Noi eravamo rimasti che la Soprintendenza ai beni architettonici fosse un'istituzione rispettata e rispettabile quanto la Croce rossa e i Vigili del fuoco, tra le poche risparmiate dal discredito generalizzato che in questo clima da Basso impero avvolge ormai cariche e incarichi pubblici. Pensavamo al soprintendente come a un vecchio preside di liceo, magari un po' arcigno, in grado di bloccare per quarant'anni un parcheggio in centro per salvaguardare un simulacro di terme romane in rovina. Decisioni imperscrutabili a cui adeguarsi senza pretendere di capire, ma degne del rispetto che dobbiamo a chi ha dedicato vita, carriera e passioni agli studi classici. La lente di ingrandimento che il giornale ha puntato sulle brutture che stanno rovinando il lago di Como ci ha fatto crollare un'altra delle poche certezze che ancora nutrivamo. Alla gloriosa istituzione, dice lo stesso soprintendente della Lombardia, non sarebbero rimasti che poteri formali, diritti di veto che crollano come castelli di carte al soffio di un avvocato davanti al Tar. Nel merito delle brutture, ci dicono, non entrano più i funzionari del ministero, i soli che, se non si fanno corrompere, possono resistere ai mille condizionamenti di una carica elettiva alle prese con la lobby del mattone. Non è più così: lo Stato ha delegato gran parte dei poteri alle Regioni, le Regioni ai sindaci, i sindaci ai geometri. In Lombardia, ai cosiddetti «esperti paesistici e ambientali» chiamati a stabilire quanto è bello o quanto è brutto un autosilo in riva al lago, serve soltanto un corso di quindici ore, senza nemmeno la fatica dell'esamino finale che tocca ai ragazzini per la moto. Nessuna laurea specifica, anzi nessuna laurea: a stabilire quanto cemento si può iniettare nel parco dove passeggiava Giuditta Pasta basta un agronomo o un geometra con attestato di frequenza. È come se ai volontari del primo soccorso mettessero in mano il bisturi. Anzi è peggio perché, tutta la Brianza del boom economico lo racconta, i geometri dovrebbero stare dalla parte dei controllati, non dei controllori. Non ce ne voglia la categoria, fatta da tante brave persone alle prese con committenti sbrigativi e imprenditori edili anche di più, ma è come se a vigilare sulle dichiarazioni dei redditi mettessero un commercialista specializzato in evasione fiscale. Le amenità sul controllo del territorio emerse dall'inchiesta non sono finite qua, se è vero che a un sindaco che si ritrova due esperti contrari a un autosilo sul lago basta nominarne altri due che la pensano come lui, e l'Alcatraz in riva al lago è servita. Come dire che, contrariamente a quanto si poteva immaginare e conformemente a quanto si comincia a intravedere, l'incantesimo del lago di Como, a dispetto dei Clooney, i Berlusconi, i Branson che arrivano qui ancora stregati, non gode di alcuna difesa giuridica ed è pronto per essere depredato come la Riviera Adriatica, modello al quale purtroppo tanti sindaci, quasi sempre in buona fede, ancora si confrontano. Lanciamo un appello alla Conferenza delle Regioni, che in questi giorni urla allo scandalo perché il ministero per i Beni culturali vuole riaccentrare sullo Stato quasi tutte le competenze in materia di tutela: lasciate perdere. Se gli effetti del federalismo sono quelli che si intravedono tra Blevio e Dongo, meglio tornare alle prefetture centraliste di Napoleone. Almeno lui di opere d'arte se ne intendeva. E le portava al sicuro, in Francia.
LAGO DI COMO - Lago di cemento, ridateci Napoleone
La Soprintendenza ai beni architettonici è stata criticata per le sue decisioni riguardo al controllo del territorio e alla tutela del patrimonio culturale. Il soprintendente della Lombardia ha affermato che l'istituzione non ha più poteri formali e che i funzionari del ministero non sono più in grado di resistere ai condizionamenti della carica elettiva. Le Regioni e i sindaci hanno preso il potere e stabiliscono ora le norme per la costruzione e la tutela del patrimonio culturale. Un geometra con un corso di 15 ore può stabilire se un autosilo è bello o brutto. La critica si rivolge anche al sistema di controllo del territorio, che è stato criticato per essere debole e inadeguato.
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