il caso Il principio, in teoria, aveva un fondamento assennato: decentrare un'attività che Roma sentiva di gestire con difficoltà. Quando Giovanni Leone, presidente della Repubblica, firmò il decreto che delegava alle Regioni compiti di tutela ambientale fino a quel momento spettati allo Stato, non immaginava certo che vent'anni esatti più tardi la giunta Formigoni subdelegasse le competenze ricevute per decreto nel 1977, suscitando perplessità e sospetti di anticostituzionalità. La Lombardia, che già con la legge 57 del 1985 aveva cominciato il cammino verso la liberalizzazione, spianò la strada ad altri - non tutti - enti regionali. Che oggi levano obiezioni ostili all'intenzione del ministro Francesco Rutelli: riaccentrare sullo Stato le competenze ambientali. Sarà Michelangelo Tripodi, assessore della Calabria, a farsi portavoce del disappunto generale. Lunedì, all'audizione della Commissione di studio del Ministero presieduta dal professor Salvatore Settis, rappresenterà le venti regioni d'Italia, che contestano il metodo e la finalità politica della riforma al codice che regolamenta le questioni ambientali. «Il Codice dei beni culturali e del paesaggio venne approvato dopo un percorso concordato con le istituzioni territoriali - spiega polemico Tripodi - Fu trovato, con un continuo confronto, il giusto punto di mediazione sulle funzioni di pianificazione e gestione dei vincoli, sulla semplificazione amministrativa e sul sistema di tutela. Ma, dopo l'esperienza del Ministro Urbani, a livello nazionale è stata invertita la rotta, prima da Buttiglione ed adesso da Rutelli, tornando al centralismo statale». Del decreto di attuazione sottoscritto dall'allora ministro Rocco Buttiglione era stato subito chiesto il ritiro. Alcune regioni, tra cui la Calabria, erano perfino ricorse alla Corte Costituzionale. La sconfitta rischia ora di aggravarsi: «Il Ministero ci invita a un'audizione senza prima presentarci una bozza di nuove proposte - rimprovera Tripodi - Il metodo non rispecchia la leale collaborazione fra gli enti. Sul piano politico si cerca solo di ridurre le competenze delle Regioni». Osservazione discutibile: contestazioni alla presa di posizione di Tripodi, e con lui degli altri rappresentanti regionali, sono arrivate dal presidente della provincia di Firenze Matteo Renzi. «In materia di tutela del paesaggio la linea giusta è quella del ministro Rutelli. Le profonde ferite che deturpano il nostro Paese sono evidenti a chiunque visiti e viaggi per l'Italia: abusi edilizi e degrado sono presenti al nord come al sud. Per contrastare questo vulnus che ferisce il volto bello del paesaggio non sono sufficienti i singoli sforzi, ma occorre agire con un'azione di sistema. In tutti questi anni, troppi scempi paesaggistici ed ecomostri sono proliferati e troppa difficoltà si è incontrata per sanare questi abusi. La recente decisione di abbattere l'ecomostro nei pressi di Alimuri è la dimostrazione che l'azione direttiva del ministero dei Beni culturali è di gran lunga più efficace della politica dei singoli orticelli - accusa Renzi senza mezzi termini - Pieno rispetto dunque per le competenze ad ogni livello territoriale, ma la tutela del paesaggio non si fa giustapponendo i particolari. Si fa con un visione complessiva del territorio che salvaguardi lo straordinario assetto offerto dal nostro Paese in materia paesaggistica».