Smantellate due piste per le gare clandestine di cavalli così la camorra gestiva il business delle scommesse Fu una stagione, quella iniziata nel '98 con il commissario di governo per le aree del territorio di Castelvolturno, Mario Ciclosi (allora era sindaco del comune rivierasco Mario Luise), che riaffermò a tutto tondo il diritto dello Stato di riappropriarsi delle sue prerogative e del suo territorio. Il segnale, forte, portò a una serie di interventi, proprio dall'autunno del 1998, in pineta e in altre aree per liberare la macchia mediterranea da costruzioni abusive che sorgevano qua e là e che avevano fatto di quel bosco di conifere un autentico bazar in cui si poteva trovare di tutto: da un posto ristoro, aree di pic-nic (si fa per dire), rudimentali parchi gioco da offrire alla disponibilità delle famiglie che trascorrevano una giornata «fuori porta», a droga shop e manufatti a servizio di qualche stabilimento balneare. Con il commissario Ciclosi (seguito, poi, da Trevisone e Maninchedda) si avviò un'opera rivoluzionaria - per quei tempi - a Castelvolturno. Un'opera che, tra l'altro, ha portato alla risoluzione dell'annosa controversia sorta con i Coppola e a un'azione complessiva di recupero della legalità oltre che alla riqualificazione della stessa pineta, sottratta definitivamente a un destino di abbandono e abusivismo. Un territorio, quello castellano, sul quale si era consumato uno scempio ambientale senza precedenti culminato nello sversamento abusivo di rifiuti, fino all'estrazione illegale della sabbia e al dilagante cemento selvaggio. Con l'inizio dell'attività del commissariato di governo, la cui sezione operativa era guidata da Nicola Costantino (attualmente comandante provinciale del corpo forestale dello Stato), fu siglato un accordo tra lo stesso commissariato, la Prefettura, i vigili del fuoco e l'Ispettorato del lavoro. Fu così che venne deciso il blitz: all'alba l'azione dei mezzi dei vigili del fuoco, con una presenza massiccia delle forze dell'ordine, cominciò la demolizione di costruzioni abusive e baracche nella pineta. In un'occasione furono eliminate anche due piste da corsa per cavalli, una in pineta, l'altra in riva al mare, usate dalle cosche camorristiche locali per le scommesse e le gare clandestine. Finalmente la pineta fu liberata e recintata. Di rilievo la bonifica del cosidetto «Campo Pozzi», un'area della pineta quasi completamente ricoperta da siringhe, per anni zona franca dei tossicodipendenti: luogo emblema del degrado umano e sociale, tempio dello spaccio dove tossici bianchi e di colore si concentravano per acquistare e consumare sostanze stupefacenti. In diverse occasioni si rese necessario l'impiego delle forze dell'ordine supportate persino da unità a cavallo per poter catturare le persone che stazionavano in quel pezzo di territorio sottratto al controllo dello Stato. Oggi 100 ettari dei 170 complessivi di pineta comunale e i 268 della pineta appartenente al Demanio sono recintati. Realizzati anche gli impianti antincendio, l'illuminazione, la viabilità interna, sotto la tutela dell'Ufficio territoriale delle biodiversità del corpo forestale dello Stato che ha in gestione la porzione della pineta di cui è proprietario il Comune di Castelvolturno. Abusivismo e degrado nei pressi del Volturno Sotto, il blitz che liberò la pineta di Castelvolturno nel 1998