Lipotesi di responsabilità del Comune per i permessi mancanti -------------------------------------------------------------------------------- Il Comune aveva chiesto alla Soprintendenza di dare «immediata risposta» alle sue contestazioni per lo stop ai lavori in Strada Maggiore. Altrimenti, aveva specificato, potrebbe crearsi «un problema gravissimo» nei rapporti tra le due istituzioni. E, tempo tre giorni, ecco che ieri mattina la Soprintendenza effettivamente ha risposto, ma passando per piazza Trento e Trieste. Lo ha fatto presentando alla Procura della Repubblica un esposto col quale la numero uno dei Beni architettonici Sabina Ferrari domanda alla magistratura se non ritenga che sia il caso di indagare sul rifacimento della discordia: la rimozione dalla via dei "basoli" che erano stati posati nel 1980, e la loro sostituzione con lasfalto. Due paginette appena, nelle quali si parla di eventuali responsabilità di figure istituzionali (tecnici e dirigenti comunali dei Lavori pubblici), senza neppure farne i nomi, per aver dato il via alloperazione, pur mancando le necessarie autorizzazioni dei Beni culturali. Argomento fortemente contestato da Palazzo dAccursio e quindi al centro dello scontro. «Dovremo acquisire tutta la documentazione per poter ricostruire lintera vicenda», spiega il procuratore capo Enrico Di Nicola. «Per ora non abbiamo altro che lesposto, molto stringato ed essenziale». Di Nicola annuncia che seguirà personalmente la denuncia insieme al pm Antonio Rustico. E lo stesso farà se arriveranno altre querele. Ieri anche Gian Luca Galletti, deputato dellUdc ne ha annunciata una mentre i commercianti promettono richieste di danni. Dice Galletti: «Non possono rimetterci certo i cittadini». Se questo dovesse accadere, «siamo pronti ad andare alla Corte dei conti e alla magistraturaNon importa essere nati a Bologna per capire che le strade del centro storico, con i caratteristici lastroni di pietra hanno una connotazione storica. Chi ha autorizzato quel progetto, come minimo ha peccato di superficialità dimostrando di non sapere amministrare». Non si scompone di fronte al terremoto, lingegnere Raffaela Bruni: «Non cè problema se la magistratura ipotizza una mia responsabilità. Sono la responsabile del settore Lavori pubblici del Comune. Racconteremo ai giudici le nostre ragioni come stiamo facendo in questi giorni. Un ricorso alla Corte dei conti? Ricordo che quella adottata era la soluzione volta a spendere meno. Ora costerebbe tre volte tanto riposare i "basoli" spostati e tra un anno rimuoverli di nuovo. Certo, si potrebbe parlare di danni per il fatto che limpresa si è dovuta fermare. Ma quellimpresa è titolare di un appalto aperto per 2,5 milioni di euro, quindi non è con le mani in mano, sta lavorando». Il fascicolo su Strada Maggiore è ancora tutto da definire ma potrebbe essere ipotizzato larticolo 169 del Codice dei beni culturali e del paesaggio che «punisce con larresto da sei mesi a un anno e unammenda fino a 38 mila euro, chiunque, senza autorizzazione, demolisce, rimuove e modifica beni culturali con vincolo storico». Se questa violazione risultasse provata, se mancasse cioè lautorizzazione della Soprintendenza, potrebbe essere chiamato a risponderne proprio il direttore dei Lavori pubblici del Comune, lingegner Raffaela Bruni.