L' area per l' ospitalità vicina agli scavi è una casamatta in stile albanese velia in estate, capita sempre più spesso, anche il buon senso se ne va in vacanza. Si fa abbindolare dal sole e scappa. Un gruppo di bravi progettisti ha avuto la disavventura di ottenere l' incarico di rendere più accettabile, più dignitosa, più pulita l' area circostante Velia. Chi conoscesse Parmenide ma non avesse avuto la ventura di capitare a Velia, dove io ho casa da più di vent' anni, capirebbe. L' intero parco archeologico, spettacolare nella sua dimensione, è inglobato nella più intensa e selvaggia attività cementizia. Hanno costruito ovunque, complice un potere locale che negli anni ha omesso le più elementari azioni di salvaguardia. Hanno però risparmiato l' acqua del mare, ma mai dire mai. Adesso, s' è detto, bisogna voltar pagina. L' area di Velia è stata definita grande attrattore culturale e perciò oggetto di importanti finanziamenti regionali. Una bricioletta di questi è andata alla realizzazione di un' area per l' ospitalità, prossima agli scavi. Info point, parco giochi, una piazza, forse. Spiccioli negli anni delle grandi opere: solo 556 mila euro per - è scritto - la "riqualificazione di via Vito Napoli". Il Comune di Ascea si è rivolto a due architetti, Camillo Crocamo e Tania Mucciolo. I due si sono fatti aiutare da un geometra, Nicola Grazioso. In tre si sono messi a riqualificare. E infatti è stata progettata una di quelle casematte che tanto sarebbe piaciuta all' Albania di Henver Hoxa: un monticello di mattoni, i magnifici traforati, che taglia l' orizzonte e rompe il fronte del mare. Il manufatto sviluppa con integra vena emulativa un minimuro di Berlino, chiude nel cemento una strada, riduce l' aria a chi vi abita di fronte. Bisogna dire subito che non c' è abuso nel luogo eletto degli abusivi. Non una virgola è fuori posto, o un timbro è mancato. Lo scempio, perché di questo si tratta, è a norma di legge. Inattaccabile, inappuntabile. Il Comune ha fatto redigere, il Parco del Cilento ha presumibilmente prima osservato e poi vistato, la sovrintendenza ha infine vidimato e certificato. è chiaro dunque che la colpa è solo imputabile alla nostra meravigliosa estate. Se il buon senso non fosse andato in vacanza, e persino la dignità, il pudore di realizzare un' opera che per quanto piccola fa sinceramente rabbrividire, non una trave, un mattone, un secchio di cemento sarebbe stato destinato lì. Avremmo ascoltato l' assessore regionale al Turismo, il simpatico Marco Di Lello, urlare: "Altro che attrattore, questo è un detrattore!". Sicuramente i sovrintendenti, invece di intendere poco e male, avrebbero reagito magari rincorrendo il sindaco coi forconi. E lo stesso sindaco di Ascea, l' operoso Mario Rizzo, avrebbe, prevedendo la reazione, mandato nel cestino progetto e planimetria. E gli architetti, prefigurando il rifiuto, avrebbero ripreso la matita, rivisto, riadeguato. Ma il buon senso è corso via, il muro è stato costruito, e tutto va bene. Ad Ascea il sindaco è infatti cultore del relativismo estetico: «Lei dice scempio, e posso convenire anch' io. Ma altri dissentiranno. Pensi a Parigi: secondo me il centro Pompidou è uno scempio. Resta il fatto che oggi è considerato un' opera d' arte». Povero Parmenide, meglio che non legga. (antonello caporale)