L'amministrazione di Terracina dimentica alcuni beni di famiglia nell'appalto delle pulizie e poi corre ai ripari inserendoli in una proroga alla ditta vincitrice. Singolare vicenda quella del servizio di pulizia dei palazzi di proprietà comunale. La giunta, prima delle ferie di agosto, ha deliberato una proroga al servizio di pulizia degli immobili di proprietà integrandola con ben dodici locali, e che locali, che qualcuno aveva dimenticato d'inserire nella gara a licitazione privata vinta da una società di Eboli che gestirà le pulizie per i prossimi due anni. Nell'appalto infatti non sono stati inseriti per «la cronica inefficienza di questo Comune», come si legge nella delibera, il cimitero di Borgo Hermada, Palazzo Tescola, Palazzo Braschi quello del Papa, la Sala Valadier, il Palazzo di Bonifica limitatamente alla sala mostre, il Catasto, il Molo, la tensostruttura di Borgo Hermada, le stazioni ferroviarie di Terracina e La Fiora, il Capitolium e la sala Appio Monti. Insomma immobili non certo marginali se consideriamo sia la grandezza che l'importanza, alcuni dei quali rappresentano il patrimonio storico e archeologico della città che però, causa manifesta inefficienza autodichiarata, sono stati dimenticati. E così per evitare problemi igienici e sanitari l'esecutivo è corso ai ripari approvando in fretta e furia una nuova delibera con carattere di urgenza per affidare la pulizia dei dodici locali alla stessa ditta che aveva vinto la gara per altri immobili ma fino alla fine di agosto e per settemila euro, cifra presunta e non definitiva, con l'impegno di procedere a nuova gara a partire da settembre. Ci vorrebbe un miracolo per evitare una nuova proroga. Nello stesso provvedimento sindaco e assessori (tutti presenti) hanno tenuto a precisare che «la mancata inserzione delle aree non è stata finalizzata al frazionamento della gara».