riaprire la strada, ed è un interesse primario condiviso».