In cima alla salita (si può fare a piedi o dentro un avveniristico ascensore trasparente) sorge il Forte di Bard. Eretto dai Savoia nel XV secolo, distrutto da Napoleone e ricostruito da Carlo Alberto (1830), il Forte è da poco più di un anno sede del primo museo delle Alpi d'Europa. In cima al Forte di Bard c'è il cielo stellato della Valle d'Aosta, l'unica regione al mondo dove s'incontrano il desiderio di conoscenza dell'uomo preistorico e quello dell'umanità del XXI secolo: il sito di archeo-astronomia di Saint Martin de Corléans, un santuario megalitico di cinquemila anni fa per osservare gli astri e soprattutto la luna, e l'area del Cromlech del Colle del Piccolo San Bernardo sorgono, infatti, a pochi chilometri di distanza dal moderno Osservatorio Astronomico di Saint-Barthélemy, inaugurato nel 2003, vicino a Nus. Ma che cosa c'è in cima alle stelle? È la domanda a cui risponde la spettacolare mostra in corso proprio al Forte di Bard fino al 2 settembre (tel. 0125833811; www.fortedibard.it), accompagnata da un esaustivo catalogo frutto di tante competenze diverse (Silvana Editoriale) e dagli effetti speciali di Studio Azzurro che, attraverso quattro installazioni multimediali interattive e immersive, offre il contatto con fenomeni poco accessibili nell'esperienza quotidiana: la finitezza della velocità della luce; l'esistenza dello spazio tempo; la sua curvatura a livello locale; la sua espansione a livello globale. L'esposizione indaga l'universo tra arte, archeologia e scienza, ben sapendo che le stelle non si possono scalare come le montagne perché sono gigantesche sfere di gas incandescenti ma si possono leggere come segni dell'avventura della vita cosmica, iniziata chissà dove e chissà quando. Ecco allora il primo astronomo scolpito da Andrea Pisano nel 1340 e quello dipinto da Luca Giordano, sfere armillari del XVI secolo, il mito di Atlante e di Endimione del Guercino, Galileo Galilei ritratto dal Sustermans, l'omaggio a Newton del Panini, i dipinti di soggetto astronomico di Giacomo Balla, i Concetti spaziali di Lucio Fontana, la Stella per purificare le parole (1978) di Gilberto Zorio e sette installazioni di artisti contemporanei, da Olafur Eliasson a Pierre Hyghe, ambientate nelle segrete del Forte. In cima alle stelle c'è l'armonia tra scienza e fede.